Esistono studi condotti su migliaia di persone...

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1 eweg, 4/08/12 21:02

... che confrontano i livelli di emoglobina e di sideremia tra vegetariani ed onnivori?

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... che confrontano la crescita di bambini vegetariani e onnivori, a parte quello sugli avventisti?

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... che confrontano l'intelligenza di bambini vegetariani e onnivori?

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... che confrontano l'incidenza di problemi neurologici tra vegani, vegetariani e onnivori?

2 Andrea, 5/08/12 09:57

Ne dubito vista la difficoltà di trovare migliaia di vegetariani e ancora più di vegan che si sottopongano a uno studio.

Ma per curiosità, perché fai sempre queste domande? Quale sia l'alimentazione più salutare lo sappiamo tutti. Capisco i detrattori dell'alimentazione vegan che vogliano gettare il dubbio. Capisco dei medici vegan che vogliano contrastare le balle dei medici anti-vegan usando il loro titolo con chi ha bisogno del camice bianco prima di fidarsi. Ma che noi ci perdiamo dietro a queste cose mi pare fare il gioco del nemico.

3 Roderick, 5/08/12 10:54

Sante parole, Andrea.

Facendolo di mestiere, posso dire quanto questi studi siano di difficile conduzione e l’interpretazione dei dati ancora più complessa. Tanto è vero che, alla fine, se uno dovesse stare a queste cose le certezze sarebbero poche e
variabili.

Già sono sindacabili i risultati degli studi condotti per mettere in commercio un farmaco, e quelli vengo svolti in condizioni rigorosamente controllate: figuriamoci studi fatti su migliaia e migliaia di persone, diversissime tra loro per circostanze che possono impattare sulla salute tanto, e in certi casi di più, dell’alimentazione...

Credo che in questo campo valga molto di più il buon senso, l’osservazione della tradizione e la semplice valutazione di quello che, invariabilmente, accade alla salute di una popolazione quando si introducono modelli alimentari “moderni” (passatemi il termine...).

Inoltre non si deve mai dimenticare che le valutazioni che vengono fuori da questi studi sono invariabilmente di tipo statistico e riportare le conclusioni a livello individuale è molto complesso per il semplice fatto che ogni persona è diversa.

4 VeggyMan, 5/08/12 11:51

A parte le considerazioni di ordine tecnico riportate sopra, si tratta di studi che, se si volessero fare in modo serio dovrebbero essere condotti su migliaia di soggetti e quindi necessiterebbero di ingenti finanziamenti e che dovrebbe essere un ente indipendente super partes. E chi potrebbe essere? Assocarne? La Bayer? Ci sono tutti gli interessi per NON fare queste ricerche per potere continuare a dire che non ci sono evidenze scientifiche sufficienti che... blablabla... ed è meglio continuare a mangiare carne e ... blablabla... Le lobby della carne faranno di tutto per impedire queste richerche perché sanno benissimo che hanno solo da perderci.

5 Roderick, 5/08/12 12:06

VeggyMan ha scritto:
A parte le considerazioni di ordine tecnico riportate sopra, si tratta di studi che, se si volessero fare in modo serio dovrebbero essere condotti su migliaia di soggetti e quindi necessiterebbero di ingenti finanziamenti e che dovrebbe essere un ente indipendente super partes. E chi potrebbe essere? Assocarne? La Bayer? Ci sono tutti gli interessi per NON fare queste ricerche per potere continuare a dire che non ci sono evidenze scientifiche sufficienti che... blablabla... ed è meglio continuare a mangiare carne e ... blablabla... Le lobby della carne faranno di tutto per impedire queste richerche perché sanno benissimo che hanno solo da perderci.

Scusa, fammi fare l’avvocato del diavolo: i soldi e le risorse ci sarebbero pure per fare questi studi, infatti ne sono stati compiuti analogamente agli studi di epidemiologia occupazionale (vedi l’amianto, ad esempio), a quelli sul fumo, a quelli ambientali, ecc.

