rinfreschi in ufficio e altro; pagina 2
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Marina,
13/06/07 10:53
Io in ogni caso consiglierei di guardare in faccia la realta' e i *veri* problemi, che non sono quelli nostri,
ma sono quelli degli animali massacrati, per cui, va bene brontolare un po' ogni tanto, chi piu' chi meno siamo
tutti un po' brontoloni, ma non esageriamo col vittimismo
e l'autocommiserazione.
Evitare di far del male agli animali e' semplicemente qualcosa di doveroso da fare, e va fatto, punto e basta, non ci sono eroismi, ne' si e' superiori, ne' si e' vittime, o altro, si fa semplicemente quel che si deve, e se questo significa dover cambiare abitudini mentre gli altri non lo fanno... beh, non e' che sia un gran
tragedia, diamo il giusto peso alle cose, e non esageriamo col "fardello" che ci sembra di portare.
Il vero fardello e' il pensiero degli animali ammazzati e sofferenti, non certo il dover mangiare le patatine piuttosto che il tramezzino, ma, anche questo, e' solo un pensiero, che ci potra' far star male finche' vogliamo,
ma chi soffre davvero, non siamo noi.
Ridimensionate un po' le cose e guardatele nelle giusta prospettiva, per favore.
Ciao,
Marina
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Andrea,
13/06/07 10:59
notte ha scritto:
in me susciti ammirazione,
rispetto e stima ... sincera e profonda
Mah.. in realta' io personalmente non ho mai accettato complimenti per l'essere vegan..
Voglio dire: come non penso di meritare complimenti per non aver mai abbandonato o un cane, o per non aver mai ucciso un gatto cosi' tanto per farlo, cosi' non penso di
meritare complimenti per il fatto di non uccidere animali solo per il piacere di mangiare un determinato cibo.
ciao,
andrea
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Autosblindo,
13/06/07 11:07
Ciao Vale,
so di andare contro corrente, ma d’altronde è quello che faccio essendo vegan :). E spero che gli utenti di questo forum, che utilizzo spesso, ma passivamente, accettino che io esprima liberoamente la mia personalissima opinione.
Se quello che scrivi è vero: “Riconoscermi in questa nuova veste, ecco la vera difficoltà. Mi sento ancora come se stessi facendo qualcosa che nel profondo non mi appartiene. Questo mi crea disagio e sensi di colpa”, allora non posso che consigliarti di non essere vegan. Se non sei sicura di questa scelta, non farla!
E’ normalissimo avere dei dubbi. Mettere in discussione le proprie convinzioni è sinonimo di maturazione ed intelligenza. Ma quello che fai tu è decisamente troppo. Prenditi una pausa di riflessione, e ripensa seriamente a questa tua scelta. Sincerante preferisco un onnivoro che riconosca le cause vegan, e che si impegni a ridurre i consumi di prodotti di origine animale (ma lo faccia veramente!), senza arrivare ad una totale eliminazione, giustificandosi perché gli piace mangiare quegli alimenti, che un vegan fortemente dubbioso della sua scelta!
Non esiste un modo di vivere vegan, non siamo fatti con lo stampino, ognuno si comporta a suo modo, ed è un bene che sia così.
In questa epoca siamo dei pionieri, remiamo contro la corrente, e come tali siamo emarginati dalla società. Non vedremo mai, con i nostri occhi, i frutti dei nostri sforzi, se non lievi ed impercettibili. Se non riesci a sopportare il peso della tua scelta lascia stare!
Io non ti posso che portare la mia esperienza personale.
Da onnivoro, spesso, per timidezza, rinunciavo a partecipare ad incontri sociali. Poi sono riuscito a contrastare, in parte, la mia timidezza, e a partecipare maggiormente alla vita sociale, questo sempre da onnivoro. Oggi che sono vegan, a volte accetto inviti, a volte li rifiuto. Dipende come mi sento di umore, ma certo, la frequenza dei rifiuti non è mutata rispetto a quando ero onnivoro. Anzi, con il tempo aumenta la voglia di confronto.
