"A Natale si è tutti più buoni" e proprio in questo periodo si moltiplicano le iniziative di solidarietà e le occasioni di beneficenza e un po' tutti vogliono aiutare, dedicarsi agli altri,portare aiuto a chi vive in condizioni di disagio.
Lo spirito del Natale ci fa sentire in modo più forte e incisivo quello che Albert Schweitzer chiamava <<impulso di aiutare tutte le forme viventi>>.
(<<Un uomo può considerarsi moralmente ineccepibile quando obbedisce all'impulso di aiutare tutte le forme viventi che è in grado di assistere e rifugge dal ferire una qualsiasi di queste.>>
Albert Schweitzer)
A rovinare l'atmosfera natalizia è però la destinazione di parte di questa beneficenza.
Sono molte le associazioni (AIRC, AISM, ANLAIDS onlus,Telethon,Trenta Ore per la Vita, Associazione Italiana per la Lotta al Neuroblastoma, etc. ) che approfittando del periodo natalizio "bussano alle nostre porte" e insistono su quanto sia importante il nostro contributo per la ricerca, quanto sia importante per la vita di tanti bambini, quello che non dicono però è che tutti i soldi che riescono ad ottenere vanno a finanziare qualcosa che è tutt'altro che ricerca, una pseudo-ricerca che continua ad utilizzare metodi inefficaci, che non solo non salvano l'uomo ma non fanno altro che mettere in pericolo la sua vita, rendendo lui stesso, o per meglio dire tutti noi delle cavie da laboratorio.
Che gli esperimenti sugli animali siano moralmente ed eticamente inaccettabili è più o meno compreso e sentito, molti si dicono contrari a tali atrocità ma in parte poi fanno finta di niente e lasciano che la loro coscienza sia messa a tacere dalla domanda "preferisci salvare un topo o un bambino?", ma conoscendo quello c'è dietro a questa domanda e quali sono le sue reali motivazioni, sapendo che uccidendo il topo non si salva il bambino cosa direbbero queste persone?
<< Un giorno, quando chiesi ad un collaboratore quale fosse il senso degli esperimenti, mi fu risposto “solo perché una medicina ha un effetto su un cane non vuol dire che avrà lo stesso effetto su un essere umano”. Mi fu anche detto “Lo scopo degli esperimenti non è proteggere gli esseri umani, ma quello di ottenere che il committente (la ditta che paga gli esperimenti) porti altro lavoro al laboratorio. Il modo di garantire che il committente ci affidi nuovamente del lavoro è ottenere che il suo prodotto venga immesso sul mercato”.>>
Queste le parole di Michelle Rokke, che per settimane ha lavorato in HLS, un grosso laboratorio di vivisezione negli USA; esperienza, la sua, raccolta in un diario (disponibile anche in italiano " I diari di Michelle Rokke", on-line è disponibile una versione scaricabile -
https://www.agireoraedizioni.org/catalogo/libri/libri/vivisezione/i-diari-di-michelle-rokke/) Bisogna però ricordare che gli orrori descritti da Michelle Rokke non sono esclusivi di questo centro, dal momento che i laboratori di vivisezione sono ovunque gli stessi e ovunque si fanno gli stessi test, che, ripeto, sono intollerabili da un punto di vista etico e inutili, anzi spesso dannosi da un punto di vista scientifico.
<<Uno studio del governo degli USA mostra che più del 50% delle medicine sul mercato sono rietichettate o ritirate dalla Food and Drug Administration dopo essere state usate dagli esseri umani. Il punto è che la prima volta in cui una medicina o un qualsiasi prodotto vengono usati dalle persone, è la prima volta in cui si sa realmente che cosa succede. Tutti gli esperimenti eseguiti prima, tutte le sofferenze, tutti gli animali morti, torturati per profitto ed avidità, portano soltanto all’introduzione sul mercato di una sostanza dalle proprietà ignote.>> (I Diari di Michelle Rokke)