Fidanzata carnivora; pagina 4

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46 Andrea, 13/03/05 20:11

Sono pienamente d'accordo con Eliana, Sara, e lacoscienza. Pero' devo dire che quando ero vegetariano da solo un
anno, come Daniele, la pensavo esattamente come lui.

Ho impiegato un po' tempo per passare dal considerare il veg*anismo una scelta personale (e quindi a non criticare chi non la seguiva), al ritenerlo l'unico modo di vivere
in modo etico.

Quello su cui non sono d'accordo e' il discorso in base
al quale se noi abbiamo impiegato un certo numero di anni per fare questa scelta dobbiamo concedere lo stesso numero di anni agli altri.

In tutti gli altri campi succede esattamente il contrario: ad esempio se per fare una certa cosa impiego 2 mesi a documentarmi, poi metto al corrente altre persone dei risultati in modo che non debbano perdere anche loro 2 mesi. Nessuno si e' mai lamentato.

Il fatto che ci siano voluti secoli per riconoscere determinati diritti a delle minoranze non ci autorizza a dire "OK, ci pensero', pero' adesso lasciatemi fare come
mi pare per qualche decennio".

Per fare un esempio pratico alcuni anni fa non immaginavo minimamente cosa si celasse dietro la produzione di scarpe di una nota marca. Quando una mia amica me lo ha detto, non le ho risposto "visto che tu hai impiegato 25 anni per capirlo lasciami continuare a comperarle per qualche
anno". Una volta che sai e sei consapevole devi prendere posizione.

Se una persona, a maggior ragione una persona che ti e' vicina, ti apre gli occhi su quello che si cela dietro il consumo di prodotti animali devi prendere una decisione. Magari maledirai la persona che ti ha aperto gli occhi, ma non puoi piu' ignorare. RImandare la decisione significa condannare a morte animali e privare di cibo quel miliardo di persone che non ha da mangiare.

A quel punto si puo' decidere di rimanere con questa persona oppure no, e' una scelta personale. Io personalmente trovo piu' facile giustificare un 50-enne
che non ha mai conosciuto un veg*ano di persona di una persona giovane che messa di fronte a questi argomenti continua a tergiversare o a dire "ci pensero' ".

andrea

47 Daniele, 13/03/05 20:54

Precisiamo subito una cosa: io non ritengo che decidere di mangiare (o no) animali sia soltanto una scelta personale di ciascun individuo. NON ritengo un comportamento etico quello di chi mangia carne. Spero che questo d'ora in poi sia chiaro.

Detto questo però si pone un problema. Cioè bisogna prendere atto del fatto che ci sono tantissime persone che non sono d'accordo con noi. Che si fa con queste persone? Come ci si rapporta con loro? Gli si spiega come stanno le cose e se dopo un certo tempo (stabilito da noi) non si sono ancora convertite le tagliamo fuori dal nostro mondo? Le tagliamo fuori dal "nostro mondo", ma non le
taglieremo fuori dal mondo reale perchè quelle continueranno a fare come gli pare (e quindi ad
"uccidere" animali). Forse a ben pensarci è meglio continuare a stare vicino a quelle persone... a parlare con loro... a farle vedere che un'altra alimentazione è possibile...

48 Andrea, 13/03/05 21:05

Forse a ben pensarci è meglio
continuare a stare vicino a quelle persone... a parlare con loro... a farle vedere che un'altra alimentazione è possibile...

Si', sicuramente e' meglio. Pero' finche' si tratta di colleghi o conoscenti ce la faccio (a fatica) ma non potrei mai avere una relazione con una ragazza che mangia carne.

E' un discorso prettamente egoistico, non animalista. Non e' che lasciando una ragazza che mangia carne si aiutino gli animali, anzi, probabilmente qualla ragazza non diventera' mai veg*ana. Solo che posso fare buon viso a cattivo gioco col collega, non con una persona con cui si dovrebbe condividere molto di piu'...