Ho notato che preferisco evitare il dialogo con i parenti acquisiti. Forse perché credo sarebbe più opportuno se a rispondere fosse mia moglie, anch’essa vegan, o forse perché già normalmente con loro non ho un gran dialogo, probabilmente per soggezione o timidezza, e preferisco evitare discorsi inerenti al mondo vegan. Detto questo, con tutte le altre figure, amici, colleghi, parenti, conoscenti, penso di interagirmi bene.
Penso sia meglio affrontare piccoli gruppi di persone, 5, 10, 15, con le quali discutere. Il motivo è che quando si è in troppi si fa confusione, ognuno dice la sua, si creano piccoli gruppi che parlano da soli, e non si può sostenere un dialogo civile. Spesso partecipo con piacere a cene in compagnia di persone onnivore. Non disdegno di andare a grigliate. Non ti nascondo che la vista, l’odore, e il rumore della carne che cuoce sulla griglia non mi creano alcun problema. Anzi, mi piacciono, e probabilmente me ne piacerebbe anche il gusto, che inizio a scordare. Ma siccome la mia è una scelta etica, rinuncio. E non che non mi pesi la scelta, ma se nella bilancia aggiungo l’appagamento e la felicità che ho nel sentirmi bene con me stesso e con il mondo, l’ago punta decisamente da questa ultima parte. E finche sarà così, una salamela, una pizza con il formaggio, un bombolone alla crema, non l’avranno mai vinta!
Spesso durante questi appuntamenti, alla presenza di un cibo non vegan, mi domandano: “ma questo non puoi mangiarlo?”. E la mia risposta, che di solito lascia il mio interlocutore perplesso, è sempre la stessa: “certo che posso!”. Ed è così! Non si tratta di non poterlo mangiare, si tratta di non volerlo!! Sarà una sottigliezza, ma per me è importate. E’ una scelta mia, non mi è stato vietato dal medito, od imposto dalla religione. No, sono io che NON VOGLIO!
Un vegano che vuole sostenere un discorso con un onnivoro deve essere molto preparato. L’onnivoro medio non sa un cazzo di niente di nutrizione, ma spara sentenze basate su credenze popolari (i classici il latte fa bene perché contiene calcio, le proteine animali sono indispensabili perché sono nobili..). Il vegano disinformato non ha questo vantaggio, e di fronte ad un dialogo con un onnivoro soccombe. Normalmente chi fa questa scelta un minimo di informazione ce l’ha, ma bisognerebbe passare ad uno step successivo, anche, se vuoi, per appagare la propria sete di sapere. E credo sia molto importante acquisire informazioni anti vegan. Sia per non fare questa scelta vivendo con i paraocchi, e quindi rafforzare le proprie convinzioni, sia per essere preparati, quando l’onnivoro di turno, che ha letto su internet la tal notizia, è pronto a sparar sentenza.
Tornando all’argomento del tuo post, e in relazione alla festa di compleanno, io mi sarei comportato, come mi è capitato di comportarmi, in questa maniera:
- avrei mangiato prima di partecipare a questa festa. Ragionare con la pancia piena è sempre meglio. Bastono 2 pacchetti di cracker, un frutto, qualche biscotto, tutto portato da casa. D’altronde non penso che queste feste siano a sorpresa. E se lo fossero penso avrai la possibilità di imboscare dei pacchetti di cracker al lavoro.
- Durante la festa, vista la scarsità di cibo vegan, mi sarei lamentato ed avrei rotto i coglioni. Avrei fatto notare che non ci voleva molto a preparare delle focaccine vegan, e a far trovare delle ciotoline con cetriolini, carciofini, funghetti, olive, noccioline, invece delle solite e scontate patatine. Ovviamente il tutto in maniera molto garbata, ma con quel tono polemico al punto giusto. Alla classica domanda: “ma non mangi niente?”, avresti potuto rispondere: “lo sapete che sono vegan, ormai mi conoscente. Sinceramente mi sarei aspettata di trovarmi delle olive etc etc…”, magari concludendo la frase dicendo: “..se è un problema economico me lo dice che le pago io”. Ci vuole poco ad andare in un negozio e comprare 4 barattoli di vetro di prodotti scadenti. E se proprio non si trovano le focaccine, è possibile trovare un qualsiasi pane a fette vegan.
