CocaCola e coccinelle; pagina 2

Gli utenti registrati possono scrivere una risposta

Pagina 2 di 2

16 Marina, 28/08/06 21:59

Se e' per quello lo scrupolo non ce l'ha nemmeno il contandino che lavora un ina azienda agricola a conduzione familiare, non e' che ci sia differenza, in quanto a questo.

Mi stupiva proprio la cosa in se', pensavo che la cocciniglia si usasse nei coloranti alimentari e basta per via della tossicita', ma che non fosse "necessaria", per cosi' dire, negli inchiostri.

Ciao,
Marina

17 Tami, 29/08/06 08:39

Scusate la franchezza, ma se schiacci una cocciniglia esce fuori un fluido rosso tipo sangue, se schiacci una coccinella no. Io penso che il professore, che non credo sia un entomologo, si sia semplicemente confuso per la somiglianza del nome.

Ciao

Tamara

18 LordSalad, 29/08/06 10:45

ma forse invece il colore rosso deriva dall'esoscheletro della coccinella!!! La malvagità umana arriva a pensare di usare un minuscolo guscio per ottenere un colore....

19 Tami, 29/08/06 10:55

Lord Salad ha scritto:
ma forse invece il colore rosso deriva dall'esoscheletro della coccinella!!! La malvagità umana arriva a pensare di usare un minuscolo guscio per ottenere un colore....

Mah, tutto può essere...

Ciao

Tamara

20 lemurella, 29/08/06 14:58

Domanda: come mai coloranti ed aromi vengono talvolta definiti 'artificiali', tanto che in certi paesi vengono etichettati 'vegan' alimenti strapieni di sigle? Non
l'ho ancora capita bene, sta cosa..

21 Tami, 29/08/06 15:39

Per gli aromi ti giro questa mail che mi è arrivata:

