interessante discussione e preziosa perla da aggiungere alla collana delle stupidate, questa detta da un mio collega peraltro perché sono psicologa anche io.
a proposito di estremismo vi linko il topic che avevo aperto sull'argomento poco tempo fa:
https://www.veganhome.it/forum/vivere-vegan/estremista/però adesos alla luce di questa discussione modificherei il mio punto di vista, perché mi rendo con che non mangiare cibi animali non è all'altra estremità del serial killer di gattini... è al punto zero!
mi riaggancio alla parte in cui si discuteva "faaccio del bene/non faccio del male". solo se faccio attivismo per gli animali faccio del bene. Se uso le mie scelte per far cambiare le coscienze degli altri, faccio del bene, ma lo devo fare in modo attivo e consapevole. altrimenti la mia azione è neutra. non-violenta (con il trattino). Mentre l'azione Nonviolenta (senza trattino) è quella di Gandhi che brucia la carta di identità o che fa la marcia per il sale o di ian palach che si sdraia davanti al carro armato.
rifiutarsi di nuocere con le proprie azioni o scelte è stare al punto zero della scala, come dicevo altrove, sogno un mondo in cui essere vegan sia, semplicemente, la condizione NORMALE, perché mangiare carne e derivati è l'aberrazione.
Tutto torna a dove poniamo il punto zero, lo standard di riferimento.
Per il mondo carnivoro, in cui la bistecca e il bicchiere di latte sono la normalità, lo standard, questo è percepito come il punto zero, e il nostro rifiutarci di mangiarli viene percepito come una deviazione dalla norma, quindi posto all'estremità della scala (immagino che per il mangiatore di salsicce, l'altro estremo della scala non sia dove lui si percepisce, magari ci mette chi dilania coniglietti vivi con le mani e di denti?). Da qui l'accusa di "estremista".
Comunque è anche una reazione ricorrente di chiunque non sia nella coerenza, di fronte a chi invece è coerente, di accusare di estremismo o di "esagerazione", piuttosto che prendere atto della propria contraddizione interiore.