In linea di massima penso che quando si parli con un onnivoro, non bisogna mai aggredirlo. L’atteggiamento che hanno alcuni vegan (per fortuna pochi), di superiorità, secondo me è deleterio, e porta al risultato di creare un muro sempre più netto tra chi è vegan e chi non lo è (vegetariani compresi).
Come ti scrivevo non penso che questa sia l’epoca dei cambiamenti (se qualcuno crede che lo sia imbracci il fucile). Quindi, volente o nolente, con gli onnivori bisogna relazionarsi, e socializzare. Da parte mia non ho come obiettivo quello di creare proseliti, ma semplicemente far conoscere le ragioni della mia scelta, e diffondere un minimo di informazione. Sinceramente preferirei “convincere” 10 onnivori a ridurre i consumi animali, che “convincere” un onnivoro a diventare vegano. Chi decide di diventare vegan lo dovrebbe fare per una serie di ragionamenti e motivazioni personali, e non perché invitato da qualcun altro. Bisogna essere convinti per essere vegan, pur riuscendo a mettersi in discussione.
Normalmente quello che ottengo è che venga riconosciuto che l’alimentazione vegan non porti alla morte, non sia carente di nutrienti fondamentali (eccezion fatta per la vitamina B12), che può essere una dieta appagante del punto di vista olfattivo, visivo e gustativo, e un minimo di curiosità. Per me questa è un’importantissima vittoria. Io ho lanciato il sasso, starà poi a loro decidere se raccoglierlo o
meno.
Così facendo ho delle ottime relazioni con persone onnivore, con le quali le mie eventuali limitazioni non sono certamente un peso. Anzi, a volte, sono loro ad avere delle “limitazioni”. Ad esempio quando ci troviamo a pranzo per mangiare un piatto di pasta al pesto, si utilizza un pesto senza formaggio. E questo senza grossi problemi, o malessere e depressione di qualcuno dei commensali.
Certo, c’è sempre il pesce fuor d’acqua, che se ne salta fuori che i vegan sono pazzi, e che la cugina della cognata, dello zio, della mamma, del fratello del nonno di un suo amico, era vegan e stava molto male di salute, ed ha rischiato di morire. Con persone come queste non c’è alcun che da fare, e la cosa migliore che io faccio quando mi viene detto: “la tua dieta è carente, hai dei problemi”, è rispondergli: “hai ragione!”, illuminando il volto del mio interlocutore con uno spento sorriso cariato. Ma in questo caso siamo di fronte ad una persona intollerante, che non vuole avere un discorso civile, e che non vuole dimostrare la validità della sua teoria. E’ come se ci fosse un vegan, che ritenesse che bere acqua porta alla morte, e che non motiva questa sua teoria. Sia in entrambi i casi di fronte a persone che è meglio evitate.
Una domanda che faccio spesso, quando c’è qualcuno che si dimostra interessato, e che mi chiede delle informazioni è: “sei sicuro di volerlo sapere? Guarda che l’ignoranza è un bene prezioso, non sottovalutarla!”. Ovviamente la mia è una battuta provocatoria, e spesso porta il mio interlocutore ad essere maggiormente interessato. Ma realmente penso che sia così. Per molti onnivori è una fortuna (dal loro punto di vista) non sapere, o far finta di non sapere. Possono continuare a fare tranquillamente la loro vita, senza troppi rimorsi (ogni tanto qualcuno viene a galla, a me succedeva), e coscienti che quello che fanno è giusto perché lo fanno tutti ed è così che va il mondo. Per questo ritengo che questa, grazie anche ai mezzi tecnologici che oggi abbiamo, sia l’epoca dell’informazione, e non dei cambiamenti.
