Cruelty free?

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1 tucano, 11/01/07 20:13

Questi prodotti secondo voi possono considerarsi cruelty free perché c'è il coniglietto? http://www.foreveraloevera.it/certificazioni.htm

Non è per me, ma c'è qualcuno che avendo visto il coniglietto è convinto che lo siano, anche se non sono nell'elenco di consumo consapevole. Cosa significa quel logo?

2 karen, 11/01/07 21:00

io ho letto di non fidarsi del simbolo del congilietto, devono essere nella lista

3 tucano, 11/01/07 21:19

Anch'io ho detto così e personalmente mi fido solo dei prodotti della lista, ma si tratta di un'altra persona.

grazie

4 Andrea, 11/01/07 22:57

Coniglietti o scritte generiche come "non testato sugli animali" non hanno alcun significato.

Sul logo nel sito indicato c'e' scritto "non testato
sugli animali", ma e' il solito discorso: non sono i prodotti finiti ad essere testati sugli animali (anche, ma sono casi rarissimi) ma i singoli ingredienti.

5 tucano, 11/01/07 23:49

Grazie Andrea. E' quello che ho risposto anch'io circa i prodotti finiti, solo che quel coniglietto con la scritta mi sa che tragga in inganno molte persone che pure vorrebbero usare prodotti "cruelty free".

ciao

6 Kalpoternit, 12/01/07 00:15

Si sta parlando di questo argomento sul blog di Grillo,se vi va di dire la vostra (io l'ho fatto) il titolo del
topic è "la cattiva scienza" del 6 gennaio.

7 lemurella, 25/01/07 18:18

Uso un vecchio thread per evitare di intasare il forum x nulla.
Oggi son stata in un negozio del commercio equo (a Milano, nel metrò di Duomo) e ho visto i prodotti Natyr, che se non erro figurano nella Poisitive List sotto la marca Gala.
Mi confermate che posso fidarmi?
Inoltre, nella Positive List figura anche la Clarins: viene specificato che forse utilizza ancora prodotti testati, seppure molti anni fa- nel dubbio mi astengo dall'acquistare loro prodotti, però visto che tra tutte le grandi case cosmetiche sciccose è l'unica, pare, ad avere mostrato considerazione per il cruelty free, mi chiedo se non andrebbe incoraggiata.

8 Andrea, 25/01/07 20:39

lemurella ha scritto:
Oggi son stata in un negozio del commercio equo (a Milano, nel metrò di Duomo) e ho visto i prodotti Natyr, che se non erro figurano nella Poisitive List sotto la marca Gala.
Mi confermate che posso fidarmi?

Si', attenata agli ingredienti animali che possono essere nei singoli prodotti.

Inoltre, nella Positive List figura anche la Clarins

Sei sicura? Io non la trovo.

9 lemurella, 26/01/07 15:09

sa l'ostia che pagina ho aperto ieri, oggi non la trovo neanch'io!meglio così.

10 sax, 23/02/07 11:20

ciao,
questa mattina mi sono incontrata con il rappresentante della ditta "biosline" per una eventuale collaborazione nella mia prossima apertura di profumeria naturale. Gli ho spiegato che oltre ad essere attenta al naturale vorrei sia un punto etico, quindi gli ho chiesto come mai non hanno la certificazione lav, pur essendo attenti al cruelty free. Il rappresentante non ne sapeva niente ma ha chiamato in ditta in vivavoce e la responsabile della linea mi ha risposto che:
la lav fa pagare per una certificazione che per loro è fasulla, nel senso che le aziende che aderiscono non fanno test su prodotti finiti (come loro) non testano i singoli componenti (come loro) e non commissionano ad altri i test (come loro) però non è detto che usino magari un certo elemento che sia stato testato prima di una certa data (mi sembra 2004) loro invece non usano prodotti testati anche prima di quella data quindi si sentono più "avanti " diciamo delle aziende in positive list, mi ha detto che loro hanno aderito alla dichiarazione unipro (che non so cosa sia) che è un pò contro la lav in quanto la lav fa pagare per dare una certificazione (ed è eticamente per loro scorretto).
Comunque lunedì mi fa chiamare da una dottoressa biologa che mi dà ulteriori info sulla questione. Sono disposti anche a farmi due righe per dire che loro non alimentano in nessun modo la sperimentazione.
A quel punto io non ho saputo ribattere.
Voi cosa ne pensate ?
(non rimandatemi alla faq sul cruelty free perchè ho già letto ma non ho trovato nulla riguardo questa specifica situazione)
ciao
sara

11 Andrea, 23/02/07 13:37

sax ha scritto:
la lav fa pagare per una certificazione

Pero' non e' necessario farlo. Ci sono 2 modi per aderire allo standard cruelty-free:

1) Autocertificazione. La ditta si limita a dichiarare per scritto (su carta intestata dell'azienda con firma di un rappresentante legale), che aderisce allo standard. Quindi non costa assolutamente niente.

