Disavventure in vacanza e consigli; pagina 2
16
ariel444,
4/06/13 22:56
pamela ha scritto:
Io invece non disdegnerei di incontrare un principe-ragioniere nostrano. A volte i viaggi hanno scopi molteplici. Comunque io prediligo i principi-geometri, che sanno rendersi utili in qualsiasi casa, aggiustano rubinetti, costruiscono pareti divisorie ecc..
e che, ti fai 5 mila chilometri per trovare un tuttofare?! :-D
troppo ti costa!
Ho bellissimi ricordi di alcuni dei ragionieri e ragioniere incontrati nei miei viaggi e con alcune persone è nata un'amicizia. Al di là dei viaggi, alcune delle persone più stravaganti ed interessanti che ho conosciuto nella mia vita, per campare fanno i bancari.
ma sì, bancari, ragionieri, commercialisti possono essere molto piacevoli, però farsi un c... così di chilometri e denari per andarseli a capare in capo al mondo
basta andare in una tavola calda in centro a Roma o all'Eur alla pausa pranzo e sai quanti ne trovi... :-D
Purtroppo nei miei viaggi ho trovato sempre una massiccia presenza di
tedeschi, che non socializzano e comunicano neanche fra di (((((
loro.
e meno male,se erano pure loro dei socialoni dovevo girare col burka per non farmi riconoscere come europea, argh!
Se non riesco ad ottenere presenze rassicuranti, me ne vado anche in giro da sola per Marrakesh o similari. A me è andata bene, ma non consiglio a nessuno di farlo.
A parte gli scherzi con Pam, io consiglio invece a tutte le femmine di viaggiare da sole, con sale in zucca naturalmente, perchè rari momenti di felicità assoluta io li ho provati proprio cenando da sola in una trattoria alla buona col karaoke di Bangkok (cantando in thai con gli avventori), davanti a un tramonto sul monte Annapurna in perfetta solitudine a parte qualche capretta, in una piazzetta di Katmandu o nei vicoli della città vecchia di Benares accarezzando una mucca sacra
nessun gruppo-vacanze, nessuna guida "autorizzata", nessun simpaticone del gruppo intorno e il momento perfetto è assicurato, provare per credere ;-)
17
pamela,
5/06/13 21:52
Da quello che scrivi, sembra che tu parta alla ventura, munita solo di biglietto aereo. In realtà anche tu ti appoggi a delle strutture, magari alternative. Ne conosco una, con cui non ho mai fatto viaggi, perché nei suoi opuscoli-libroni invita a fare un'autoselezione. Io mi sono autodeselezionata perché, dopo un anno di lavoro, non ho voglia di mangiare panini o gallette a pranzo, di dormire in locande locali, di mettere a repentaglio la mia incolumità su mezzi di trasporto zoppicanti, di aprirmi la strada nella jungla a colpi di machete, di costringermi a lunghe marce. Sono riuscita lo stesso ad entrare nelle case, a parlare con locali non addetti a situazioni turistiche e a sentirmi a casa, anche perché sono tornata diverse volte negli stessi posti. Anche durante un tour, se sei determinata, riesci a vedere e conoscere molto.
L'ideale, secondo me, sarebbe partire con già dei contatti sul posto e, ancora meglio, starci dei mesi. Però non aprirei una locanda a Kathmandu, anche se mi perderei l'incontro con Indiana Jones.
A proposito della frequentazione di italiani, ricordo il racconto di un amico appunto bancario che ha fatto un viaggio selvaggio in Sud America, ha affrontato pericoli e disagi, ha percorso molte miglia lontano dalla civiltà, si è inerpicato su monti quasi inaccessibili, finalmente, stremato, è arrivato in una grotta nascosta e dentro ci ha trovato il suo dirimpettaio di scrivania.
Ciao
pamela
18
DaniellaVeg91,
5/06/13 23:17
pamela ha scritto:
A proposito della frequentazione di italiani, ricordo il racconto di un amico appunto bancario che ha fatto un viaggio selvaggio in Sud America, ha affrontato pericoli e disagi, ha percorso molte miglia lontano dalla civiltà, si è inerpicato su monti quasi inaccessibili, finalmente, stremato, è arrivato in una grotta nascosta e dentro ci ha trovato il suo dirimpettaio di scrivania.
Questa è sfiga però! :D avranno riso tutta la notte! :)
19
Andrea,
6/06/13 08:52
Ho spezzato il thread e cambiato titolo perchè si parla di una vacanza disastrosa che non c'entra con la scelta vegan.
20
cristy,
6/06/13 12:29
Alla fine, ognuno chiaramente (anche dopo tentativi disastrosi, vedi Stella :-)) sceglie il tipo di viaggio più congeniale.