Penso di essermi dilungato troppo e di averti tediato oltre il dovuto. Concludo dicendoti: la vita non è facile. La vita che viviamo non è quella che sogniamo. Nella vita tutti hanno problemi (chi non li ha se li inventa per vivere meglio!). Bisogna trovare il proprio centro di gravità ed ancorarlo. Sforzarsi di affrontare i problemi di ogni giorno con un sorriso, e con ottimismo, aiuta a superarli meglio.
Pensa bene a chi sei, a cosa sei, a quali sono i tuoi valori, e a come vuoi improntare la tua vita.
Con stima,
Carlo.
19
Marina,
13/06/07 11:16
Autosblindo ha scritto:
E’ normalissimo avere dei dubbi. Mettere in discussione le proprie convinzioni è sinonimo di maturazione ed intelligenza.
Senza offesa per nessuno, ma solo come considerazione generale: lo e' solo quando queste convinzioni non comportano la morte di nessuno. Mettere per esempio in dicussione il fatto se sia giusto o meno NON ammazzare la gente, non e' sinonimo di maturazione e intelligenza.
Sincerante preferisco un onnivoro che
riconosca le cause vegan, e che si impegni a ridurre i consumi di prodotti di origine animale (ma lo faccia veramente!), senza arrivare ad una totale eliminazione, giustificandosi perché gli piace mangiare quegli alimenti, che un vegan fortemente dubbioso della sua scelta!
Lo preferisci solo perche' non ammazza te ma qualcun
altro. Grazie tante...
Se volete invitare la gente a non essere vegan, andate da un'altra parte a farlo, non qui, il sito non e' stato creato per questo. Dite tutto quello che volete, ma non questo, risparmiatecelo, per rispetto se non altro del lavoro che si fa qui, oltre che per l'ovvio rispetto verso gli animali (che pero' sembra non basti).
Spesso durante questi appuntamenti, alla presenza di un cibo non vegan, mi domandano: “ma questo non puoi mangiarlo?”. E la mia risposta, che di solito lascia il mio interlocutore perplesso, è sempre la stessa: “certo che posso!”. Ed è così! Non si tratta di non poterlo mangiare, si tratta di non volerlo!! Sarà una sottigliezza, ma per me è importate. E’ una scelta mia, non mi è stato vietato dal medito, od imposto dalla religione. No, sono io che NON VOGLIO!
Questo e' vero, anche io dico "non e' che non posso, non voglio".
Ciao,
Marina
20
Raggio_verde,
13/06/07 11:36
Io ringrazio Carlo per il suo lungo post e lo trovo pertinente, anche se ha già destato le critiche di Marina (e sicuramente di molti altri). Anche un'altra mia amica vegan, nonché persone che non sono vegan, mi hanno consigliato di prendermi una pausa di riflessione. Non credo che su un forum di vegan sia scorretto proporre delle difficoltà che magari non sono proprio quelle classiche (rapporti con i genitori e gli altri), e cercare attraverso le testimonianze e i consigli di altri lettori un aiuto. Non stiamo facendo propaganda antivegan, ci mancherebbe, ma solo riflettendo sul fatto che ci sono da parte mia delle difficoltà psicologiche (tanto derise da Andrea su un altro thread) che non mi fanno stare proprio bene e che al momento mi fanno sentire di non essere perfettamente allineata con la mia scelta.
So che di mezzo c'è la salvezza degli animali, ma anche la mia salute mentale non è di poca importanza.
Ben vengano quindi anche consigli diversi dagli altri, che prendono in considerazione anche un modo di vivere il veganesimo non così semplice, fluido e naturale come è per la maggior parte di voi (in questo ringrazio anche Milou). Soprattutto poi quando vengono da una persona che ha scelto di vivere vegan (e non dal solito carnivoro di turno)
vale
21
Kalpoternit,
13/06/07 11:37
Autosblindo ha scritto:
Ciao Vale,
so di andare contro corrente, ma d’altronde è quello che faccio essendo vegan :).
