CONCORRENZA VEGANA

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1 danvegan, 7/08/12 13:55

Ciao a tutti e' un po' che mi frulla questa cosa in
testa...

Ipotizziamo che un vegan avviasse un' attivita' col preciso scopo di fare di tutto per rovinare il piu' possibile il business dei prodotti animali nel settore ad esempio dell' abbigliamento ed accessori.

Pensiamo ad esempio ad una societa' che riciclasse la plastica, magari il cui proprietario e' lo stesso della societa' che si occupa dalla raccolta e dello smaltimento della plastica stessa; quindi il materiale non solo non lo pagherebbe, ma avrebbe addirittura dei finanziamenti.

Se la societa' in questione si mettesse a riciclare la plastica creando delle linee di prodotti cruently free, di cui alcune in finta pelle? Ormai siamo arrivati a delle tecnologie impensabili fino a qualche anno fa, ci sono dei tessuti sintetici che imitano in tutto e per tutto la pelle e le cui qualita' la superano.

se in questo modo iniziasse a fabbricare giacche, giubbotti, stivali, cinture, borse eccetera? L' unica cosa che cambierebbe sarebbe il prezzo e penso che il mercato della pelle subirebbe un durissimo colpo, e di conseguenza il mercato della carne: infatti, la vendita delle pelli puo' fare la differenza in un mattatoio.

Inoltre, a parte il vestiario, tutta una linea di prodotti per lo sport quali sacchi, guantoni, caschi, un po' come la Vandal.

Questo nuovo tipo di imprenditoria si baserebbe su un concetto molo semplice: tu pellettiere lo fai per soldi, per guadagnare, io l faccio per rovinarti e pur di farl osono disposto a lavorare anche senza guadagnare nulla. Tu sei disposto a farlo?? no, non sei disposto e lo sai, quindi piuttosto chiudi. Come chiuderebbe il titolare di un macello se vede che non guadagna abbastanza.

Inoltre, lo stesso principio si potrebbe applicare anche creando dei piumini sintetici, ho sentito che hanno trovato un modo per simulare perfettamente le piume utilizzando delle fibre, o dei fili.

Il risultato finale sarebbe una marca cruently-free che pero' offrirebbe un' ampia scelta, in quanto TUTTI i capi di vestiario avrebbero la versione vegan ma ad un prezzo minore; che so, maglioni non di lana, il linmo al posro della seta,il cotone, la pelle sintetica, i piumini sintetici, le pellicce sintetiche.

L' unica cosa e' cosi' non si rischierebbe di pubblicizzare il corrispettivo capo "violento"? Per esempio la mia famosa giacca, cruently free, e' assolutamente indistinguibile da un giubbotto in pelle, il che mostra che la cosa e' fattibile.

Pero' se il contro e' che lancio il messaggio che quel tipo di giacca mi sta benissimo, e uno che mi vede pensa che sia pelle, il pro e' che se a me piace quella giacca sono libero di comprarmela senza uccidere nessuno.

2 fasguvh, 7/08/12 15:29

io la vedrei meglio questa cosa nell'alimentare
se solo ci fosse qualcuno a distribuire capillarmente questi ad esempio
http://www.vegieworld.com/

che in usa fanno furore
e con un prezzo ottimo allora si che tanti si
ricrederebbero

3 AntonellaSagone, 7/08/12 15:40

l'idea daniele andrebbe bene se tu ne fai proprio un trend esplicito, cioè crei un marchio che mostra chiaramente a colpo d'occhio che è pelle cruelty-free, e la gente la vorrà comprare proprio per quello. Potresti cercare la sponsorizzazione di un bel gruppo metal che accosti l'aria da duri ai capi in veg-pelle... probabilmente già ne esistono svariati.

e il marchio sempre ben in evidenza.

allora il rischio di far pubblicità alla pelle vera svanirebbe perché la gente comprerebbe le tue non solo perché "sembra" pelle, ma perché sono belli, economici, cruelty-free e soprattutto hanno il marchio più ganzo che c'è :-)

4 danvegan, 7/08/12 20:11

Un marcho tipo...

V4AU

(Vegan For Animals Underground) :) Undergruond perche si lavora sottobanco per far fallire i pellettieri

5 danvegan, 7/08/12 20:15

fasguvh ha scritto:
io la vedrei meglio questa cosa nell'alimentare
se solo ci fosse qualcuno a distribuire capillarmente questi ad esempio
http://www.vegieworld.com/

che in usa fanno furore
e con un prezzo ottimo allora si che tanti si ricrederebbero

Beh, io mi riferivo al settore vestiti!! :)

Ovvio che al settore alimentare la stessa cosa puo' essere applicata.

