rinfreschi in ufficio e altro
Gli utenti registrati possono scrivere una risposta
1
Raggio_verde,
12/06/07 13:57
Stavolta penso proprio di essermi guadagnata il biasimo dei miei colleghi: all'ennesima festa (stavolta duplice) di compleanno, con annuncio formale via mail a tutto il gruppo, non me la sono sentita di partecipare sorridendo con patatine fritte e coca cola in mano. Allora, visto che era per le 12.30, alle 12 sono andata a mensa (avevo giustamente fame) mantenendo però l'idea di affacciarmi al rinfresco. Al ritorno dalla mensa però non ce l'ho fatta a sentire "Quant'è buono questo e quell'altro" "ma non assaggi neppure questo", "E questo" e lì a cercare di contrastare con un sorriso la compassione degli altri (che purtroppo è anche la mia nei miei confronti). Allora non sono scesa per niente. Voi come vi sentite a questo genere di appuntamenti (non solo al lavoro, anche fuori) ? Io sono davvero in crisi, sarà che ancora non ho maturato quella sana coscienza che non mi fa sentire in difetto, e ancora mi spinge se non a desiderare le prelibatezze (a volte anche casualmente vegetariane) un po' a rimpiangere quel periodo in cui anch'io vi partecipavo attivamente. E' passato un anno e mezzo e ancora mi sento così. E ovviamente questo mi fa sentire poco sincera e in colpa. Mi domando se riuscirò mai a sentirmi davvero a mio agio in questa situazione (ovvero da vegana), semmai mi sentirò protagonista di questa mia scelta o se in qualche modo è lei che ha scelto me e mi trascina sulla sua strada.
Grazie a tutti e scusate
Vale
2
Marina,
12/06/07 14:09
Io non credo proprio che tu ti sia "guadagnata il
biasimo" dei colleghi: queste feste mica sono
obbligatorie, uno puo' anche non andarci semplicemente perche' non gli va, senza che c'entri nulla l'essere
vegan.
Faccio un po' fatica pero' a darti dei "consigli" su questo, Raggio, perche' non riesco a immedesimarmi nella tua situazione, cioe' non riesco a capire il disagio che senti. Se vuoi andare alla festa a intrattenerti coi tuoi colleghi, ci vai, se non vuoi andare, non ci vai, non capisco l'importanza di mangiare o meno la fetta di torta
o il tramezzino, non capisco come il fatto di non mangiarli possa farti sentire "compatita" o fuori posto.
Quello che capisco benissimo e' la rottura di balle di
dove rispondere a centomila domande, se te le fanno, e in quel caso quel che va messo in chiaro, subito, anche con arroganza, se serve tenere la gente al suo posto (se non serve, tanto meglio), e' che devono smettere di
tormentarti e stop.
Per il resto, non vedo motivi per cui tu non possa godere della compagnia altrui, se ti piace starci, ne' sul farti problemi nell'evitarla, se non ti piace. Non capisco l'enorme importanza che sembri dare al non mangiare un pasticcino o una pizzetta.
Ciao,
Marina
3
Raggio_verde,
12/06/07 15:08
So che il problema è di come io percepisco me stessa: gli altri ti compatiscono se tu sei la prima a compatirti. Se ti vedono allegra, ferma e consapevole nella tua scelta non desti compassione, perché l'hai scelto tu e ne sei felice. Il mio problema, che purtroppo non accenna a passare nonostante tutte le buone intenzioni, è che io in qualche modo mi commisero e se riesco a mostrarmi ferma nei confronti degli altri (perchè credo nel veganesimo) dentro di me sono a disagio. Purtroppo per me non è lo stesso partecipare mangiando ad una festa oppure solo da spettatrice. Ho sempre assaltato con gusto i buffet e ora vedermi in piedi solo con le patatine, per quanto cerchi di pensare al perché, mi crea problemi e mi domando se è davvero quello che sento. Limitarmi, valutare, cercare delle alternative etiche: ci credo ma poi spesso mi pesa, non mi sembro io. Mi chiedo allora se sia giusto nei miei confronti. Eppure in tantissime occasioni sono felice di questa scelta, credo che sia la più giusta, e la più bella. Forse ho ancora bisogno di tempo per sentirla davvero mia. Il dubbio che mi tormenta ormai da un anno e mezzo è che però me la stia imponendo...