Inoltre, come l’esperienza contro le multinazionali del tabacco insegna, le strategie dei “poteri forti” sono molto sofisticate. Per intenderci, l’industria farmaceutica e alimentare ha fondi e capacità relazionali per far sorgere, apparentemente dal nulla, una miriade di studi su quanto siano buone certe sostanze contenute nelle piante per contrastare questa o quell’altra malattia. Si crea così un clima favorevole, tutti ne parlano, e un bel giorno salta fuori un bell’integratore/parafarmaco/farmaco (sic) che la contiene, strombazzato da tutti i possibili media. Ormai ho perso il conto di quanti antiossidanti si potrebbero inquadrare in un percorso di questo tipo...

Quello che voglio dire è che ormai NON esiste ricerca indipendente: anche al di fuori di quella sovvenzionata direttamente o indirettamente dalle azienda, chi fa ricerca persegue generalmente ANCHE fini propri in termini di carriera, potere, gestione di fondi, occupazione di spazi, ecc. Questa è una delle regioni per le quali ormai mi fido poco anche della ricerca indipendente: se fosse fatta per amor di scienza, ok. Ma, alla fine, questo è sempre più un fine collaterale: tutto è mirato ad aumentare il cosiddetto Impact Factor o misure simili, che quantificano la visibilità di un ricercatore sulla letteratura scientifica e che poi serve per reclamare fondi, avanzamenti di carriera, ecc.

Con tutto il rispetto per chi si smazza gratuitamente in stato di semischiavitù nel sottoscala del laboratorio di qualche università perchè ci crede ancora e non ha santi in Paradiso...

6 eweg, 5/08/12 12:25

Ma di grossi studi sui vegetariani sono stati fatti e da questi studi vengono fuori molte informazioni su colesterolo, estradiolo ed altre parole dfficili.

Possibile che nessuno si sia mai tolto la curiosità di vedere se era vero che senza carne il ferro cala o se sia vero che si risolve l'anemia?

Ho provato a cercare ma ho trovato solo studi su decine o centinaia di persone alcuni in cuo vincevano i vegetariani, altri in cui vincevano gli onnivori, altri pari.

Curiosamente ho trovato più di uno studio che si concentrava sui livelli inferiori di ferritina, B12, piastrine e globuli bianchi, tutte cose risapute, ma sorvolava su sideremia ed emoglobina.

Ma l'emoglobina è la prima cosa che vedi, cazzo! Al pronto soccorso hanno un aggeggio che metti dentro il campione di sangue e ti misura subito l'emoglobina!

Ci dovranno essere dei dati, da qualche parte.

Io so che non è vero che i carnivori hanno il ferro e l'emoglobina più alti e ho letto molte testimonianze sul miglioramento di questi valori dopo il passaggio all'alimentazione vegetariana; penso di essere anch'io una di queste persone, perchè, anche se da onnivoro non ho mai fatto le analisi, ero probabilmente anemico, mentre oggi no e iniziai a sentire più energia e più lucidità dopo 4-5 mesi da vegetariano (cioè vegano) pur non seguendo una buona dieta, a parte la frutta che avevo cominciato a mangiare in quantità maggiori.

7 eweg, 5/08/12 12:26

Comunque grazie, non mi aspettavo delle risposte!

8 VeggyMan, 5/08/12 12:58

Roderick ha scritto:
VeggyMan ha scritto:
A parte le considerazioni di ordine tecnico riportate sopra, > si tratta di studi che, se si volessero fare in modo serio > dovrebbero essere condotti su migliaia di soggetti e quindi > necessiterebbero di ingenti finanziamenti e che dovrebbe > essere un ente indipendente super partes. E chi potrebbe > essere? Assocarne? La Bayer? Ci sono tutti gli interessi per > NON fare queste ricerche per potere continuare a dire che > non ci sono evidenze scientifiche sufficienti che... > blablabla... ed è meglio continuare a mangiare carne e ... > blablabla... Le lobby della carne faranno di tutto per > impedire queste richerche perché sanno benissimo che hanno > solo da perderci.

Scusa, fammi fare l’avvocato del diavolo: i soldi e le risorse ci sarebbero pure per fare questi studi, infatti ne sono stati compiuti analogamente agli studi di epidemiologia occupazionale (vedi l’amianto, ad esempio), a quelli sul fumo, a quelli ambientali, ecc.