Non dico di essere "piu' animalista" di te, solo che non stimo chi mangia carne, e se non stimo una ragazza non riesco ad avere una relazione con lei.

ciao,
andrea

49 Angelica, 13/03/05 23:12

Io vi racconto la mia esperienza personale:
sono vegetariana(tendente al vegano..!) da 10 anni. Sono sempre uscita con ragazzi onnivori e purtroppo per me questo era un serio problema: quando si mangiava fuori iniziava a darmi fastidio l'odore della carne.. Pensavo:"Cerco di spiegare alla gente cosa vuol dire non mangiare carne e lui neanche si interessa..." e ci stavo
un po' male.

Poi ho conosciuto il mio lui. Onnivoro. Un anno fa siamo andati a vivere insieme ed abbiamo stabilito un patto: siccome a me il solo vedere la carne fa star male (in una bistecca ci vedo la mucca, in un salame il maiale e così via) e lui per pranzo mangiava fuori casa, gli ho chiesto di non farmi comprare carne nè di cucinarla la sera perchè per me era sofferenza. Se avesse voluto consumarla, che lo facesse fuori a pranzo. Io non obbligavo lui, lui non obbligava me.
Poi, vivendo insieme, ha iniziato a leggere alcuni miei libri (tipo "dalla fabbrica alla forchetta"), riviste, lettere di protesta... ha cominciato a capire cosa significa amare gli animali: con noi è venuto a vivere il mio gatto. Ed una sera mi ha accompagnato ad un incontro dove si parlava di vivisezione (Shac italia).
Dal giorno dopo non ha piu' toccato carne....

Ora è un "attivista" come me: gira con il volantino di consumo consapevole sulla macchina! Se parliamo delle scelte vegetariane, lui le sa spiegare addirittura meglio di me!! I suoi genitori ci ostacolano e mi hanno preso in antipatia: lui mi difende a spada tratta e la sua convinzione non è mai crollata...

Concludendo: se c'è amore e rispetto una formula si trova. Però lasciami dire, e questo è un mio parere, che chi vive con un vegetariano non puo' sempre rimanere indifferente alla problematica del consumo di carne...

Auguri!

50 batcri, 14/03/05 10:50

Scusate ma non capisco...

Parlate di rispetto e tolleranza..

Come si può rispettare chi UCCIDE?

Come si può tollerare un ORRORE?

Cosa sarebbe successo se tutti avessero tollerato gli orrori di Auschwitz e Treblinka (ad esempio)?

Cosa direte ai vostri figli e nipoti quando vi
chiederanno:

Perchè avete permesso che accadesse tutto questo?
Cosa avete fatto per evitarlo?

Posso uscire per strada..e..sforzarmi di fare finta di niente..
Ma dentro casa mia, nessun assassino metterà radici.
Nessun morto conoscerà le mie mura.

Non si può realmente amare e rispettare chi uccide.

51 shivers, 14/03/05 10:53

Andrea ha scritto:

Quello su cui non sono d'accordo e' il discorso in base
al quale se noi abbiamo impiegato un certo numero di anni per fare questa scelta dobbiamo concedere lo stesso numero di anni agli altri.

andrea

Il cambiamento non dipende dalla "conoscenza", ma dal necessario ed imprescindibile raggiungimento della "consapevolezza", che è una cosa ben diversa: può necessitare un istante, ma anche molto tempo.
In psicologia è noto il principio di anestetizzazione dei pensieri che causano dolore, un principio innato che ogni persona mette in atto per evitare di soffrire. Per raggiungere la "consapevolezza", è quindi necessario lottare contro questo principio e superarlo, perché altrimenti si finirà sempre per piangere di fronte ad uno sgozzamento di un maiale e, poco dopo, ci si siederà a tavola a mangiare affettati senza accorgersi di ciò che si ha nel piatto.

Perché non è necessario uno studio per rendersi conto che se mangi la carne vuol dire l'animale a cui apparteneva è morto.
E non c'è nessuno che crede i mattatoi siano dei luoghi di divertimento dove gli animali muoiono felici di immolarsi per gli uomini. Io non l'ho mai creduto, ma ho finto per anni di non sapere come stessero veramente le cose.

