La mia serata di ieri...; pagina 2

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16 danilla, 5/12/08 20:14

impossibile,purtroppo.
da vinci(come tutti i grandi personaggi)va interpretato.
non credo si riferisse a una vita terrena.
...ma spero di sbagliarmi anche questa volta.
(sto già lavorando al mio prossimo errore)
ciao,
D.

17 Lucik, 5/12/08 20:17

Beh, essendo lui stesso vegetariano penso si riferisse più a una realtà futura del mondo.

18 danilla, 5/12/08 20:48

e tu ci credi?
D.

19 Lucik, 6/12/08 09:59

Come no, c'ero.

20 method01, 6/12/08 10:29

applepie ha scritto:
Ciao a tutti.
Questo e' il mio primo intervento sul forum. Io sono vegetariana da 23 anni e sto passando all'alimentazione vegana e vorrei anche crudista.
Ho spesso lottato con la mia famiglia e la lotta continua ma io non mollo. Da 23 anni parenti eamici sano che se mi vogliono con loro a tavola non devo sentire nemeno l'odore di carne, uova o pesce. E devo dire che hanno sspesso accettato pur di avermi con loro.
L'anno scorso a Natale a causa di una new entry in famiglia (la moglie di mio fratello carnivora a oltranza ) sono rimasta sola perche' i miei non intendevano rinunciare ai cadaveri per il "Santo Natale" .
A me l'odore e la vista di tutti "i cadaveri cotti" fa letteralmente vomitare, infatti non vado mai a mensa con i colleghi ma mi porto qualcosa da casa.
Per cui tieni duro Lotus e fa lo stesso con i tuoi. Vedrai che un po' alla volta le cose miglioreranno.

Applepie

a me pare una boiata!!! Le persone vanno convinte non obbligate a comportarsi come vogliamo noi

21 ivy83, 6/12/08 12:46

Io se potessi obbligare qualcuno a non mangiare animali ( e quindi a non ucciderli) lo farei..

22 ariel444, 7/12/08 20:02

beh, comunque sedersi a tavola con la trippa nei piatti dei commensali è dura davvero, io non ce la farei...
va bene tutto ma quella roba puzza terribilmente ed è davvero disgustosa, non si tratta di sedersi a tavola con persone con gusti diversi dai nostri che bisogna capire e non aggredire etc.etc.etc.

è che se una cosa fa schifo fa schifo, stop

23 pluto_1973, 7/12/08 22:45

oggi son stato alla fiera dell'artigianato a MIlano. Fortunatamente c'era uno stand mangereccio dedicato ai vegetariani e una signora assai gentile di nazionalità nn ben definita (mi sa ucraina o giù di lì) appena ho detto 'sono vegan' mi ha risposto 'no problem, no meat and no cheese' :):), che gran soddisfazione....peccato che girato l'angolo (lì il mondo è concentrato in pochi metri), mi son ritrovatyo in germania...bleahhhhhhhh c'erano centinaia di persone che addentavano salsicciotti e roba del genere! Non pensavo di arrivare a tanto livello di disgusto caxxarola....devo dire che più passa il tempo e più la repulsione si manifesta in modo fisico e nn solo mentale.

ciao

Dan

24 Lotus_88, 8/12/08 10:54

ahahahah!
Sei stato catapultato indietro come la bambina dell'esorcista quando ha visto la croce?
Già immagino la scena...

Cmq da ammirare la bambina perchè non so se qualcuno di voi lo sa, però la crema verde è crema di piselli!
Posseduta ma veg

Ciao!