Inoltre, come l’esperienza contro le multinazionali del tabacco insegna, le strategie dei “poteri forti” sono molto sofisticate. Per intenderci, l’industria farmaceutica e alimentare ha fondi e capacità relazionali per far sorgere, apparentemente dal nulla, una miriade di studi su quanto siano buone certe sostanze contenute nelle piante per contrastare questa o quell’altra malattia. Si crea così un clima favorevole, tutti ne parlano, e un bel giorno salta fuori un bell’integratore/parafarmaco/farmaco (sic) che la contiene, strombazzato da tutti i possibili media. Ormai ho perso il conto di quanti antiossidanti si potrebbero inquadrare in un percorso di questo tipo...

Quello che voglio dire è che ormai NON esiste ricerca indipendente: anche al di fuori di quella sovvenzionata direttamente o indirettamente dalle azienda, chi fa ricerca persegue generalmente ANCHE fini propri in termini di carriera, potere, gestione di fondi, occupazione di spazi, ecc. Questa è una delle regioni per le quali ormai mi fido poco anche della ricerca indipendente: se fosse fatta per amor di scienza, ok. Ma, alla fine, questo è sempre più un fine collaterale: tutto è mirato ad aumentare il cosiddetto Impact Factor o misure simili, che quantificano la visibilità di un ricercatore sulla letteratura scientifica e che poi serve per reclamare fondi, avanzamenti di carriera, ecc.

Con tutto il rispetto per chi si smazza gratuitamente in stato di semischiavitù nel sottoscala del laboratorio di qualche università perchè ci crede ancora e non ha santi in Paradiso...

Ahah... :) ... non devi spiegarlo a me che faccio il ricercatore in fisica (tu che fai?) e subisco e soffro ogni giorno i perversi meccanismi degli impact factor e della filosofia del "publish or die".

In sostanza sono d'accordo con quel che scrivi. Ed è vero che non esiste una ricerca "indipendente" in senso assoluto, ma c'è pur sempre una differenza tra una ricerca finanziata p.es. dalle lobby della carne, oppure di un'università che lo fa per gli impact factor, ma non necessariamente per dimostrare che la carne faccia né bene né male. Certo, anche un'ente di ricerca universitario potrebbe essere con le mani nella pasta negli allevamenti intensivi, ma non metterei sempre e tutti sullo stesso piano. Qualche giorno fa sono stato all'uni di Padova per farmi fare un prelievo nell'ambito della ricerca di uno studio "volto a dimostrare che il consumo della carne di maiale (cruda o poco cotta) favorisce la trasmissione del virus dell'epatite E (HEV)" e prendevano vegani come gruppo di riferimento. Non credo che un dipartimento di medicina molecolare vada a braccetto con gli allevatori, o forse si.... ma comunque, mi fido di più di loro che di Assocarne. Gli chiesi se avevano in mente di estendere questo tipo di ricerche sui vegani e mi disse che fanno fatica a trovare 700 euro per un kit d'analisi per 40 persone, figurarsi migliaia.... Questa è la situazione attuale.

Poi, i casi che citi come l'amianto e il fumo sono stati possibili perché si raggiunse una coscienza collettiva del problema. Ci volle una massa critica nella base che divenne cosciente del disastro perché si muovesse qualcosa, non fu semplicemente una decisione degli enti governativi o di ricerca. Insomma la gente era incazzata e si facevano dei processi in tribunali. Spero un giorno che succederà la stessa cosa per gli effetti deleteri del consumo di carne, sia sulla salute che l'ambiente, ma per ora non ci siamo. E fino a quando non ci sarà quella massa critica vegana, o comunque di presa di coscienza dal basso, dubito che qualcosa possa muoversi.

9 Roderick, 5/08/12 14:02

VeggyMan ha scritto:
Ahah... :) ... non devi spiegarlo a me che faccio il ricercatore in fisica (tu che fai?) e subisco e soffro ogni giorno i perversi meccanismi degli impact factor e della filosofia del "publish or die".