52 Daniele, 14/03/05 11:17

batcri ha scritto:
Scusate ma non capisco...

Parlate di rispetto e tolleranza..

Come si può rispettare chi UCCIDE?

Come si può tollerare un ORRORE?

Cosa sarebbe successo se tutti avessero tollerato gli

orrori di Auschwitz e Treblinka (ad esempio)?
Cosa direte ai vostri figli e nipoti quando vi

chiederanno:
Perchè avete permesso che accadesse tutto questo?
Cosa avete fatto per evitarlo?

Posso uscire per strada..e..sforzarmi di fare finta di

niente..
Ma dentro casa mia, nessun assassino metterà radici. Nessun morto conoscerà le mie mura.

Non si può realmente amare e rispettare chi uccide.

Alcuni animalisti credono realmente di aver raggiunto il grado di illuminazione suprema e poter sentenziare (senza possibilità di appello) su tutti coloro che gli stanno intorno. La realtà ha tantissime sfumature. Bisogna ricordarsi che siamo tutti in cammino.

53 shivers, 14/03/05 11:59

Daniele ha scritto:
Alcuni animalisti credono realmente di aver raggiunto il

grado di illuminazione suprema e poter sentenziare (senza possibilità di appello) su tutti coloro che gli stanno intorno. La realtà ha tantissime sfumature. Bisogna ricordarsi che siamo tutti in cammino.

E sono gli animalisti che fanno più male alla causa, dato che allontanano anziché avvicinare.
So anch'io quanto sia complesso e difficile un rapporto
(di amicizia, amore o quant'altro) con un/a carnivoro/a, e spesso sono sconfortato, ma credo che sia sempre meglio esprimere le proprie convinzioni confrontandole con chi non la pensa come noi, cercando di avvicinarlo con l'esempio, piuttosto che allontanarlo condannandolo senza appello.

Per quel che credo, la rivoluzione vegana dovrebbe essere gandhiana, non marxiana.

54 shivers, 14/03/05 12:04

X BACTRI:

Immagino che tu sia nata vegana, oppure che mangiassi la carne credendo che gli animali si suicidassero.

55 shivers, 14/03/05 12:09

shivers ha scritto:
X BACTRI:

Immagino che tu sia nata vegana, oppure che mangiassi la

carne credendo che gli animali si suicidassero.

Sorry, BATCRI, credevo fossi UNA.
Già che ci sono, però, ti dico che se sei "solo" vegetariano, ci sono vegan che non fanno molta differenza tra vegetariani e carnivori, dato che entrambi con la loro dieta causano la morte degli animali.
Ciao.

56 Eliana2, 14/03/05 12:43

shivers ha scritto:
Il cambiamento non dipende dalla "conoscenza", ma dal necessario ed imprescindibile raggiungimento della "consapevolezza", che è una cosa ben diversa: può necessitare un istante, ma anche molto tempo.
In psicologia è noto il principio di anestetizzazione dei pensieri che causano dolore, un principio innato che ogni persona mette in atto per evitare di soffrire. Per raggiungere la "consapevolezza", è quindi necessario lottare contro questo principio e superarlo, perché altrimenti si finirà sempre per piangere di fronte ad uno sgozzamento di un maiale e, poco dopo, ci si siederà a tavola a mangiare affettati senza accorgersi di ciò che si ha nel piatto.