Uccidendo gli altri si va controccorente,non essendo vegan...
E spero che gli utenti di questo
forum, che utilizzo spesso, ma passivamente, accettino che io esprima liberoamente la mia personalissima opinione.
Se quello che scrivi è vero: “Riconoscermi in questa nuova veste, ecco la vera difficoltà. Mi sento ancora come se stessi facendo qualcosa che nel profondo non mi appartiene. Questo mi crea disagio e sensi di colpa”, allora non posso che consigliarti di non essere vegan. Se non sei sicura di questa scelta, non farla!
"Uscita" decisamente infelice...
22
Marina,
13/06/07 11:42
Raggio_verde ha scritto:
Non
credo che su un forum di vegan sia scorretto proporre delle difficoltà che magari non sono proprio quelle classiche
No, non e' scorretto, ed e' corretto dare supporto, come
e' stato fatto, e cercare far vedere i problemi nella giusta prospettiva, come e' stato tentato di fare.
E' scorretto, invece, "risolvere" il problema invitando
ad ammazzare tranquillamente gli animali... anzi, io lo trovo veramente sconcertante, per usare un eufemismo.
Ciao,
Marina
23
Raggio_verde,
13/06/07 12:01
ragazzi,
leggo questo forum da un anno e mezzo, è da qui che sono partita quando ho cominciato a pensare al veganesimo ed ho imparato tantissimo, ma se nessuno di voi vede il problema (perché non lo vive in prima persona) è comprensibile che tenda a spostare l'attenzione su altri aspetti, quale il rapporto con gli altri. Lì mi sono stati dati ottimi consigli. Anche io non riesco tanto a capire le difficoltà di un vegetariano, perché per me è stato facile il passaggio. Quest'altro invece (al veganesimo) è molto difficile. Non è una questione pratica, ma di percezione di me stessa in quanto vegan. Carlo ha focalizzato l'attenzione su questo aspetto, quotando all'inizio del
suo post proprio il fulcro di quello che volevo dire. E ha risposto a quello. Non l'ha bypassato, perché è lì il problema. Ed è quello che devo cercare di risolvere. Altrimenti vivrò una vita eticamente ineccepibile ma come se non fosse la mia.
Grazie a tutti
Vale
24
Marina,
13/06/07 12:04
Si', Vale, e' vero, e' un problema che devi risolvere,
ma lo devi risolvere senza ammazzare nessuno, se non parti da questo presupposto sei gia' sconfitta in partenza.
Devi risolvero capendo cos'e' che non ti torna del tuo
modo di vivere e di pensare, devi risolvero andando avanti, non tornando indietro e chiudendo gli occhi sulla realta'. Senno' non l'avrai risolto affatto.
Ciao,
Marina
25
Autosblindo,
13/06/07 12:16
Ciao Marina,
non posso che ringraziarvi per l'enorme lavoro che svolgete, e penso che queste parole non possano essere sufficienti.
Senza offesa per nessuno, ma solo come considerazione generale: lo e' solo quando queste convinzioni non comportano la morte di nessuno. Mettere per esempio in dicussione il fatto se sia giusto o meno NON ammazzare la gente, non e' sinonimo di maturazione e intelligenza.
Lo preferisci solo perche' non ammazza te ma qualcun altro. Grazie tante...
Se volete invitare la gente a non essere vegan, andate da un'altra parte a farlo, non qui, il sito non e' stato creato per questo. Dite tutto quello che volete, ma non questo, risparmiatecelo, per rispetto se non altro del lavoro che si fa qui, oltre che per l'ovvio rispetto verso gli animali (che pero' sembra non basti).