Certo, infatti non era rivolto a Te, facevo un discorso generale e sono comunque d’accordissimo con quanto scrivi: un conto è la ricerca più o meno esplicitamente finanziata da chi ci avversa, un conto è l’altra; non mi sfuggono le differenze di fondo e tutti dobbiamo mangiare, ci mancherebbe che uno si ammazzi a fare un lavoro di ricerca a vantaggio di tutta la collettività gratis. Il fatto che uno fino a 40 anni debba campare di espedienti se vuole fare ricerca in questo paese e poi, se gli va bene, proceda con stipendi da fame in un ambiente che è quello che è la dice lunga sul degrado morale al quale siamo arrivati... Riguardo alla ricerca “indipendente" so che il mio post suonava un po’ come un processo alle intenzioni e che, aggiungo, io dovrei essere l’ultimo a parlare perché altrimenti sputo nel piatto in cui mangio... Ma era solo per dire che anche lì le cose possono non essere poi così disinteressate come spesso il grande pubblico ingenuamente pensa, e quindi un minimo di atteggiamento critico va comunque adottato.

Per rispondere alla Tua domanda, invece, io sono uno statistico, faccio consulenza nel campo della ricerca medica e farmacologica e sono membro della Direzione Scientifica di un centro di ricerca ospedaliero italiano. E, non lo dico per piaggeria, ma da quel poco che ho visto credo che la ricerca nelle scienze fisiche e matematiche sia un po’ più “pulita” di quella medica, le cui ricadute economiche e in termini di condizionamento sociale sono enormi.

Personalmente, credo che se per 5 anni si obbligasse la gente a pubblicare anonimamente sulle riviste scientifiche, ecco che tante fesserie non verrebbero neanche più pensate e probabilmente alcuni settori di ricerca farebbero passi da gigante in breve tempo grazie alle risorse ora sprecate in programmi di ricerca fini a se stessi. Orami siamo al paradosso della Biblioteca di Babele e credo che se il 95% di quello che viene pubblicato venisse perso, l’avanzamento di molte discipline scientifiche non verrebbe minimamente rallentato. Anzi...

Io non lo so, siamo andati sulla luna mezzo secolo fa, tra un po’ andremo su Marte, ma ancora non siamo in grado di curare il diabete: ci sarà una ragione, no? E ve la dico io: i diabetici per tutta la vita devono fare ipoglicimizzanti orali se va bene, insulina se va male, più tipicamentetutta una serie di farmaci a corredo per prevenire i disturbi cardiovascolari. Perché guarirli e rinunciare a una simile miniera d’oro? E, diciamola tutta, perché non fare in modo che la gente si ammali di questa malattia in numero sempre maggiore mangiando schifezze? E tutta qua la storia.

Scusate, sono andato OT come al solito: ma la domenica è l’unico giorno in cui, per motivi familiari, devo mangiare pasta non integrale e magari mi scompensa il già precario equilibrio mentale...

10 Roderick, 5/08/12 14:19

eweg ha scritto:
Io so che non è vero che i carnivori hanno il ferro e l'emoglobina più alti e ho letto molte testimonianze sul miglioramento di questi valori dopo il passaggio all'alimentazione vegetariana; penso di essere anch'io una di queste persone, perchè, anche se da onnivoro non ho mai fatto le analisi, ero probabilmente anemico, mentre oggi no e iniziai a sentire più energia e più lucidità dopo 4-5 mesi da vegetariano (cioè vegano) pur non seguendo una buona dieta, a parte la frutta che avevo cominciato a mangiare in quantità maggiori.

Guarda che la questione è molto più semplice: di moltissime sostanze non si sa quanta se ne deve avere in corpo per ritenersi “normali". Punto. Non a caso c’è gente che campa alla grande con valori del tutto sballati secondo questa o quell’altra linea guida. Un bel giorno gli fanno le analisi per caso, salta fuori la magagna, da quel momento sono “malati” e cominciano qualche trattamento. Mi può venire il dubbio che in un mondo schifoso, non dico in questo, magari ci sia qualcuno che abbia forzato quei limiti di riferimento perché doveva cambiare l’auto?