Spero che con il tempo queste sensazioni passino, magari è solo un problema di allineamento tra quello che uno vuole essere e quello che ancora è.
Ascolto tutti i consigli che verranno.
Grazie
Vale
4
glicine,
12/06/07 15:31
Raggio verde ha scritto:
Al ritorno dalla mensa però non ce l'ho fatta a
sentire "Quant'è buono questo e quell'altro" "ma non assaggi neppure questo", "E questo" e lì a cercare di contrastare con un sorriso la compassione degli altri (che purtroppo è anche la mia nei miei confronti). Allora non sono scesa per niente. Voi come vi sentite a questo genere di appuntamenti (non solo al lavoro, anche fuori) ?
Con tutto il rispetto per il tuo disagio, penso semplicemente che dovresti vivere la tua vita e le tue scelte con più serenità ed orgoglio. Più che essere loro a dover provare compassione per te, dovresti essere tu a provarla per loro,dentro di te, intendo,senza darlo a vedere, perché questo potrebbe inimicarteli: se dopo un anno e mezzo continuano a porti queste domande significa che non hanno capito proprio un bel niente e che uno "scossone" per farli svegliare e cambiare abitudini lo meriterebbero.
Ti dirò, essendo io di natura alquanto misantropa, il più delle volte, stare ad ascoltare i soliti discorsi insulsi che si fanno in molti di questi casi mi porta ad annoiarmi ed a chiedermi se le persone non abbiano di meglio da fare che ingozzarsi della sofferenza di chi non può difendersi e farcire l'"arrosto" con quintali di str..z.ate: se capto che fra gli invitati può esserci una persona a cui fare aprire gli occhi ne approfitto per farlo, altrimenti, cosa che accade sempre più di frequente, preferisco rinuniciare al grande "onore" di stare ad ascoltarli, se non sono proprio costretta a presenziare.
Inoltre, come ha detto Marina, non penso che il fatto di selezionare quello che mangi dovrebbe inquinare i tuoi rapporti con le persone: se questo succede, ritengo che questo derivi più da un problema loro che tuo, perché il tuo comportamento più attento mette in evidenza la loro noncuranza, superficialità ed egoismo e li mette a disagio (questo nel caso che abbiano afferrato il concetto, ma questo nella migliore delle ipotesi).
Io sono
davvero in crisi, sarà che ancora non ho maturato quella sana coscienza che non mi fa sentire in difetto, e ancora mi spinge se non a desiderare le prelibatezze (a volte anche casualmente vegetariane) un po' a rimpiangere quel periodo in cui anch'io vi partecipavo attivamente. E' passato un anno e mezzo e ancora mi sento così. E ovviamente questo mi fa sentire poco sincera e in colpa. Mi domando se riuscirò mai a sentirmi davvero a mio agio in questa situazione (ovvero da vegana), semmai mi sentirò protagonista di questa mia scelta o se in qualche modo è lei che ha scelto me e mi trascina sulla sua strada.
Ti fai troppi problemi, davvero: farebbero tanta fatica i tuoi colleghi a preparare o ordinare qualche tartina col seitan o altre leccornie vegan? Hai mai pensato a questo?
Se davvero avessero capito le tue motivazioni, uno sforzo per venirti incontro lo farebbero: il fatto che tu ti senta a disagio penso dipenda anche dal fatto che la fatica viene fatta sempre in senso univoco.