Guerra eterna a chi sfrutta gli animali !!!!

6 Adrienne8588, 8/08/12 00:56

La proposta sull'abbigliamento secondo me è valida (non nego che, avendo fondi, competenze e collaboratori adatti, tentarci non mi dispiacerebbe...). Mi piace soprattutto l'idea di usare la plastica riciclata e una tecnologia d'avanguardia.
La nota stonata che mi fa tornare con i piedi per terra (con una punta di pessimismo), è che qualcosa in questo senso è stata anche fatta, e forse non nei modi giusti, visto che tutt'ora le alternative cruelty-free in termini di cibo e abbigliamento rimangono realtà, come dire, "di nicchia". Penso ad esempio ai marchi di scarpe vegan, ai negozi specializzati in questo senso (tipo "Romeo"), all'impiego del poliuretano, al cibo veg che "imita" quello onnivoro per dimostrare che si può mangiare senza crudeltà e senza rinunciare al piacere (personalmente mi farebbe senso mettermi in bocca qualcosa che sa di pesce o che ricorda la forma di un animale ucciso, tipo gamberetti veg e cose così... Ma so bene che c'è chi, onnivoro, non riesce a scollarsi da un'abitudine)... Il punto è che si tratta di realtà troppo circoscritte e non c'è una vera concorrenza: sia perché spesso si tratta di aziende piccole e poco conosciute, sia perché non sempre i prodotti sono facilmente reperibili, sia per il fattore prezzi: le scarpe veg che si possono acquistare online spesso costano un botto, per dire; quelle di finta pelle che si trovano anche nei normali negozi assolvono in parte il loro dovere di "far concorrenza", anche a causa dei prezzi più bassi, eppure non è detto che siano cruelty-free al 100% (pensiamo alle colle e a quella percentuale di prodotto di cui non è obbligatorio dichiarare il materiale). Anzi, spesso nei negozi di scarpe e pelletteria i prodotti in pelle e quelli in finta pelle li riconosci solo dal prezzo XD Aggiungendoci pure il fatto che la gente non si chiede di che materiale sia fatta la scarpa: compra e basta, sceglie il modello che più le piace e non sta lì a guardare le etichette. Anzi, spesso passa il messaggio che "pelle=buono", "fintopelle=più economico ma di bassa qualità" (cosa tra l'altro non vera).
Secondo me si tratta soprattutto di un discorso di marketing: l'azienda dovrebbe essere altamente competitiva con le sue controparti non cruelty-free, il tanto che basta a scalfirle i profitti, conosciuta e reclamizzata a tamburo battente nei canali di informazione di massa, con sponsor "di punta" (l'idea del gruppo metal mi piace!). Accanto a prezzi vistosamente più bassi, qualità ottima, diffusione capillare e massima reperibilità del prodotto, affiancherei un punto secondo me importantissimo, ovvero che il pubblico a cui ci si rivolge non possa non conoscere l'esistenza di un prodotto così conveniente (in termini di prezzo e non solo).

7 danvegan, 8/08/12 01:30

Straquoto tutto, e la chiave sta nella frase che hai detto: e' stato fatto qualcosa ma non nel modo giusto.

Lo sapete cos'e' la prima cosa che mi chiedono quando vogliono diventare vegani? Se si deve fare la spesa al bio. E sapete io dove li porto per insegnargli a essere vegani? Al supermercato.

Io so solo che quando cercavo il magnesio e sono andato in tre negozi bio, perche' non lo trovavo, erano tutti e tre vuoti.

Domenica, il ristorante vegano era pieno e quando gli ho chiesto un bigliettino mi ha detto di prenotare perche' se no rischio di non trovare posto.

Certo quello e' il paradiso in terra per un vegano (ma anche non) in quanto con un prezzo onesto mangi cose buonissime, ma dimostra che quando c'e' qualita' al giusto prezzo la gente lo capisce.

"Papà, raccontami ancora di quando le persone hanno smesso di uccidere gli animali per mangiarli."

La storia che studieranno le prossime generazioni la stiamo scrivendo noi adesso. Facciamo in modo che sia una storia migliore per tutti gli esseri viventi.

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