Da questo link
http://it.wikipedia.org/wiki/Agricoltura_biodinamicarisulta che, oltre ad utilizzare corna di animali, l'agricoltura biodimanica utilizza altre parti di animali (non meglio specificate) e anche letame. Questo mi sembra che possa farla escludere decisamente, finché non ne esisterà una variante vegana.
Anche la permacultura prevede la concimazione con letame, di animali lasciati girare liberamente per l'appezzamento, ma credo che un agricoltore vega farebbe a meno di questo, oppure terrebbe degli animali come si fa nei rifugi, animali salvati e liberi.
Credo comunque che un compost di scarti vegetali sia più che sufficiente a nutrire un terreno. Conosco un giardino-frutteto non curato né concimato, piuttosto selvaggio, che sembra una foresta, in cui crescono piante i cui semi sono stati portati dal vento. Ho visto alberi carichi di frutti, ne ho mangiato qualcuno e ancora ne ricordo il sapore pieno.
La mia personale risposta al problema dello sfruttamento di animali in agricoltura è di cercare di coltivare ortaggi e frutta sul mio terrazzo, in mancanza di aziende sicuramente vegan per me raggiungibili. Capisco che non per tutti è possibile e non è detto che le mie coltivazioni abbiano successo e raccolto. Sarà comunque impossibile coltivare cereali, perché servono estensioni maggiori e piena terra. Per tutto quello che non produco o produrrò, penso che la scelta migliore sia il biologico,non avendo accesso a prodotti biodinamici vegan o di permacultura vegan.
Credo che noi dobbiamo cercare il minor impatto ecologico solo se questo è possibile, senza nuocere agli animali. Ad esempio il pile ha sicuramente un maggior impatto ecologico della lana, ma nessuno di noi acquisterebbe mai più abiti in lana. Questa obiezione mi è stata posta molti anni fa in un blog da un'onnivora.
Se la concia della pelle avesse meno impatto ecologico della fabbricazione di scarpe, cinture ecc. in materiali sintetici (non lo so qual'è l'impatto ecologico maggiore), io non mi pongo il problema dell'impatto ecologico, mi pongo prima il problema della salvezza degli animali e solo successivamente penso all'ambiente. Cioè cerco di evitare il più possibile che la morte e sofferenza di animali sia diretta conseguenza delle mie azioni. Successivamente penso alle conseguenze indirette. Posso, ad esempio, decidere di acquistare scarpe e borse in canapa o cotone piuttosto che in materiali sintetici. Al momento credo che sia il massimo che possiamo fare.
Ciao
pamela