* Conosco questo fenomeno. L'ho sperimentato direttamente di fronte ad eventi particolarmente dolorosi della mia vita. La mia mente si rifiutava di accettare il dolore perché insopportabile, credo, ed ho reagito come se la cosa non mi toccasse. Non ne ero emotivamente coinvolta. Ho incominciato ad accettare la cosa quando erano passati anni e il dolore non era più così acuto. Una sorta di protezione immagino. Mi è succesoo anche con gli animali, qualche tempo fa. Dopo aver letto racconti particolarmente crudeli, in poco tempo mi sono accorta che non provavo più niente di fronte a nessuna immagine, racconto o pensiero che fosse. All'inizio ero molto stupita (a dir poco) di quello che mi stava accadendo, poi ho pensato che fosse l'abitudine a leggere continuamente dei massacri sugli animali. Credevo che l'abitudine mi avesse portato a considerarli come cose 'normali'. Mi vergognavo molto di questo sia con gli
altri che con me stessa. Non ne ho mai parlato a nessuno. Ora il sentimento di sofferenza di fronte alla sorte degli animali sta tornando e da un lato sono contenta perché mi sento di nuovo me stessa. Però in questo periodo di 'paralisi' dei sentimenti due cose hanno continuato ad esserci: Il raziocinio e la mia coscienza. Potevo non provare più niente do fronte all'immagine di un maiale sgozzato, ma questo non mi ha mai permesso di pensare che potevo lasciare che fosse ucciso e torturato e di mangiarmelo. Se per me il sentimento di amore verso queste creature indifese era stato la molla che aveva fatto scattare il tutto, non per tutti è stato così. Sento molti che dicono che ci sono arrivati solo attraverso il raziocinio. A me non è mai importato niente della razionalità, ma ho sentito gente dire che se questa parte di loro stessi non fosse stata soddisfatta, non sarebbero mai diventati vegan.
Sono d'ccordo che può intervenire una sorta di anestesia protettrice di fronte al dolore, la tua coscienza però rimane e rimane anche il senso di giustizia. Altrimenti vuol dire che non ci sono o che difettano molto.

Ciao,
Eliana

57 Eliana2, 14/03/05 13:01

Daniele ha scritto:
Detto questo però si pone un problema. Cioè bisogna prendere atto del fatto che ci sono tantissime persone che non sono d'accordo con noi. Che si fa con queste persone? Come ci si rapporta con loro? Gli si spiega come stanno le cose e se dopo un certo tempo (stabilito da noi) non si sono ancora convertite le tagliamo fuori dal nostro mondo?

Eliana ha scritto:

Innanzitutto bisogna fare, come ti è già stato fatto notare, una differenza tra queste persone. I conoscenti, i colleghi di lavoro, i parenti non te li scegli. Però c'è anche un rapporto diverso da quello che hai con le persone con cui hai deciso di condividere molta parte della tua vita. Per il resto io non ho mai stabilito dentro di me nessun tempo. Quando una persona però, proprio perché mi è vicina, la metto al corrente di quello che avviene e questa persona prende tempo, trova scuse, dentro di me comincia a cadere la stima. Non è solo il problema personale del non sopportare di veder mangiare carne in mia presenza. Anche se questa persona evitasse di farlo in mia presenza, in fondo sarebbe la stessa cosa. La perdita di stima nasce dal fatto che una persona faccia una cosa, non importa se in mia presenza o no. E con la perdita di stima se ne vanno anche gli altri sentimenti. E' chiaro che aspetto un po', non mi sono mai imposta nesun limite, ma anni e anni non ci riuscirei. Tu avresti continuato a stimare una kapo dei campi di sterminio? Avresti detto che ci vogliono anni e anni perché lei prendesse coscienza e bisognava aspettare e rispettare la sua scelta? Forse tu sì...
Diverso è il rapporto e il comportamento che posso avere con persone meno vicine.

Ciao,
Eliana

58 Eliana2, 14/03/05 13:10

Daniele ha scritto:
Alcuni animalisti credono realmente di aver raggiunto il grado di illuminazione suprema e poter sentenziare (senza possibilità di appello) su tutti coloro che gli stanno intorno. La realtà ha tantissime sfumature. Bisogna ricordarsi che siamo tutti in cammino.

* Non si tratta di una verità da raggiungere attraverso l'illuminazione. Non ci vuole molto a capire quando un altro essere vivente soffre. Non è una questione di verità. Quella è solo lì da vedere: si tratta di fatti. E' una questione di essere o meno partecipi in prima persona del massacro delle sofferenze inflitti ad altri esseri viventi. Non credo che siamo tutti in cammino. Purtroppo credo ci sia gente che se ne frega e se ne fregherà sempre.