Non necessariamente ci si appoggia a strutture, ho molte amiche che partono con il solo biglietto aereo e l'hotel del primo giorno prenotato.
Anche fra viaggi organizzati ci sono tantissimi tipi diversi, a quelli tipo "7 capitali in 7 giorni", in cui tempo fa ho lavorato, non andrei manco se mi pagassero (cioè sì, l'ho fatto perchè mi pagavano :-)))) , ma per me era appunto lavoro). Ma i tour a cui accennava Ariel, con possibilità di finanziare progetti di tutela del paesaggio e dell'ambiente, mi ispirano molto, immagino che anche i ritmi siano diversi.
I miei ricordi più belli sono legati a viaggi da studentessa, devo dire però che ero in situazione privilegiata, perchè partivo da un periodo lungo di permanenza in un Paese lontano, di cui conoscevo la lingua . Mi sono girata tantissima parte della Cina con un'amica, senza ovviamente prenotare nulla, e mi sono rtirovata a mangiare per terra nelle famiglie di piccolissimi villagi, ad "assaporare" tre giorni di treno di classe popolare (non riesco a darvene una definizione, provare per credere!) in mezzo a qualunque tipo di persone ecc ecc.
Ognuno deve fare i conti con la propria capacità di adattamento e di sopportazione (la mia è minima qua, ma quando viaggio aumenta ogni giorno di più).
L'unica cosa a cui dovrò certo fare attenzione è la mia sensazione di essere sempre al sicuro, che fuori non possa succedermi niente; difatti non mi è mai successo niente, mi sono ritrovata a Mosca durante una tappa della Transiberiana con un solo indirizzo scarabocchiata su un foglietto, che è risultato essere l'abitazione di una famiglia di armeni che ospitava turisti al di fuori dei circuiti tradizionali. Mi sono fatta tre giorni di colazioni con peperoni , vodka (facevo finta di berla!) e giri per Mosca con i figli, che non parlavano quasi nulla di inglese ma ci hanno fatto vedere tutta la città.
Ma ero nell'estrema periferia di Mosca, e nessuno sapeva dove fossi!! Poteva in effeti succedermi di tutto...
Adesso magari farei più attenzione, cercherei almeno di informarmi prima un po' meglio, e con Internet è già più semplice.
Però, la libertà... che meraviglia.
21
ariel444,
6/06/13 13:09
pamela ha scritto:
Da quello che scrivi, sembra che tu parta alla ventura, munita solo di biglietto aereo. In realtà anche tu ti appoggi a delle strutture, magari alternative.
sì, di solito sì, parto con solo il biglietto aereo
ho fatto eccezione solo due volte per l'organizzazione americana di viaggi vegan perchè ero curiosa e perchè la prima volta eravamo solo in tre (la seconda in nove, un numero quasi intollerabile per me ma ce l'ho fatta, anche se con qualche stress), mi incuriosiva l'idea di mettere insieme vegan da più parti del mondo (grazie a dio nessun altro italiano), pasti vegan luculliani e santuari di recupero di animali maltrattati
mi è pesato un po' essere in gruppetto o in gruppo, non l'avevo mai fatto, ma ho cercato comunque, complice il fatto che a volte facevo quasi finta di non capire bene l'inglese, di isolarmi appena potevo per poter essere più in contatto con la realtà locale
una volta mi hanno cercato per mezza giornata, mi ero infrattata in un matrimonio locale e non mi trovavano più
:D
oppure chiedevo ufficialmente di essere lasciata per i fatti miei per una giornata mentre loro facevano altro, così da poter decidere del mio tempo
per il resto sempre viaggiato o completamente sola o al massimo con una persona, biglietto aereo, a volte un paio di notti prenotate all'arrivo, e basta
ma tutti sti pericoli non li ho mai visti, ne' tanto meno sono mai rimasta molto da sola, la gente si incontra strada facendo e poi ci si divide,insomma massima libertà
22
pamela,
6/06/13 22:02
Cara Ariella, il tuo modo di viaggiare implica una fiducia nel genere umano che io non condivido. Quando mi arriva qualcosa di positivo da estranei mi commuovo e ci scrivo su un racconto o una poesia.