Magari al prossimo ritrovo, potresti chiedere di inserire anche qualche ghiottoneria vegan, per tentare di attirare anche l'attenzione dei più ritrosi. Ti mancano certi
sapori ed il fatto di partecipare a festeggiamenti?...Usa o fai impiegare dei sostituti vegan con cui farcire alcune delle tartine e pizzette e falle assaggiare anche ad altri, ricordando loro che ci si può nutrire in modo goloso anche senza uccidere e se qualcuno ti manda qualche frecciatina rispondi per le rime, con decisione, in modo caustico, ma non offensivo, per risaltare la sua pochezza d'animo.
Se hai imboccato la via del veganismo è stato perché ci credevi, perché eri dell'opinione che fosse una cosa che andava fatta, punto e basta.
Devi mostrati fiera delle tue scelte, altrimenti trasmetterai un messaggio di insicurezza ed indecisione e non invoglierai chi ti conosce a fare altrettanto.
Riordati sempre che chi si adegua allo stile di vita più "comune" lo fa per paura di osare e di dare una lezione
di umiltà a chi ha la tracotanza di imporrre
l'assuefazione alla violenza ed alla sofferenza come abitudini da accettare e perpetuare.
Non mi sto riferendo a te, ma a chi non rispetta il tuo nuovo stile di vita e ha la sfacciataggine di etichettarlo come "anomalo".
Adeguarsi richiede meno spreco di energie,denota pigrizia mentale e costringere chi pensa con la propria testa a fare altrettanto è sintomo di una staticità che neanche il più potente dei calci riuscirebbe a smuovere (mi riferisco sempre a loro, non a te).
Forza, coraggio,...ed un po' di orgoglio per la validità delle tue decisioni!
5
Raggio_verde,
12/06/07 15:52
Grazie dei consigli. Il problema è solo ed esclusivamente mio, di come io percepisco me stessa in questa situazione che ancora avverto come nuova e strana. Non mi manca l'intraprendenza per preparare delle alternative (quando
mi hanno assunta ho fatto delle tartine, delle torte salate), ma la serenità di accettare dentro di me questo diverso modo di vivere che ho scelto senza alcuna pressione. Riconoscermi in questa nuova veste, ecco la vera difficoltà. Mi sento ancora come se stessi facendo qualcosa che nel profondo non mi appartiene. Questo mi crea disagio e sensi di colpa.
La vedo molto dura. Comuque avete ragione, devo tranquillizzarmi (me lo dicono tutti quelli che mi conoscono: TAKE IT EASY!)
Vale
6
lorilo,
12/06/07 16:05
Il problema infatti è che tu sei la prima a compatirti: lavora su te stessa e sentiti forte, che ne hai tutti i motivi!
Sai cosa succederà? Che invece di compatirti, gli altri davanti a te inizieranno a GIUSTIFICARSI, senza che tu abbia aperto bocca!
Non che questo possa bastare, perché tanto la loro schifosa tartina col prosciutto se la saranno mangiata, però il vederti lì in piedi, tranquilla, che spizzichi un'oliva e una patatina e non degni di uno sguardo pizzette unte di strutto e altre porcherie, li fa sentire in colpa. Sia perché loro invece le mangiano, sia perché non hanno pensato a te al momento di ordinare il buffet.
Io sono convinta e felice della mia scelta, tanto che ormai sono gli altri a ricordarsi che io sono vegana, e se ci tengono alla mia compagnia si preoccupano, al momento di prenotare il ristorante, di verificare il menu, oppure, e questo capita in ufficio, ogni tanto mi portano una torta fatta in casa tutta vegana: sono gesti carini, che mi sono "guadagnata" senza risparmiare critiche anche feroci, astenendomi dall'uscire a cena quando il menu non era di mio gusto, insomma senza mai vergognarmi di come sono, ANZI!!!