Io sono moderatamente contro la pena di morte. Moderatamente, perchè l'unico dubbio che ho, e che non so come reagirei se venisse fatta violeza ai miei cari. E se pensi che il caso di morte sia un caso limite (magari perchè sei favorevole), a volte mi capita di pensare se sia giusto o meno ammazzare il mio vicino che mi sta sulle balle (ovviamente sto estremizzando). Detto questo, a volte mi pongo dei dubbi se sia giusto o meno, e come conclusione arrivo a rafforzare la mia convinzione. Capisco anche che un vegano possa mettere in discussione se sia giusto o meno ammazzare un animale. E auspico questo avvenga, se serva a rafforzare la sua idea. D'altronde, dovesse cambiarla, forse non era molto convinto, e prima o poi sarebbe successo.
E' vero quello che dici: il fine ultimo è quello di non ammazzare individui senzienti, e perfino un vegano non convinto assolve a questo compito. Ma se vogliamo basarci solo su questo fine, a mio modestissimo avviso, un vegan infelice, demotivato, e dubbioso della propria scelta, è deleterio per la causa vegan. E mi scuso con quanti si sentiranno tirati in mezzo, ma esprimo una semplice opinione personale, e non voglio accusare alcuno. Penso semplicemente che siamo noi la migliore pubblicità per la causa vegan è. Se stiamo bene, siamo felici, siamo motivati e convinti, e ci relazioniamo positivamente con gli altri, allora abbiamo molte possibilità di avere successo, in caso contrario... beh.. non saprei proprio quale sia il vantaggio, se non allontare sempre di più gli onnivori. Questo cercando di cambiare la società civilmente, poi se c'è qualcuno che ha delle idee meno civili, dalle quali io stesso ammetto di essere a volte "toccato", il discorso cambia.
Tornando ad una discussione civile, il ragionamento che ho espresso relativo a "meglio un onnivoro che riduce i consumi, che un vegano non convinto", è sicuramente sconveniente da un punto di vista di numeri, inteso come animali ammazzati. Ma se la proporzione fosse 50 a 1 (quindi la metà della fantomatica statistica sul numero di vegani al 1% della popolazione, alla quale non credo minimaente, in quanto la reputo eccessivamente sovrastimata), considerando solo i numeri, io auspicherei questa situazione (con l'onnivoro che consuma VERAMENTE poco). Dove si verrebbe a creare una spirale inarrestabile, con una drastica riduzione dei consumi, e quindi degli animali ammazzati, un aumento dei costi, rendondo sconvenienti alcuni tipi di produzioni massicce, un ulteriore diminuzione dei consumi relativo all'aumento dei costi, e un'enorme crisi dell'attuale sitema. Le lobby
non avrebbero più fonti per corrompere la medicina tradizionale, e le informazioni corrette inizierebbero a circolare.
Detto questo, sono ben conscio che questa è solo
un'utopia, e che i mie occhi si spegneranno guardando un mondo peggiore di quello attuale, vista la crescente richiesta dei paesi in via di sviluppo (poi quale?), di adeguarsi alla dieta occidentale.
Io spero vivamente che Vale riesca a trarre dalle mia voce "fuyori dal coro", la forza e l'ispirazione per
continuare nella sua meravigliosa scelta, perchè, sotto sotto, è quello che mi piacerebbe accadesse.
Io sono fortemente motivato e convinto della scelta che ho fatto, e mi piacerebbe che lo fossero tutti quelli che l'hanno fatta. Non mi piacciono i finti vegan (ovvero quelli che dicono di mangiare "ogni tanto" prodotti animali, o sono vegan per moda), e spero che i vegan demotivati ritrovino la convinzione necessaria per continuare nella loro scelta.
E sono felice che con questo sito, e con il vostro lavoro, questo possa avvenire.
Nuovamente con stima.
Carlo.
26
Marina,
13/06/07 12:27
Autosblindo ha scritto:
Io sono moderatamente contro la pena di morte. Moderatamente, perchè l'unico dubbio che ho, e che non so come reagirei se venisse fatta violeza ai miei cari.