Ciao,
Eliana

59 Sara, 14/03/05 13:15

Daniele ha scritto:
Detto questo però si pone un problema. Cioè bisogna

prendere atto del fatto che ci sono tantissime persone che non sono d'accordo con noi. Che si fa con queste persone? Come ci si rapporta con loro? Gli si spiega come stanno le cose e se dopo un certo tempo (stabilito da noi) non si sono ancora convertite le tagliamo fuori dal nostro mondo? Le tagliamo fuori dal "nostro mondo", ma non le
taglieremo fuori dal mondo reale perchè quelle continueranno a fare come gli pare (e quindi ad
"uccidere" animali). Forse a ben pensarci è meglio continuare a stare vicino a quelle persone... a parlare con loro... a farle vedere che un'altra alimentazione è possibile...






Dipende, io non ho smesso completamente di frequentare amici non veg.Solo che li frequento decisamente meno rispetto ai veg, non sono scelte razionali, non posso impormi di rispettarli...probabilmente con l'andar del tempo smetterò completamente di frequentarli.

L'esempio può servire all'inizio, far vedere che tu vivi
la tua vita serenamente e gioiosamente anche più di loro è utile quando non si conosce bene una persona, per fargli capire che non siamo degli asceti...se una persona ti conosce già e queste cose le sa non vedo che vantaggio può portare il fatto di continuare a frequentarla.Rimane una scelta personale, da quanto si riesce a sopportare l'indifferenza di fronte alla morte e al dolore degli animali.

Non ci si può imporre di frequentare una persona solo perchè si vuole portare"l'illuminazione"è alquanto
stupido e masochistico un'atteggiamento simile.Tengo
troppo a me stessa per farmi del male e so che in questo modo mi farei del male.

Il modo in cui ci si rapporta agli altri è personale, dipende solo dal proprio carattere.Io non ho cambiato il mio modo di rapportarmi alle persone a cui voglio bene...solo che lentamente si è creata una divisione...che mi porta ad allontanarmi.

Non esistono nemmeno tempi precisi, una mia amica è diventata solo recentemente vegetariana, eppure sono 6 anni che la conosco e che le parlo.Sarebbe diventata vegetariana comunque, anche senza la mia presenza, perchè il suo è stato un processo mentale...decisamente troppo lungo, ma pur sempre un processo mentale.

Comunque non ci sono regole, sono cose completamente razionali, più si prende coscienza della sofferenza degli animali, più tutta la nostra percezione della realtà cambia.

Succede a tutti, magari ad alcuni cambia in maniera meno radicale rispetto ad altri, ma è inevitabile e innegabile.Quindi chiedere"come ci si comporta se..."non
ha senso.Lo capirai da solo quando arriverà il momento.

60 Sara, 14/03/05 13:19

Sara ha scritto:
Daniele ha scritto:
Detto questo però si pone un problema. Cioè bisogna prendere atto del fatto che ci sono tantissime persone che non sono d'accordo con noi. Che si fa con queste persone? Come ci si rapporta con loro? Gli si spiega come stanno le cose e se dopo un certo tempo (stabilito da noi) non si sono ancora convertite le tagliamo fuori dal nostro mondo? Le tagliamo fuori dal "nostro mondo", ma non le taglieremo fuori dal mondo reale perchè quelle continueranno a fare come gli pare (e quindi ad "uccidere" animali). Forse a ben pensarci è meglio continuare a stare vicino a quelle persone... a parlare con loro... a farle vedere che un'altra alimentazione è possibile...






Comunque non ci sono regole, sono cose completamente

razionali, più si prende coscienza della sofferenza degli animali, più tutta la nostra percezione della realtà cambia.


Scusa...volevo scrivere IRRAZIONALI, non razionali ;)

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"Papà, raccontami ancora di quando le persone hanno smesso di uccidere gli animali per mangiarli."

La storia che studieranno le prossime generazioni la stiamo scrivendo noi adesso. Facciamo in modo che sia una storia migliore per tutti gli esseri viventi.

Scrivi la storia con noi