25 FireandRain, 8/12/08 12:12

La trippa entra a far parte di molti piatti tradizionali regionali italiani: la trippa alla romana nel Lazio, il lampredotto a Firenze, il morzello in Calabria, la busecca a Milano, il panino con la meusa a Palermo. E' nata come piatto povero; difatti appartenendo alla categoria dei sottoprodotti della macellazione ha un valore commerciale piuttosto basso e di conseguenza viene venduta a prezzi decisamente inferiori rispetto ai prodotti della carne in generale.
La trippa è, più propiamente, lo stomaco dei bovini che, se le mie reminiscenze universitarie non mi tradiscono, ricordo composto dai tre piccoli prestomaci (rumine, reticolo ed omaso) ed un voluminoso stomaco vero e prorio (abomaso). Ed è proprio questa sua "appartenenza anatomica" che ha portato una rinnovata popolarità alla trippa negli anni recenti. Infatti, in seguito al verificarsi dei casi del cosiddetto morbo della mucca pazza, la Comunità Europea sancì, mediante precise disposizioni, che tra le parti di cui andava evitato il consumo, in quanto a rischio, figuravano quelle del cranio, insieme alle tonsille, alla colonna vertebrale, al midollo spinale ed agli intestini dei bovini. Mentre lo stomaco, e quindi la trippa appunto, non rientrava tra queste.
Qui a Napoli non è raro imbattersi a tutt' oggi, specie nei quartieri e nelle zone più popolari, nelle cosiddette "frattaglierie", piccole botteghe che preparano e vendono esclusivamente le varie tipologie di frattaglie, ognuna delle quali chiamata con un termine ben preciso in relazione alla parte di animale da cui deriva: o' callo 'e tripp (cotica di maiale), o' ciente pelli (l' omaso), o' pero 'e puorco (stinco di maialino o anche vitello), o' musso (muso di maiale o vitello), a zizza 'e vacca (mammelle di mucca). Ciascuna da consumare al momento con sale e limone oppure da portare a casa per essere cucinata.
Ed in effetti queste piccole "botteghe degli orrori" sono, anche agli occhi dell' uomo della strada, il compendio più rappresentativo e vivido di come degli esseri viventi possono essere fatti a pezzi, alla stregua di tasselli di un puzzle che è rappresentato dall' animale stesso. Ciò a differenza, di quanto si può invece trovare nel banco frigo di un supermercato o di una macelleria, dove la carne tagliata in svariate forme, preparata, lavorata, impanata, insaccata, arrotolata, guarnita, incellophanata, impacchettata, etichettata, perde totalmente la propria connotazione e derivazione originaria. Diviene in tal modo, finanche empaticamente, lontana dall' idea di animale: è asettica, anonima. E' travisata. Diviene appunto "nient' altro che carne". Non solo visivamente quindi ma anche e soprattutto idealmente. E la stessa terminologia usata per distinguere i vari prodotti (hamburger, salsiccia, cotoletta, spezzatino, braciola) riflette tale aspetto, a differenza di quella, senza "filtro", usata invece per individuare le suddette frattaglie (muso, piede, mammella). E questa differenza palese, visiva e lessicale insieme, è uno dei motivi che fa sì che anche gli stessi carnivori, spesso e volentieri, mostrino una forte ed istintiva repulsione verso la trippa ed i visceri in generale, poichè questi vengono visti ed associati a qualcosa di disgustoso, di orripilante anche solo a vedersi e nel contempo ad un qualcosa di volgare e di bassissimo valore in senso lato. Non a caso, in passato, le frattaglie erano consumate quasi esclusivamente dagli strati più bassi e miseri della popolazione, il cosiddetto popolo minuto o "vascio"
(basso).
E, sempre non a caso, nella lingua napoletana il termine dispregiativo "zantraglia", che indica una persona ignobile, volgare, sguaiata, chiassosa, dai modi rozzi e violenti, deriva dal francese "les entrailles", ossia "le interiora". Difatti, la parte più infima della plebe, composta da straccioni, affamati e disperati, durante il dominio angioino, si radunava sotto le finestre dei palazzi di corte da cui i cuochi gettavano gli scarti delle cucine reali. E tali scarti erano appunto costituiti per lo più da interiora animali, che questi individui si disputavano in maniera aggressiva e convulsa.
Esiste quindi questa forte contraddizione in chi addenta con noncuranza salsicce, braciole e prosciutto ed invece si guarda bene dal fare altrettanto con stinchi e musi. Pur essendo queste tutte parti di cadavere del medesimo
animale.
In tale "logica" entrano pertanto in gioco aspetti essenzialmente e prettamente culturali, sociali, storici, che poi sono quelli su cui, oggi, si fonda il consumo di carne e derivati nei paesi industrializzati.
E se arrivassimo a rivisitare la terminologia usata per chiamare le cosiddette parti "nobili" delle carcasse di animali ? Forse questa operazione potrebbe portare più di qualcuno a riconsiderare le proprie scelte alimentari; quanto meno a riflettervi, anche solo per un breve momento.