... e poi ingozzarsi ai buffet fa ingrassare un casino!!! :-)))
7
Zorro,
12/06/07 16:35
Cara Vale spero di esserti di aiuto.
Essere vegan non significa dover fare propaganda a tutti i costi, se non ti senti ancora sicura o pienamente convinta della tua scelta inventati una qualsiasi scusa e non confrontarti. C'è il tempo giusto per ogni cosa, se hai bisogno di assestarti prenditi il tempo necessario.
Nel frattempo puoi informarti ed aumentare la tua cultura in proposito.
Immagino e spero che tu ambisca ad amicizie con persone almeno minimamente intelligenti. Personalemente considero tale un individuo che pur essendo diverso da me non giudica negativamente il mio modo di essere.
Io la penso così: non ci è stato dato dal nostro ingegnere genetico un manuale che ci speghi come dobbiamo comportarci, per cui ogni persona segue i propri valori in base all'educazione e alle esperienze che la vita gli ha offerto. Il fatto che tu sia vegan non dovrebbe suscitare giudizi negativi nei tuoi confronti, anzi curiosità e stima per il rispetto che possiedi verso le altre forme di vita. Chi si permette di giudicarti è, a parer mio, una persona che non ha la capacità di comprendere che la vita la si può affrontare in un'infinità di modi diversi. Detto questo: cosa ti importa di essere giudicata da una persona così limitata?
Ogni individuo ha il suo modo di pensare, chissà quante persone ci sono che ti giudicano negativamente, magari per il vestito che porti, per il taglio dei capelli, per le tue convinzioni politiche, per il tuo accento, per il suono della tua voce, per il modo che hai di muoverti ... non li puoi accontentare tutti. Non ti resta che fare solo quello che ti piace e che ti interessa veramente, cioè essere te stessa.
In bocca al lupo e vivi il più serenamente possibile.
Z
8
Kalpoternit,
12/06/07 17:13
Stai ancora lottando contro le vecchie abitudini,però sai che essere vegan è giusto e,questa cosa ti da la forza di crederci,tranquilla che passa e il resto vien da se.
9
Marina,
12/06/07 17:27
Se ho capito, Raggio, e' che stai semplicemente dando un sacco di peso a cose davvero senza importanza, cioe' mangiare degli snack. Solo che non sono snack, sono
"cose" che sono costate la vita agli animali, e quindi basta solo che li vedi per quello che sono, per l'idea che ne avevi prima (e che era sbagliata, non vera, da "mondo delle favole", o meglio, della pubblicita').
Come ho detto, io non sono in grado di capire come cose del genere possano avere un peso reale nella vita di una persona, l'unica cosa che posso consigliarti di fare e'
di dare la giusta prospettiva alla realta' e non crearti
da sola problemi che non esistono, pensando, magari, ai problemi reali che invece ci sono (per gli animali).
Ciao!
Marina
10
milou,
12/06/07 19:09
ti capisco raggio, io finisco ora il mio primo mese da vegan e in certi casi è dura. voglio dire...sono fiera di me e tutto quanto, ma ancora non so gestire alcune situazioni. il mio problema principale ad esempio adesso è la mensa, sono costretta ad andarci per motivi economici, ma li di vegan non c'è proprio niente. ho passato
l'ultimo anno a protestare perchè spesso non c'era un panino vegetariano (a mensa da me si può prendere un panino e un pezzo di pizza) e solo ultimamente ho ottenuto che mi dessero un mezzo pezzo di pizza in più, ma per quasi un anno ho mangiato metà pasto(una fame....). e adesso che faccio riinizio da capo a protestare? e anche se psicologicamente ci riuscissi nel frattempo che si adeguano che faccio? digiuno? e ancora non ho affrontato il problema amici cene ritrovi etc etc. quindi ti do il mio appoggio, ma purtroppo nessuna risposta perchè come vedi sono messa peggio di te. ciao
daniela
11
pinklady,
12/06/07 19:31
Raggio_verde ha scritto:
Non mi manca
l'intraprendenza per preparare delle alternative (quando mi hanno assunta ho fatto delle tartine, delle torte salate)
Allora perche' la prossima volta non prepari qualche
snack, un po' di salatini, qualche stuzzichino... Anche cose poco elaborate. Poi li metti a disposizione anche degli altri e magari con quelli che lo notano puo' nascere uno spunto di conversazione che ti fara' dimenticare il disagio che senti.
