sax ha scritto:
la lav fa pagare per una certificazione
Pero' non e' necessario farlo. Ci sono 2 modi per aderire allo standard cruelty-free:
1) Autocertificazione. La ditta si limita a dichiarare per scritto (su carta intestata dell'azienda con firma di un rappresentante legale), che aderisce allo standard. Quindi non costa assolutamente niente.
Ovviamente se poi non lo rispetta passa guai a non finire, perche' dichiarare il falso in un'autocertificazione e' illegale.
In questo modo non si paga niente ma non si viene elencati tra le aziende sul sito della LAV. Pero' si finisce sulle liste di VIVO e simili.
2) Certificazione LAV/ICEA. Questo ha un costo, perche' ICEA manda del personale a fare controlli, non e' un servizio gratuito. Il vantaggio e' che si va sulle liste della LAV (ma chi se ne frega poi.. penso che per una persona che legge la lista LAV ce ne siano 1000 che leggono le altre). E poi il consumatore e' piu' tranquillo
sapendo che cio' che la ditta dichiara viene controllato
di sicuro da un ente.
che per loro è
fasulla, nel senso che le aziende che aderiscono non fanno test su prodotti finiti (come loro) non testano i singoli componenti (come loro) e non commissionano ad altri i test (come loro) però non è detto che usino magari un certo elemento che sia stato testato prima di una certa data (mi sembra 2004)
Tutti gli ingredienti sono stati testati su animali al momento della messa in commercio. La legge non permette di mettere in commercio ingredienti non testati.
Il senso della certificazione cruelty-free e' appunto quello di non usare ingredienti prodotti dopo una certa data ma solo ingredienti "vecchi" cosi' per questi non vengono fatti nuovi test.
Diciamo che e' un po' come avere una vecchia cintura in pelle: non e' cruelty-free, ma se ormai l'hai comprata e
la usi, ma poi non ne compri piu', smetti di alimentare l'uccisione di animali. Produrre cosmetici crulety-free
e' come continuare ad usare una vecchia cintura di pelle. Produrre cosmetici non cruelty-free e' come continuare a comprare capi di abbigliamento in pelle.
Per quanto riguarda la data non e' il 2004. Ogni azienda
ne sceglie una (ovviamente una volta scelta non la puo' cambiare). Ad esempio CIBE ha scelto il 1988.
loro invece non usano prodotti testati anche
prima di quella data quindi si sentono più "avanti "
Se intendono che i loro ingredienti non sono mai stati testati mentono, perche' lo sono per legge. Se invece intendono che hanno scelto una data anteriore al 2004 allora non sono piu' avanti, appunto perche' ogni azienda scelglie una data a piacere. Sono come le altre.
Pero' allora che procedano all'autocertificazione. Non costa niente.
diciamo delle aziende in positive list
Attenzione perche' la positive list e' un'altra cosa, se come anno invece del 1988, o 2000, o 1995 si sceglie il 1976 oltre che cruelty-free si e' nella positive list. In pratica Positive List e' Crulety-Free non con l'anno
scelto a piacere ma con il 1976.
Pero' sono passati 30 anni, e praticamente nessuno usa quella data, quindi la positive list e' ormai una cosa scomparsa.
Serve solo a chi vende cosmetici testati su un noto sito internet di cui non faccio il nome per attaccare il cruelty-free.
, mi ha detto che
loro hanno aderito alla dichiarazione unipro (che non so cosa sia) che è un pò contro la lav in quanto la lav fa pagare per dare una certificazione (ed è eticamente per loro scorretto).
Fermo restando il mio disprezzo per la LAV, qui non posso proprio criticarli. La certificazione costa. Richiede che una struttura (ICEA) mandi il proprio personale a fare dei controlli. C'e' il costo del personale, le conoscenze, i laboratori.. non ci vedo niente di eticamente scorretto. Se non si vuole pagare si procede all'autocertificazione.
Al limite trovo criticabile che la LAV non elenchi sul suo sito anche chi non vuole o non puo' sostenere la spesa della certificazione e procede "solo" all'autocertificazione. Per questo preferisco la lista di VIVO: li' ci sono tutte le ditte, e per ciascuna c'e' scritto l'anno che ha scelte, e se ha usato l'autocertificazione o la certificazione.
Sono disposti
anche a farmi due righe per dire che loro non alimentano in nessun modo la sperimentazione.
L'unico modo per non alimentarla e' scegliere una data e impegnarsi a usare solo ingredienti messi sul mercato prima di tale data.
A questo punto devono dichiararlo formalmente con l'autocertificazione (o con l'accordo LAV/ICEA).
L'importante e' che l'autocertificazione non deve essere generica, tipo "noi non facciamo test su animali", ma una cosa precisa: "non usiamo ingredienti messi in commercio prima dell'anno XXXX" e qui scelgono un anno. Se sono interessati possiamo fornire un fac-simile.
Ogni altra dichiarazione, o giro di parole non serve a niente. Devono scgliere un anno e impegnarsi formalmente. Se lo fanno hanno un nuovo mercato, un po' di pubblicita' gratuita per il fatto di essere nelle liste, e non spendono assolutamente niente.
Ovviamente se poi usano anche un solo ingrediente messo in commercio dopo quella data passano guai a non finire per aver dichiarato il falso.
andrea