Per complicare il quadro, poi, gli scienziati litigano quasi su tutto. Il colesterolo, ad esempio, è veramente un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari? Se magari voleste sentire un’altra campana, date un’occhiata qua:

http://www.thincs.org/

Poi possiamo dire che questi non siano sponsorizzati dai produttori di statine o altri farmaci ipolipemizzanti ma dalla lobby dei produttori di carne. Ma, sinceramente, me ne frego: ne ho viste abbastanza per decidere della mia vita senza i consigli del ricercatore di turno, che tra 10 anni saranno senz’altro rivisti e ribaltati...

E di esempi di questo tipo, comunque, ve ne posso produrre a decine...

11 VeggyMan, 5/08/12 14:34

Roderick ha scritto:
Per rispondere alla Tua domanda, invece, io sono uno statistico, faccio consulenza nel campo della ricerca medica e farmacologica e sono membro della Direzione Scientifica di un centro di ricerca ospedaliero italiano. E, non lo dico per piaggeria, ma da quel poco che ho visto credo che la ricerca nelle scienze fisiche e matematiche sia un po’ più “pulita” di quella medica, le cui ricadute economiche e in termini di condizionamento sociale sono enormi.

In campi come la matematica e fisica è più difficile barare, ma le persone putroppo sono fatte della stessa stoffa. E ci sono già stati casi eclatanti anche qui. Il problema, oltre che quella della pulizia etica, è che anche se non ci sono interessi di parte o economici o di necessità di pubblicazione, ecc., rimangono comunque sempre le convinzioni ideologiche personali. Se sei onnivoro interpreterai i dati in un modo, se sei vegan allora esattamente gli stessi dati potrebbero essere letti in un altro modo. A volte è difficile spiegare alla gente che si fida ciecamente di "couli che sa" il dato "oggettivo" non esiste, ma è centrale in molte questioni che coinvolgono le scelte etiche.

Personalmente, credo che se per 5 anni si obbligasse la gente a pubblicare anonimamente sulle riviste scientifiche, ecco che tante fesserie non verrebbero neanche più pensate e probabilmente alcuni settori di ricerca farebbero passi da gigante in breve tempo grazie alle risorse ora sprecate in programmi di ricerca fini a se stessi.

Sarebbe una bella idea..... :)

Orami siamo al
paradosso della Biblioteca di Babele e credo che se il 95% di quello che viene pubblicato venisse perso, l’avanzamento di molte discipline scientifiche non verrebbe minimamente rallentato. Anzi...

Quoto.

12 Roderick, 5/08/12 15:22

VeggyMan ha scritto:
In campi come la matematica e fisica è più difficile barare,

E’ verissimo: il reviewer di una rivista matematica, in linea di principio, può controllare tutti i passaggi di una dimostrazione (che poi lo faccia davvero, è un’altra cosa...). Idem per la fisica teorica, suppongo. E, comunque, anche per la fisica sperimentale il corpus di conoscenze è caratterizzato da un elevato grado di coerenza interna e il principio di ripetibilità può essere applicato nella sua forma più drastica: poi è chiaro che ci sono esperimenti così complessi e costosi che sono difficili da ripetersi, soprattutto da parte di un gruppo indipendente che può non avere accesso a determinate strutture (penso ai mega-acceleratori, ad esempio). Io comunque sono molto colpito dalla comunità degli astrofili (= astronomi non professionisti), eccezionalmente organizzati, che secondo me rappresentano una buona approssimazione a quell’ideale di ricerca pura, guidata solo dalla curiosità per il mondo che ci circonda, che dovrebbe essere il principale motore dell’impresa scientifica. E, non a caso, credo sia l’unico esempio di scienziati dilettanti che con una buona frequenza ottengono risultati di un certo rilievo.

E ci sono già stati casi eclatanti anche qui.

Sì, ma credo niente in confronto alla ricerca medica, che per sua natura si presta di più.

Il problema, oltre
che quella della pulizia etica, è che anche se non ci sono interessi di parte o economici o di necessità di pubblicazione, ecc., rimangono comunque sempre le convinzioni ideologiche personali. Se sei onnivoro interpreterai i dati in un modo, se sei vegan allora esattamente gli stessi dati potrebbero essere letti in un altro modo. A volte è difficile spiegare alla gente che si fida ciecamente di "couli che sa" il dato "oggettivo" non esiste, ma è centrale in molte questioni che coinvolgono le scelte etiche.