Il paragone non regge, perche' gli animali sono innocenti
e non hanno fatto del male a nessuno, quindi lascia stare la pena di morte.
E se
pensi che il caso di morte sia un caso limite (magari perchè sei favorevole), a volte mi capita di pensare se sia giusto o meno ammazzare il mio vicino che mi sta sulle balle (ovviamente sto estremizzando).
Anche questo c'entra poco, e comunque non lo fai.
Ma se vogliamo basarci
solo su questo fine, a mio modestissimo avviso, un vegan infelice, demotivato, e dubbioso della propria scelta, è deleterio per la causa vegan.
Assolutamente si', ma la soluzione non e' smettere di essere vegan, ma risolvere i suoi problemi psicologici senza far danno agli altri.
in caso
contrario... beh.. non saprei proprio quale sia il vantaggio, se non allontare sempre di più gli onnivori.
Basta stare zitti, non e' che serva farsi pubblicita'
come vegan infelici, no?
Tornando ad una discussione civile, il ragionamento che ho espresso relativo a "meglio un onnivoro che riduce i consumi, che un vegano non convinto", è sicuramente sconveniente da un punto di vista di numeri, inteso come animali ammazzati. Ma se la proporzione fosse 50 a 1 (quindi la metà della fantomatica statistica sul numero di vegani al 1% della popolazione, alla quale non credo minimaente, in quanto la reputo eccessivamente sovrastimata), considerando solo i numeri, io auspicherei questa situazione (con l'onnivoro che consuma VERAMENTE poco).
Ma dai, e' ovvio che questo e' tutto un altro discorso.
Lo stiamo gia' facendo, l'invitare a diminuire i consumi, con tutti i discorsi sulla salute, sull'impatto
ambientale, ecc. ed e' lampante che e' molto piu' facile convincere 100 persone a diminuire del 10% il consumo di alimenti animali (anche percghe', comunque, sara' ben presto una scelta obbligata per semplici vincoli ambiantali) che non convincerne 1 a diventare vegan, ma non e' questo cio' di cui stiamo parlando.
Il mio invito e' semplicemente a essere costruttivi, non distruttivi, e non fornire scuse o giustificazioni a nessuno e dare tutto il supporto che serve SENZA che ne facciano le spese gli animali.
Ciao,
Marina
27
Andrea,
13/06/07 12:52
Raggio_verde ha scritto:
Anche un'altra mia amica
vegan, nonché persone che non sono vegan, mi hanno consigliato di prendermi una pausa di riflessione.
Ma non e' come prendere una pausa dal lavoro.. non credo proprio che riprendere a mangiare alimenti per cui sai bene che sono stati uccisi degli esseri viventi ti farebbe stare meglio..
So che di mezzo c'è la salvezza degli animali, ma anche la mia salute mentale non è di poca importanza.
Dubito fortemente che sia legata al fatto di "mangiare vegan". Ad esempio se tu semplicemente fossi intollerante ai latticini li eviteresti senza porti problemi. Se ti basassi su motivazioni solamente salutistiche non mangeresti comunque i latticini e le uova.
Quindi smettere di essere vegan non risolverebbe il problema. In questo senso e' stato criticato l'invito a fare una cosa del genere.
Piuttosto io inizierei a chiedermi se il motivo del disagio non sia, ad esempio, quello di rendersi conto di tutta una serie di realta' e nel vedere che tutti gli altri se ne fregano.
Ma questo non ha niente a che vedere con il fatto di seguire un'alimentazione vegan. E' legato alla consapevolezza di determinate cose che avvengono tutti i giorrni.