Ovviamente se poi non lo rispetta passa guai a non finire, perche' dichiarare il falso in un'autocertificazione e' illegale.

In questo modo non si paga niente ma non si viene elencati tra le aziende sul sito della LAV. Pero' si finisce sulle liste di VIVO e simili.

2) Certificazione LAV/ICEA. Questo ha un costo, perche' ICEA manda del personale a fare controlli, non e' un servizio gratuito. Il vantaggio e' che si va sulle liste della LAV (ma chi se ne frega poi.. penso che per una persona che legge la lista LAV ce ne siano 1000 che leggono le altre). E poi il consumatore e' piu' tranquillo
sapendo che cio' che la ditta dichiara viene controllato
di sicuro da un ente.

che per loro è
fasulla, nel senso che le aziende che aderiscono non fanno test su prodotti finiti (come loro) non testano i singoli componenti (come loro) e non commissionano ad altri i test (come loro) però non è detto che usino magari un certo elemento che sia stato testato prima di una certa data (mi sembra 2004)

Tutti gli ingredienti sono stati testati su animali al momento della messa in commercio. La legge non permette di mettere in commercio ingredienti non testati.

Il senso della certificazione cruelty-free e' appunto quello di non usare ingredienti prodotti dopo una certa data ma solo ingredienti "vecchi" cosi' per questi non vengono fatti nuovi test.

Diciamo che e' un po' come avere una vecchia cintura in pelle: non e' cruelty-free, ma se ormai l'hai comprata e
la usi, ma poi non ne compri piu', smetti di alimentare l'uccisione di animali. Produrre cosmetici crulety-free
e' come continuare ad usare una vecchia cintura di pelle. Produrre cosmetici non cruelty-free e' come continuare a comprare capi di abbigliamento in pelle.

Per quanto riguarda la data non e' il 2004. Ogni azienda
ne sceglie una (ovviamente una volta scelta non la puo' cambiare). Ad esempio CIBE ha scelto il 1988.

loro invece non usano prodotti testati anche
prima di quella data quindi si sentono più "avanti "

Se intendono che i loro ingredienti non sono mai stati testati mentono, perche' lo sono per legge. Se invece intendono che hanno scelto una data anteriore al 2004 allora non sono piu' avanti, appunto perche' ogni azienda scelglie una data a piacere. Sono come le altre.

Pero' allora che procedano all'autocertificazione. Non costa niente.

diciamo delle aziende in positive list

Attenzione perche' la positive list e' un'altra cosa, se come anno invece del 1988, o 2000, o 1995 si sceglie il 1976 oltre che cruelty-free si e' nella positive list. In pratica Positive List e' Crulety-Free non con l'anno
scelto a piacere ma con il 1976.

Pero' sono passati 30 anni, e praticamente nessuno usa quella data, quindi la positive list e' ormai una cosa scomparsa.

Serve solo a chi vende cosmetici testati su un noto sito internet di cui non faccio il nome per attaccare il cruelty-free.

, mi ha detto che
loro hanno aderito alla dichiarazione unipro (che non so cosa sia) che è un pò contro la lav in quanto la lav fa pagare per dare una certificazione (ed è eticamente per loro scorretto).

Fermo restando il mio disprezzo per la LAV, qui non posso proprio criticarli. La certificazione costa. Richiede che una struttura (ICEA) mandi il proprio personale a fare dei controlli. C'e' il costo del personale, le conoscenze, i laboratori.. non ci vedo niente di eticamente scorretto. Se non si vuole pagare si procede all'autocertificazione.

Al limite trovo criticabile che la LAV non elenchi sul suo sito anche chi non vuole o non puo' sostenere la spesa della certificazione e procede "solo" all'autocertificazione. Per questo preferisco la lista di VIVO: li' ci sono tutte le ditte, e per ciascuna c'e' scritto l'anno che ha scelte, e se ha usato l'autocertificazione o la certificazione.

Sono disposti
anche a farmi due righe per dire che loro non alimentano in nessun modo la sperimentazione.

L'unico modo per non alimentarla e' scegliere una data e impegnarsi a usare solo ingredienti messi sul mercato prima di tale data.

A questo punto devono dichiararlo formalmente con l'autocertificazione (o con l'accordo LAV/ICEA).

L'importante e' che l'autocertificazione non deve essere generica, tipo "noi non facciamo test su animali", ma una cosa precisa: "non usiamo ingredienti messi in commercio prima dell'anno XXXX" e qui scelgono un anno. Se sono interessati possiamo fornire un fac-simile.