TUTTO FINTO!!
In principio c'è la vaniglia: il baccello, frutto di un'orchidea del Centro America, nero, affusolato, dolce e profumato; il droghiere te ne vende due per 4,80 euro, e il prezzo - dice lui - nell'ultimo anno è sceso, quasi dimezzato. Poi c'è la vanillina, estratta dal baccello di vaniglia per la prima volta nel 1874: da un chilo di semi di vaniglia si estraggono circa 80 grammi di
vanillina, tanto per dare un'idea. Il passo successivo è
la
scoperta che la molecola della vanillina può essere ottenuta anche da altre sostanze, diverse dai baccelli di vaniglia e molto meno costose. Il passaggio ulteriore è la scoperta di una sostanza simile alla vanillina, l'etilvanillina, che ha un potere aromatizzante superiore e, pertanto, ne basta meno per aromatizzare di più. Morale: oggi la vanillina artificiale detiene il 90% del mercato, con le sue 12 000 tonnellate annue di prodotto, mentre alla vaniglia in baccello così come pure alla vanillina estratta dalla pianta che le dà il nome, resta un mercato residuale riservato ai patiti del mangiare naturale, ai sostenitori del commercio equo e solidale e a pochi altri. Lo
stesso vale per le altre sostanze aromatiche più usate in pasticceria (aromi di frutta, di mandorle...), ma anche per altri tipi di preparazioni (valga per tutte
l'affumicatura, sempre di più
costituita da un bagno in acqua con aromi di fumo). Etichette e prezzi.
La situazione si è talmente rovesciata, che il termine aromi sulle etichette dei prodotti alimentari per legge sta a indicare gli aromi artificiali. Il messaggio che ne deriva è, quindi, più o meno di questo tipo: cari concittadini la regola generale è che gli aromi siano tutti artificiali, quindi non ve lo diciamo nemmeno; restano tuttavia alcuni aromi che non lo sono e per i quali occorre aggiungere un aggettivo qualificativo, gli aromi naturali. Leggere un'etichetta richiede perciò una notevole capacità interpretativa; un prodotto con aroma naturale di limone è diverso da uno aromatizzato al limone: il primo contiene sostanze aromatiche estratte dall'agrume, il secondo, invece, del limone ha soltanto il nome e l'aroma (ottenuto artificialmente), la cui molecola, giusto per la cronaca, si chiama 3-metilbutanale. Sempre per restare sui nomi delle
molecole, a dare l'aroma di mandorla è il benzaldeide, il metilbutanoato dà l'aroma di mela, mentre il 3-metilbut-1-ile
metanoato e l'isopent-1-ano-1-ile etanoato sono altri
aromi di frutta. Ma si potrebbe continuare. Almeno costerà molto di meno, direte voi. Per il produttore certamente sì, ma per il normale acquirente il risparmio non è così evidente: un flaconcino di 60 millilitri di acqua aromatica alla vaniglia per pasticceria (nell'elenco degli ingredienti si parla di acqua, aromi e alcol etilico), costa 2,50 euro e la dose è indicata per ottenere due chili di dolci. In fondo siamo nello stesso ordine di prezzo del baccello di vaniglia citato all'inizio del post, a parte
il piccolo particolare che nell'acqua summenzionata, di vaniglia non c'è nemmeno l'ombra. Se, invece che in drogheria, si va in farmacia, si possono trovare gli oli essenziali puri, con una spesa apparentemente superiore, ma in realtà alla lunga
conveniente: per uso alimentare l'olio essenziale si misura,
infatti, a poche gocce alla volta. Parliamo allora di prezzi: un
boccettino da 10 millilitri di olio essenziale di vaniglia costa 13 euro; quelli di rosmarino, timo e limone costano 9 euro per
flaconcino da 15 millilitri; l'olio essenziale di arancio costa 9,75 euro per la stessa quantità. Il prezzo sale a picco, invece, quando si parla di oli essenziali ottenuti dai fiori: quello di
gelsomino è il più costoso e arriva a 22 euro al millilitro, la rosa
varia secondo le qualità, dai 19 euro al millilitro in su. Apriamo una parentesi: gli oli essenziali si trovano in farmacia (ma anche in erboristeria) perché sono i rimedi principi dell'aromaterapia, una terapia nata da una
costola della fitoterapia e che si basa appunto sugli aromi; per questa medicina, a differenza che per la legge dello stato, le essenze aromatiche devono essere per definizione naturali e non sono riducibili a un'unica molecola riproducibile in laboratorio.
Tartufati da 20 euro.
Chiudiamo la parentesi e torniamo al problema di chi ci guadagna dall'uso degli aromi artificiali, prendendo un esempio diverso, il tartufo. La molecola che dà l'aroma
del tartufo si chiama bismetiltiometano, ed è una sostanza che, a concentrazioni più elevate, sa di senape, mentre più diluita sa di tartufo. Inutile dire che la stragrande maggioranza di prodotti etichettati come "al tartufo" o "tartufati" potrebbero più veritieramente chiamarsi "al bismetiltiometano", che si tratti di olio, burro, sughi, salse, paté. Basta la presenza in etichetta della parolina magica aromi per essere sicuri che il tartufo presente è giusto quella scaglietta che si vede in trasparenza nella bottiglia o qualche pezzettino mescolato al burro, alle carni e alle verdure negli altri prodotti. La parola tartufato però costa molto: 100 millilitri di olio tartufato hanno prezzi che variano dai 10 ai 20 euro. E dire che ad esempio nelle Marche è stata vietata la vendita di olio tartufato nelle fiere del tartufo per un motivo molto semplice: l'aroma del tartufo naturale non si
miscela bene con l'olio e, quindi, gli oli al tartufo sono fatti certamente tutti con l'aroma artificiale. Il problema, però, non si ferma ai prodotti derivati: il bismetiltiometano è utilizzato anche da operatori con pochi scrupoli per aromatizzare tartufi scadenti e trasformarli così in prodotti di valore. Gli alchimisti medievali che cercavano la pietra filosofale per mutare il piombo in oro dovrebbero inchinarsi di fronte agli alchimisti moderni ai quali basta siringare qualche goccia di una molecola profumata per trasformare un tubero senza valore in una miniera di euro. Certo, qui siamo alla frode in commercio, a un comportamento truffaldino che però non è affatto facile stroncare, specialmente se il prodotto così ottenuto è commercializzato su mercati che non ne hanno una conoscenza approfondita. I produttori
nostrani di tartufo lamentano così la concorrenza sleale di chi
acquista in altri continenti tuberi a poco prezzo e di scarso valore commerciale e li rimettono sul mercato più profumati e a prezzi decuplicati. Ma lamentano anche il fatto che, vista la possibilità di "correggere" con il bismetiltiometano l'aroma del
tartufo, si finisca per cogliere tuberi ancora acerbi e perciò più
pesanti di quelli al giusto grado di maturazione. Peccato che la
raccolta di tuberi immaturi distrugga la tartufaia e costituisca un
danno non solo nell'immediato ma anche per le produzioni future. La raccolta di tartufi in Italia (sia bianchi sia neri) oscilla
annualmente in media tra i 600 e i 1500 quintali, con variazioni che derivano dall'andamento climatico. Negli ultimi anni in molte regioni e in particolare in Marche, Umbria, Toscana, Lombardia, Veneto e Piemonte sono state impiantate tartufaie artificiali dalle quali proviene una parte non piccola della produzione del tartufo nero pregiato. Un investimento che l'uso, per così dire, disinvolto dell'aroma artificiale rischia di vanificare. Fonte: Daniela Garavini di Slowfood.

Per quanto riguarda gli additivi (coloranti e conservanti) vegan ci sono dei siti che riportano gli elenchi, ma non mi ricordo i link.

Ciao

Tamara

22 Kalpoternit, 29/08/06 19:38

Si fa prima a leggere "i pilastri della terra" Tami ;-)

23 LordSalad, 29/08/06 22:10

tami ma hai mangiato un enciclopedia?!

24 Tami, 30/08/06 10:12

Lord Salad ha scritto:
tami ma hai mangiato un enciclopedia?!

No, mi sono sniffata una bustina di vanillina...
ah aha ah aha ah
;-)))

Ciao

Tamara

25 LordSalad, 30/08/06 10:15

hihihihihihi ;-DDD

Pagina 2 di 2

Cos'hanno in comune queste persone? Ciascuno di loro sta salvando migliaia di animali.

Siamo tutti diversi, trova il modo adatto a TE per aiutare gli animali!