Esattissimo. Intestardirsi a trovare un fondamento scientifico alle scelte etiche è molto pericoloso. Benchè, ad esempio, io sia una grandissimo ammiratore del Wilson entomologo perché adoro gli insetti sociali e, soprattutto, le formiche, trovo pericolose le sue uscite nel campo della sociobiologia, benché stimolanti sul piano del confronto culturale. Idem per Konrad Lorenz. E non perché per l’uomo, a differenza degli altri animali, gli aspetti culturali siano più importanti di quelli biologici (perché anche gli animali hanno una cultura, un’etica e, per come la vedo io, una vita spirituale): ma semplicemente perché un conto è ciò che può essere oggetto di osservazione scientifica e altra cosa è l’etica. Che poi taluni aspetti del nostro comportamento sian i anche spiegabili in termini etici, bene: ma da qua a cercare un fondamento biologico all’altruismo, solo per dirne una, ce ne dovrebbe correre. A parte il fatto che mi pare siano spiegazioni date a posteriori e basate su una capacità osservazione della natura umana (per non parlare di quella animale) a livello di conversazione da bar...

Chiedo scusa a eweg (e agli altri, ovviamente) per questo lunghissimo OT. Per farmi perdonare, spero, Ti linko questo sito:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/

che è una specie di Google sulla letteratura scientifica biomedica. Magari puoi provare a fare qualche ricerca per vedere se trovi quanto di Tuo interesse.

13 eweg, 5/08/12 15:39

Roderick ha scritto:
Chiedo scusa a eweg (e agli altri, ovviamente) per questo lunghissimo OT. Per farmi perdonare, spero, Ti linko questo sito:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/

che è una specie di Google sulla letteratura scientifica biomedica. Magari puoi provare a fare qualche ricerca per vedere se trovi quanto di Tuo interesse.

eh lo so e non è neanche l'unico, ma lì non trovo niente, solo studi di decine o centinaia di persone

ce n'era uno su più di mille bambini vegetariani, ma il gruppo di controllo curiosamente era solo di 57 bambini, ora io non so molto di queste cose, ma penso che con numeri così piccoli puoi dirigere i risultati come vuoi o anche inventarteli

di positivo (nel senso di non negativo e non neutro) c'era questo, ma sono solo 100 persone http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20583676

14 Roderick, 5/08/12 15:56

eweg ha scritto:
ce n'era uno su più di mille bambini vegetariani, ma il gruppo di controllo curiosamente era solo di 57 bambini, ora io non so molto di queste cose, ma penso che con numeri così piccoli puoi dirigere i risultati come vuoi o anche inventarteli

Per un buon statistico dirigere i risultati non è particolarmente difficile, a prescindere dai numeri: tanto è vero che esistono studi clinci condotti in triplo cieco in cui, oltre al paziente e allo sperimentatore, anche chi elabora i dati è all’oscuro del fatto che un soggetto sia stato trattato col farmaco sperimentale o con quello di controllo (eventualmente placebo), proprio per evitare che, anche in buona fede, i risultati possano essere influenzati in fase di elaborazione.

Tieni comunque presente che ci sono farmaci che vanno in commercio dopo essere stati testati su un numero di pazienti non molto dissimile...

Certo che sconvolge il fatto che il gruppo di controllo sia così piccolo.

Comunque, relax: se emoglobina e compagnia bella fossero così importanti, avremmo una lampadina in testa che si accende quando andiamo in riserva... Se poi ci metti che Ti consigliano gli spinaci per fare il pieno (che non è che ne siano ricchissimi come Braccio di Ferro ci vorrebbe fare credere: o meglio, come sapete senz’altro meglio di me, quello che c’è non viene assorbito in modo ottimale), vedi un po’ in quali mani siamo... Comunque infinitamente meglio della carne di maiale...

15 VeggyMan, 5/08/12 16:00

Roderick ha scritto:
E’ verissimo: il reviewer di una rivista matematica, in linea di principio, può controllare tutti i passaggi di una dimostrazione (che poi lo faccia davvero, è un’altra cosa...).