28
Raggio_verde,
13/06/07 13:02
a scanso equivoci, io non propongo lo stereotipo della vegan infelice, tutt'altro. Mi dicono tutti che sono in ottima forma, che ho tanta voglia e pazienza di cucinare, e credo di dare un buon esempio per quanto posso. Certo che poi gli onnivori lo vedono quante limitazioni ci sono (una mia amica vegetariana con cui ho fatto una vacanza è rimasta spaventata al punto tale che mi ha detto che le verrebbe da rimangiare la carne! e sì che sapevo come muovermi). Gli altri lo vedono quanto bisogna organizzarsi, spesso bisogna portarsi appresso da mangiare. E se lo vedono gli altri io lo vedo decuplicato attraverso i loro occhi e rimango disorientata e travolta dalla grandezza di questa scelta. Non sono poi così grossi i miei problemi pratici e quando leggo di come alcune di voi si organizzano con marito, figli e animali mi commuovo e mi sento fiera e orgogliosa di partecipare anch'io alla schiera di persone che affronta i piccoli e grandi disagi quotidiani per amore degli animali e l'ambiente.
Sì, Marina, hai ragione a dire che devo risolvere questo problema andando avanti, ed è quello che voglio fare (che sto facendo da un anno e mezzo). Magari smettendo semplicemente di pensarci in continuazione, perché sta diventando un'ossessione. E cercare di vivere tranquillamente, anche perché un po' di esperienza ce
l'ho.
grazie ancora a tutti
Vale
29
Andrea,
13/06/07 13:15
Raggio_verde ha scritto:
Certo che
poi gli onnivori lo vedono quante limitazioni ci sono (una mia amica vegetariana con cui ho fatto una vacanza è rimasta spaventata al punto tale che mi ha detto che le verrebbe da rimangiare la carne! e sì che sapevo come muovermi).
E' questa la differenza tra te e tutti gli altri vegan che conosco. Di solito ci si stupisce di quanto sia facile essere vegan. In fondo praticamente tutti i piatti della cucina mediterranea sono veganizzabili in modo banale.
L'unico problema e' quando si va a cena fuori e non si
puo' scegliere il locale.
Potrei sbagliare ma trovo che tu sia una di quelle persone (non e' una critica) che se il 99% dei pasti li consumano senza problemi e per l'1% hanno delle difficolta',
pensano e rimuginano su questo 1% finche' lo vedono ingigantito. E si auto-convincono che ci siano piu' ostacoli di quanti ce ne sono in realtaì. E di conseguenza comunicano questa impressione agli altri.
Io ad esempio ho questo atteggiaemnto sul lavoro: se 99 cose vanno bene e 1 male non sono contento e rompo le palle a tutti finche' non e' tutto perfetto. Sentendomi parlare
e insistere sempre sulle cose che non vanno sembra che i progetti su cui lavoro abbiano un sacco di problemi, mentre non e' cosi', e' esattamente il contrario.
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Raggio_verde,
13/06/07 13:55
Andrea ha scritto:
Potrei sbagliare ma trovo che tu sia una di quelle persone (non e' una critica) che se il 99% dei pasti li consumano senza problemi e per l'1% hanno delle difficolta', pensano e rimuginano su questo 1% finche' lo vedono ingigantito. E si auto-convincono che ci siano piu' ostacoli di quanti ce ne sono in realtaì. E di conseguenza comunicano questa impressione agli altri.
Sì, in effetti sono un po' così, solo che la proporzione non è proprio 99% e 1%, per quanto la si voglia fare facile. Il fatto che a mensa io trovi sempre un piatto di pasta al pomodoro e delle verdure cotte e crude non significa che ci sia una disponibilità del 99 %, sarà del 20% (escludi tutti gli altri condimendi per la pasta, tutti i secondi, caldi e freddi, e il dessert). Questo non mi impedisce di nutrirmi in maniera adeguata e soddisfacente, ma ogni santa volta mi viene da pensare che sto mangiando il 20% e mi domando se sento davvero di comportarmi in questo modo, e perché, e le ragioni per cui lo faccio ecc. Capisci bene che ogni secondo a pensare a queste cose non è che mi dia poi tanto equilibrio.
Ma nonostante tutto penso di farcela, lavorando in special modo su questa mia tendenza a pensare troppo.
Ciao
Vale