ariel444 ha scritto:
bellissima questa Daniele... Scena di grande impatto, tu che pigli forchetta e coltello e ti avventi sul braccio della mangiaconigli!
la prossima volta voglio mettere del ketchup sul naso del mio commensale più vicino, chissà se inizia a preoccuparsi da subito o dopo un po'...
Oddio Ariel, messa così, per qualcuno che non conosce la "trama", somiglierebbe piuttosto ad una scena sfacciatamente splatter di un horror B movie ! "Condita" e ravvivata dal tuo ketchup che, mirabile effetto speciale "casareccio", simula il sangue dell' immancabile vittima di turno ! Direi proprio che il Dottor Lecter ci fa un baffo...
Tuttavia, l' ironia che derivò da quell' episodio fu dovuta in gran parte all' espressione, come già accennato, piuttosto interdetta ed inebetita che spuntò sul volto della vicina di sedia di quella serata. Non tanto quindi per il mio gesto, che fu assolutamente e palesemente ironico e garbato, seppur intenzionalmente provocatorio.
Più in generale, in occasioni di questo tipo, come quelle conviviali con persone che incontriamo per la prima volta, ognuno di noi si trova a dover ri-ri-ri-ri-sentir rivolgere, quasi fosse una sorta di copione, osservazioni e domande, trite e ritrite, che oramai conosciamo a menadito. Ed i toni e gli argomenti da noi addotti in risposta, di volta in volta, risultano essere differenti in funzione di svariati aspetti e fattori. Ad esempio in base al tipo di occasione in cui ci troviamo, alle persone che ci rivolgono le loro pseudo-osservazioni e simil-quesiti, al tono degli stessi, al clima generale e, non ultimo, allo stato d' animo che ci è proprio in quel determinato momento.
In tal senso, nell' ultima riunione conviviale a cui ho dovuto partecipare, il classico pranzo pre-pasquale con i colleghi di lavoro, il clima era decisamente più formale rispetto a quello che respirava durante la cena estiva menzionata nel mio precedente post.
Pertanto non avrei certo potuto afferrare il braccio (!) di qualche dirigente o quadro seduto al nostro tavolo, comportandomi pertanto alla stessa stregua con l' ormai famigerata ragazza dalla risata stridula.
(Postilla: a riprova che non l' ho fatto nel mio profilo utente, alla voce "Professione", figura ancora "Impiegato" e NON "Disoccupato"...).
Ed anche in tale occasione, l' osservazione del commensale di turno non si è fatta attendere. Il ragazzo in questione, un giovane ingegnere dall' oscuro accento e dal perenne vestire azzimato, che conosco solo di vista, nel sentire la mia collega Maria che, leggendomi gentilmente il menù, mi suggerisce cosa avrei potuto tranquillamente ordinare, sapendo del mio essere vegan, chiede di botto "ma sei celiaco ?".
Gli rispondo "No. Sono napoletano". Ed aggiungendo qualche istante dopo, sorridendo "Scherzo, semplicemente non mangio cadaveri di animali. Praticamente non sono un necrofago. Sono un essere umano, quindi un primate, non un avvoltoio".
Ed il mio interlocutore a quel punto, non guardando più me bensì la mia amica, "E noi allora ?"
Gli rispondo, fissandolo attraverso lo spesso vetro degli occhiali dalla montatura stile Peppino Di Capri anni '60, stavolta con tono serioso ed interrogatorio, "Ed io che ne so ? Lo chiedi a me perchè mangiate pezzi di carcasse ? Dovrei semmai essere io a chiedervene il motivo". Attimo di silenzio. Lui accenna ad una risatina; forse gli ho confuso un pò le idee oppure crede che lo stia prendendo in giro. Boh, pazienza.
Così mi rivolgo nuovamente alla mia collega e le dico "Marì, allora vaje ccà 'a pizza" (Trad. "Maria, vada allora per la pizza).
Ad onor di cronoca, dopo quell' episodio, ogni volta che ci incrociamo nei corridoi dell' ufficio dove lavoro, quel ragazzo finge di non vedermi. Le volte in cui è costretto a salutarmi, visto che ci troviamo uno di fronte all' altro, fa giusto un cenno col capo. In contrasto con il mio "Ciao !" volutamente squillante.
Lo stesso ciao che rivolgo anche a tutti voi !
Daniele