Appunto, una volta forse, ma ormai non lo fanno quasi mai perché gli editori (e di conseguenza i referee) sono sommersi da articoli (sempre perché dobbiamo tutti pubblicare come macchinette....) e chi ha il tempo di spulciare tutti i passaggi?

Idem per la fisica teorica, suppongo.

Quella più teorica è infestata da mille pseudo-teorie fanatsamagoriche che nessuno sa come verificare se non al cinema.....

E, comunque,
anche per la fisica sperimentale il corpus di conoscenze è caratterizzato da un elevato grado di coerenza interna e il principio di ripetibilità può essere applicato nella sua forma più drastica:

Fino ad un certo punto. Anche sulla stra decantata Nature ci sono cose che poi si rivelano dei flop. Perché per lo più si tratta di esperimenti che si dovrebbero ripetere, ma mica lo può fare l'editore/referee, e così si verifica solo la coerenza dell'articolo, ma non si sa se veramente gli esperimenti abbiano dato i risultati dichiarati. Fino a quando qualcuno li riproduce (se li riproduce) e poi salta fuori che era sbagliato (o peggio una balla), ma è troppo tardi, tutto è stato già pubblicato e citato da chissà quanti che continuano a ripetere un dato falso.

poi è chiaro che ci sono esperimenti
così complessi e costosi che sono difficili da ripetersi, soprattutto da parte di un gruppo indipendente che può non avere accesso a determinate strutture (penso ai mega-acceleratori, ad esempio).

Si, come i neutrini (italiani) più veloci della luce con tanto di tunnel della Gelmini...? ;) Comunque capisco cosa vuoi dire, sono d'accordo. Di solito in questi casi si da l'accesso a gruppi indipendenti.

Io comunque sono molto
colpito dalla comunità degli astrofili (= astronomi non professionisti), eccezionalmente organizzati, che secondo me rappresentano una buona approssimazione a quell’ideale di ricerca pura, guidata solo dalla curiosità per il mondo che ci circonda, che dovrebbe essere il principale motore dell’impresa scientifica. E, non a caso, credo sia l’unico esempio di scienziati dilettanti che con una buona frequenza ottengono risultati di un certo rilievo.

Si, ci ho passato anni dentro. Ed è proprio su quel modello di divulgazione che mi piacerebbe costruire un gruppo vegan. Ma anche lì non pensare che sia tutto così idilliaco, si litiga furiosmanete a volte....

E ci sono già stati casi eclatanti anche qui.

Sì, ma credo niente in confronto alla ricerca medica, che per sua natura si presta di più.

Ecco, questo è il punto. Ma non è perché i fisici sono buoni mentre i biologi o medici nutrizionisti cattivi. Il problema è che un'organismo vivente ha un tale livello di complessità che va aldilà delle nostre capacità di trovare verità assolute. Il determinare se una dieta fa bene o male, aldilà delle situazioni eclatanti, è tutt'altro che semplice da determinare in modo scientifico una volta per tutte. Se poi ci vengono di mezzo le proprie convinzioni ideologiche.....

Che poi taluni aspetti del nostro
comportamento sian i anche spiegabili in termini etici, bene: ma da qua a cercare un fondamento biologico all’altruismo, solo per dirne una, ce ne dovrebbe correre. A parte il fatto che mi pare siano spiegazioni date a posteriori e basate su una capacità osservazione della natura umana (per non parlare di quella animale) a livello di conversazione da bar...

Si, non sono biologo evoluzionista, ma a volte ho la sensazione che le leggi del "più adatto", della "selezione naturale", del "vantaggio evolutivo" vengano usate per spiegare tutto e il contrario di tutto, a posteriori sempre.

Chiedo scusa a eweg (e agli altri, ovviamente) per questo lunghissimo OT. Per farmi perdonare, spero, Ti linko questo sito:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/

che è una specie di Google sulla letteratura scientifica biomedica. Magari puoi provare a fare qualche ricerca per vedere se trovi quanto di Tuo interesse.

Il pubmed l'abbiamo già spulciato su questo forum e ci abbiamo trovato chi ci spiega quanto bene faccia il parmigiano.... :))) Beh, mi fermo qui. Buona domenica!

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