Talvolta a tavola, con commensali carnivori, chiamo i vari piatti per ciò che realmente, semplicemente, ed oggettivamente sono. Uni "innocua", "banale" omelette con prosciutto e stracchino, per esempio, nient'altro è, altrettanto "banalmente", che mestruazioni di gallina con coscia di cadavere di maiale misto a latte di mucca ammuffito.
E mentre i miei vicini di sedia si gustano le pietanze nei loro piatti, io mi gusto beatamente le espressioni dei loro visi. Tra attimi di silenzio, qualche sguardo basso e spiazzato e reciproche occhiate di mutuo conforto.
Ciao a tutti.

Daniele

26 Lifting_Shadows, 8/12/08 12:59

Wow.

27 ariel444, 8/12/08 17:25

wow again...certo che questi "corpse-eaters" ne hanno di stomaco...

28 Lucik, 8/12/08 20:01

Ciò a
differenza, di quanto si può invece trovare nel banco frigo di un supermercato o di una macelleria, dove la carne tagliata in svariate forme, preparata, lavorata, impanata, insaccata, arrotolata, guarnita, incellophanata, impacchettata, etichettata, perde totalmente la propria connotazione e derivazione originaria.

Dovevi leggere il mio pensiero su "La legittimazione dello scaffale" (quello del supermercato) :-)
Ma il titolo fa già capire di per sè.

Ciao, Luciano.

29 applepie, 11/12/08 16:00

method01 ha scritto:
a me pare una boiata!!! Le persone vanno convinte non obbligate a comportarsi come vogliamo noi





E come li convinci i mangiatori di cadaveri ??
Secondo me solo con l'esempio pratico e non scendendo MAI a compromessi.
Io dico semplicemente ad amici e parenti che se mi vogliono bene e vogliono stare con me possono benissimo, per un paio di giorni, evitare di cucinare animali putrefatti.
Inoltre, essendo un'ottima cuoca, quando ci si raduna in occasione di ricorrenze, spesso cucino io per tutti e alla fine i complimenti fioccano!

Ho una buona notizia che vorrei condividere con voi: poprio ieri mi ha telefonato mia mamma dicendo che se vado a casa per Natale, non vedro' nemmeno l'ombra di carne o pesce. Mi ha anche detto di decidere io il menu e di farle sapere cosa comprare.

Come vedi caro/a "method01" la fermezza e la purezza delle nostre intenzioni e motivazioni alla fine pagano.

Un saluto affettuoso a tutti.
Apple

30 FireandRain, 16/12/08 00:37

Lucik ha scritto:
Ciò a
differenza, di quanto si può invece trovare nel banco frigo >di un supermercato o di una macelleria, dove la carne >tagliata in svariate forme, preparata, lavorata, impanata, >insaccata, arrotolata, guarnita, incellophanata, >impacchettata, etichettata, perde totalmente la propria >connotazione e derivazione originaria.

Dovevi leggere il mio pensiero su "La legittimazione dello scaffale" (quello del supermercato) :-)
Ma il titolo fa già capire di per sè.

Ciao, Luciano.

Dove si può trovare questo tuo post ? Se ben ricordo, nella versione precedente del sito era possibile rintracciare all' interno del forum, attraverso un motore di ricerca interno, tutti gli interventi in funzione di una data parola chiave oppure, attraverso l' user, dell' utente che li aveva scritti.
Ad ogni modo, tali riflessioni si innestano nell' accezione ben più ampia riguardante l'alimentazione di coloro che vivono nei paesi industrializzati. Questa tipologia di uomo moderno si nutre prima di tutto dell' idea che a quel determinato cibo si accompagna e sulla quale si regge, più che del cibo stesso in sè.
Si "nutre per immagini". Di riflessi, di rimandi, di messaggi più o meno impliciti che ha oramai interiorizzato.

Entrando così a pieno diritto nella propria cultura personale, passando per quella collettiva.
Tanto il bisogno primario legato al cibo è già stato soddisfatto da un pezzo e per la quasi totalità della popolazione. In tal senso (e non solo) si potrebbe dire che siamo liberi di fare quello che ci dicono.
E la scelta vegetariana, in questo scenario, continua a mantenere una sua indentità di fondo, una propria coerenza facilmente tracciabile, nonchè un' integrità di pensiero ben precisa. Anche per tale ragione essa risulta, ancora oggi, piuttosto destabilizzante per le (non) scelte altrui.

Notte

Daniele

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Cos'hanno in comune queste persone? Ciascuno di loro sta salvando migliaia di animali.

Siamo tutti diversi, trova il modo adatto a TE per aiutare gli animali!