12
sax,
12/06/07 19:36
io ho smesso di frequentare le varie grigliate delle domeniche primaverili..per ovvi motivi...ma se per caso mi invitano ad un compleanno e io ci tengo ad andare per rispetto e affetto dei festeggiati, ci vado mi bevo un bicchiere di acqua o succo..(mica ci sarà solo la coca cola?!), mi mangio qualche patatina e alla torta dico no grazie...
Se si dovesse trattare di un buffet organizzato fra colleghi non è cosi difficile dividersi le cose da portare e tu ti presenti con cose su cui ti puoi fiondare anche tu....Se invece il discorso si allarga alla difficoltà che da vegan senti nel relazionarti con chi questa scelta non ha la minima idea di farla, allora su questo ti dò ragione, io non frequento più gli amici di sempre...un pò perchè loro piano piano mi han isolato, un pò forse mi sono isolata io stessa....questo se ci penso a volte mi fa soffrire ma non riesco ad andare alla scampagnata in montagna con grigliata annessa solo per stare con loro.....purtroppo sono scelte che prima o poi si fanno...è anche vero però che ho conosciuto gente nuova che ha i miei stessi ideali, certo non è facile trovarla, ma a volte basta buttarsi in un minimo di attivismo per scoprire certe persone...
ciao
13
Raggio_verde,
12/06/07 21:51
Grazie di cuore a tutte/i. Gli altri mi preoccupano fino ad un certo punto, è che mi è cambiata la vita di botto e ancora mi domando perché l'abbia fatto. Il motivo è profondo, nobile, giusto ... ma perché proprio io? Per un'esigenza di giustizia che andava al di là di certo
amore per gli animali sbandierato da chi ce li ha in casa ma poi mangia la carne.
Sono contenta di questa scelta, del mondo che mi si è aperto, delle belle persone che ho conosciuto. ma è ancora molto dura, non per lo snack che non mangio, ma per quella sensazione di non essere me stessa, o meglio, di non essere ancora diventata come ho scelto di diventare. Quella sensazione, in definitiva, di aver fatto il passo più lungo della gamba.
un caro abbraccio virtuale a tutte
vale
14
papallo,
13/06/07 04:37
Ti rispondo per come penso di aver capito - e già vissuto
-
la tua situazione.
Tutto ciò che scrivo è *secondo la mia opinione*.
Io odio.
I motivi sono molteplici
(politica-religione-alimentazione-
medicina-ecc), tutti *secondo me* collegati tra loro, secondo una perfida e subdola logica, come una
catena, gli anelli costituiti da indottrinamento all'ignoranza.
Penso che chiunque possa rifletterci, prendere le
proprie decisioni. Chiunque ha la possibilità di
analizzare la società in cui vive.
Orbene, un buon 99.9% della popolazione mondiale
se ne frega altamente, in un modo o nell'altro.
L'alimentazione, l'abbigliamento e parecchi settori collegati costituiscono solo alcuni anellini di quella catena.
Ma qui la faccenda è MOLTO più grave, perchè all'istupidimento globale si aggiunge l'omicidio
di animali ben più saggi e pacifici del virus-uomo.
Soltanto quando ho banalmente 'deciso' di comprendere
che un cane non è diverso da una mucca, ho iniziato
ad affezionarmi realmente agli animali.
Il mio 'cercare di vivere vegan' non deriva da uno spassionato amore per gli animali, semplicemente
da una ricerca di 'minor danno possibile', sapendo
ormai bene quanto io sia parte del virus.