Ogni altra dichiarazione, o giro di parole non serve a niente. Devono scgliere un anno e impegnarsi formalmente. Se lo fanno hanno un nuovo mercato, un po' di pubblicita' gratuita per il fatto di essere nelle liste, e non spendono assolutamente niente.

Ovviamente se poi usano anche un solo ingrediente messo in commercio dopo quella data passano guai a non finire per aver dichiarato il falso.

andrea

12 sax, 23/02/07 16:29

GRAZIE Andrea sei stato chiarissimo.
Ora gli ho mandato la seguente mail vediamo cosa mi rispondono:
"salve,
scrivo in merito al discorso di questa mattina, riguardo la sperimentazione dei vostri prodotti.
Mi avete indicato due "ostacoli" ad ottenere la certificazione icea-lav.
Mi son informata meglio e ho scoperto che potete provvedere ad una vostra autocertificazione senza alcun pagamento alla lav, mentre per quanto riguarda la data del 2004, se voi non utilizzate componenti testati in date precedenti (quindi siete un passo avanti come mi diceva questa mattina) allora potrete benissimo mettere la data esatta dalla quale voi non usate piu elementi testati.
Se avete bisogno del modulo per l'autocertificazione
potrei anche procurarvelo io.
Siccome la mia clientela mi chiederà prodotti etici certificati (purtroppo le parole non sempre bastano) vi chiedo di provvedere a questa certificazione gratuita che vi consentirà di essere inseriti nella lista cruelty free di "vivo consumo consapevole".
Constatando che comunque questa è la vostra filosofia e i vostri prodotti sono molto validi e attenti al naturale, questa semplice autocertificazione vi porterà ad ampliare la vostra clientela e farvi ulteriore pubblicità.
Se vorrete maggiori informazioni rimango a disposizione. cordiali saluti
ALFIERI SARA

13 Andrea, 23/02/07 16:38

sax ha scritto:
Ora gli ho mandato la seguente mail vediamo cosa mi rispondono:

Come riferimento puoi dare questo: http://www.consumoconsapevole.org/07cosmetici-c.html

E come elenco di ditte che hanno aderito (certificate o autocertificate) questo: http://www.consumoconsapevole.org/07cosmetici-d.html

14 sax, 23/02/07 17:06

ok mandata coi riferimenti.
Adesso stiam a vedere cosa mi rispondono.
grazie ancora

15 Marina, 24/02/07 17:49

Ciao,

ha gia' spiegato tutto molto bene Andrea, comunque volevo solo aggiungere che, al di la' di quello che io penso
della LAV, la certificazione con ICEA sarebbe meglio perche' possono poi usar eil marchio del coniglietto con
le 2 stelline ed e' una cosa piu' ufficiale e se invece scelgono l'autocertificazione vorrei precisare che si occupa di controllare e accettare questa autocertificazione e' Antonella de Paola, l'autrice della Guida ai Prodotti non testati, e in seguito a questo elenchiamo l'azienda
sul sito VIVO.

Mi pare comunque che queste persone non abbiano le idee chiare su che cosa sia lo Standard, quindi magari se leggono il sito VIVO e' meglio.

Se sono interessati all'autocertificazione, dammi pure il loro recapito email che li faccio contattare da Antonella de Paola, che mandera' loro le indicazioni su come fare la dichiarazione.

Aggiungo inoltre che oltre alla dichiarazione firmata saranno poi richieste le dichiarazioni dei produttori dei singoli ingredienti che la ditta usa, i queli dovranno attestare (con timbro e firma) che il tale ingrediente non e' stato testato su animali DOPO un certo anno da loro indicato.
Il maggiore di questi anni sara' la cut-off date valida
per l'azienda.

Esempio:
poniamo che la ditta usi per i suoi prodotti 3 ingredienti chimici (ne usera' ben di piu', ma poniamo 3). Per
ciascuno contatta il produttore, questo gli da' una documentazione che attesta l'anno in cui e' stato testata quella sostanza.
Poniamo che il prodittore 1 indichi come anno il 1990, il produttore 2 indichi 1985 e in produttore 3 1980. La cut-off date dell'azienda nel complesso sara' 1990,
cioe' il maggiore di tre, che significa: NESSUNO dei
nostri ingredienti e' stato testato dopo il 1990 e mi impegno a non usare altri ingredienti che siano stati testati DOPO quella data.

Claro? :-)

Tutta questa cosa di cui sopra ICEA dovrebbe andarla a controllare come ente certificatore, mentre con l'autocertficazione non ci sono controlli ma solo le dichiarazioni cartacee.

Ciao,
Marina

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