Ho fatto una traversata notturna della Tunisia in taxi, da Monastir a Tunisi. Dovevo partire da Tunisi, perché avevo prenotato troppo tardi e non c'erano posti sull'aereo da Monastir. La strada sembrava una stradina di campagna, nel buio totale. Il tassista non comunicava, sapeva solo poche parole di francese. Quando il taxi si è fermato in mezzo al buio, accanto ad una casa isolata e l'autista è sceso ed è sparito dietro la casa, ho pensato un attimo che il fondo ero troppo giovane e avevo ancora tante cose da fare e poi che ne sarebbe stato delle mie gatte e del mio ex. Dopo un tempo che mi è sembrato lunghissimo, il tassista è tornato. Aveva in mano un ramo di melograno, con tutti i suoi frutti e me lo ha donato. All'alba ero all'aeroporto di Tunisi, con i miei melograni. Sono qui a raccontarlo, ma non accetterei più di attraversare la Tunisia di notte da sola con un tassista.
A vent'anni sono arrivata a Londra da sola, con le uniche indicazioni di un'agenzia di baby-sitter e una strada con alberghi economici. Appena scesa dall'autobus che collega l'aeroporto alla città, ho chiesto dov'era la fermata della metro. Ce l'avevo davanti, ma non la riconoscevo. Purtroppo l'ho chiesto ad un tizio che si è rivelato un pazzo, aveva uno sguardo strano, mi ha sequestrato la valigia e mi ha costretto ad un interminabile giro in metropolitana, credo di aver girato per ore. Ho avuto l'ispirazione di uscire dalla metro, prendere un taxi e dirigermi all'albergo dove stava un ragazzo che avevo conosciuto in aereo. Il tizio mi ha seguito sul taxi, perché aveva la valigia, ma voleva me. Intanto diceva cose terrorizzanti, che non era bene che una ragazza andasse da sola all'estero, potevano succedere molte cose brutte, come mai mia madre mi aveva lasciato andare, non capivo la lingua (te credo, era scozzese e veramente non si capiva niente), diceva anche cose prive di senso, scampoli di religione e profezie. Arrivati in albergo, ha dovuto mollare la valigia e andarsene, non senza prima tentare di raggiungermi in camera e vedersi sbattere la porta in faccia. Quella notte non ho chiuso occhio, perché alle finestre c'erano solo vetri e non tapparelle e potevo vedere una scala di sicurezza. Col senno di poi, non mi perdono il mio attaccamento alla valigia, in cui non c'era nulla che valesse di più della mia incolumità.
Brutti incontri possono capitare ovunque, ma se sei all'estero sei un po' più incerta di come saresti nel tuo paese, dove magari riesci ad essere più previdente, tempestiva ed efficace nelle reazioni.
Ciao
pamela
23
kiwana,
11/06/13 15:25
Uff... Mi state risvegliando un tarlo malefico che mi rode da anni e che non ho mai soddisfatto: viaggiare da sola. Ho fatto tantissimi viagi, ma mai da sola, oppure quelli che ho fatto da sola sono stati molto brevi e vicino. Quello che mi ha sempre fermato è che ho paura che mi succeda qualcosa, lo so è una cavolata, più facile che mi ammazzino qui in Lombardia quando esco la sera col cane... Comunque questa "paura" o "pigrizia" forse è più esatto, mi ha sempre fatto desistere per fare viaggi in compagnia, che per carità sono bellissimi e tutto, ma so, sento che non è la stessa cosa e che ne avrei un sacco bisogno, tutti ne avrebbero bisogno di andarsene da soli! In realtà non saprei nemmeno dove andare, o da dove cominciare per scegliere, vi invidio sinceramente per le palle che avete avuto, viaggiatrici solitarie.
24
ariel444,
13/06/13 11:20
kiwana ha scritto:
Uff... Mi state risvegliando un tarlo malefico che mi rode da anni e che non ho mai soddisfatto: viaggiare da sola. Ho fatto tantissimi viagi, ma mai da sola, oppure quelli che ho fatto da sola sono stati molto brevi e vicino.
proprio perchè la mia fiducia negli esseri umani è pari allo zero carbonella, l'idea di partire col gruppone...
in ogni caso, bando a tutte le paranoie, da sempre le donne hanno viaggiato sole e in condizioni ben più ardite, è che noi italiane non ci siamo abituate, ci sono frotte di donne sole che viaggiano per il mondo e nessuno la vede come una bizzarria, è solo un fatto culturale
sono americane, scandinave, australiane, ma di italiane sempre poche, tant'è che mi hanno spesso presa in giro in viaggio chiedendomi dove avessi lasciato la "famigghia"
kiwana, quando vorrai farlo a disposizione per dritte sul da farsi, come hai detto tu è più facile che si inciampi in uno scalino dentro casa o si intruppi in una macchina in centro, se uno deve morire muore ovunque, se pensiamo così non ci spostiamo più dal letto
se ti vuoi divertire a leggere cosa hanno fatto ben più intrepide viaggiatrici di altri tempi, leggi Viaggio di una parigina a Lhasa di Alexandra David Neel, una donna fantastica e un viaggio altrettanto favoloso