Con queste promesse è facile comprendere questo
_odio_ verso chiunque non sia vegan, lo stesso odio
che provo per:
[argomento politico: censurato]
[argomento religioso: censurato]
[argomento sociale: censurato] [censurato-censurato-censurato]
Per *me* essere vegan è un semplice tassello,
per cui ad un aperitivo nessuno mi chiederà se
voglio il salmone, tantomeno se ho assaggiato
l'affettato.
Io sono _sfortunatamente_ molto popolare ed
apprezzato. Ho molti, uhmm, 'amici'?
Questo solamente in virtù delle mie scelte, tutte
quelle censurate sopra, ED alimentari.
Ma io non ne sono affatto contento, nè soddisfatto,
nè rallegrato.
LORO, il 99.9%, continuano a fare la solita insulsa
vita, normalizzata, decisa, anzi per quel che riguarda
i miei cosiddetti 'amici', con l'aggravante d'essere *illusoriamente* amanti della libertà, del rispetto, dell'altruismo.
A *me* fa sinceramente PENA chi pensa di godere
del mio rispetto nonostante comportamenti/pensieri
atroci (alimentazione E tutti gli argomenti auto-censurati).
Per tutti gli altri che non sono 'amici', odio
spassionato.
Pensi DAVVERO che gli animali non meritino di essere torturati ed uccisi per il tuo palato od il tuo collo? Allora non puoi che provare _almeno_ pena per tutti
gli altri. Per tutti coloro che all'aperitivo si
ingozzano, e
tu li guardi indifferente, o sprezzante, o come ti pare, senza mangiare nemmeno le patatine, evitando di
confonderti con certi ignoranti assassini, essendo
realmente te stessa.
Ma l'ignoranza non giustifica _mai_.
Sempre *secondo me*, non si può essere felici
con se stessi, ed indifferenti o tolleranti verso gli
altri, per la propria 'scelta' vegan.
Piuttosto, io sono indifferente e spesso fin troppo tollerante con me stesso, e disgustato ed inorridito da tutti gli altri.
Perchè la scelta 'vegan' non è imho affatto una scelta, bensì una semplice elaborazione di un dato di fatto, peraltro banale ed elementare.
Bene, scusate lo sfogo, notte
15
notte,
13/06/07 10:29
Raggio_verde ha scritto:
Grazie di cuore a tutte/i. Gli altri mi preoccupano fino ad un certo punto, è che mi è cambiata la vita di botto e ancora mi domando perché l'abbia fatto. Il motivo è profondo, nobile, giusto ... ma perché proprio io? Per un'esigenza di giustizia che andava al di là di certo amore per gli animali sbandierato da chi ce li ha in casa ma poi mangia la carne.
Sono contenta di questa scelta, del mondo che mi si è aperto, delle belle persone che ho conosciuto. ma è ancora molto dura, non per lo snack che non mangio, ma per quella sensazione di non essere me stessa, o meglio, di non essere ancora diventata come ho scelto di diventare. Quella sensazione, in definitiva, di aver fatto il passo più lungo della gamba.
un caro abbraccio virtuale a tutte
vale
in definitiva potrei quotare zorro e finirla qui ...
e potrei dirti (da onnivoro) che in me susciti ammirazione, rispetto e stima ... sincera e profonda
per la tua scelta certo ... ma anche e soprattutto per tutto quello che la tua scelta ti costa ... e per il fatto che nonostante tutto la matieni.
e se permetti non credo proprio che tu non sia la persona che vorresti essere.
per quanto può valere la mia opinione, meno di zero forse, sei migliore di chi questa scelta non la fa ... o di chi questa scelta non la ha o non la sente come tale.
non mollare mai ... non hai fatto il passo più lungo della gamba ... hai solo le gambe molto più lunghe di quello che pensi :)
Cesare