nonnapapera

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1 nonnapapera, 15/01/06 22:20

Mai pagato il canone rai, ma non solo io...da generazioni! Del resto, se vogliono che lo paghi non dovrebbero impormi la pubblicità e dovrebbero permettermi di decidere che programmi guardare! Mi pare un prezzo un po' troppo alto per assestere passivamente ad uno spettacolo quotidiano deciso da altri che giova molto più a chi lo fa che a chi lo guarda.
E se mai qualcuno dovesse decidere di rivalersi su di me per questo...non vedo l'ora, sono piena di rabbia
repressa!

2 daniele75, 16/01/06 10:17

eh eh d'accordissimo :)
io ho fatto che abolire la televisione, a casa mia non
c'e' nemmeno l'antenna...

3 shivers, 16/01/06 12:20

Senza polemica ma anch'io vorrei non pagarlo, dato che i soldi vanno ai vari clerici, pupo & C., però se non lo paghi tu poi costa di più a me e io non posso non pagarlo.

4 daniele75, 16/01/06 12:43

immagino fosse riferito a nonnapapera il messaggio, visto che se non ho la tv non sono nemmeno tenuto a pagarlo ;)

5 shivers, 16/01/06 13:28

è riferito a tutti quelli che non lo pagano

6 nonnapapera, 17/01/06 07:29

Il canone Rai non è una tassa. E' il prezzo di un determinato servizio di cui non usufruisco, che non ho chiesto e il cui pagamento esula dal mio dovere di cittadino ed è ancora, grazie a Dio, una libera scelta. Mentre non è una libera scelta destinare ancora alle reti "pubbliche" cospicui finanziamenti statali (che pago con
le tasse) dato che queste al tempo stesso percepiscono gli introiti del canone e degli spazi pubblicitari.
Il fatto che con metodi fascisti la Repubblica Italiana ci imponga una serie di opportunità apparentemente libere ma sostanzialmente obbligatorie, questo non lo posso proprio accettare, come sicuramente puoi capire.
Ti aumenterà il canone rai, così come aumenterà il prezzo della carne perchè noi non la mangiamo più, ma è un effetto della legge della domanda e dell'offerta.

Per ulteriori informazioni:

http://www.aduc.it/dyn/rai/

7 shivers, 17/01/06 09:32

nonnapapera ha scritto:
Il canone Rai non è una tassa. E' il prezzo di un determinato servizio di cui non usufruisco, che non ho chiesto e il cui pagamento esula dal mio dovere di cittadino ed è ancora, grazie a Dio, una libera scelta.>

Bisognerebbe distinguere tra doveri morali e doveri civili. Da un punto di vista civile ogni cittadino ha l'obbligo di pagare il canone rai; in questo senso, quindi, non è una scelta.
Da un punto di vista morale, ovviamente, sono d'accordo
con te, tant'è vero che anche a me da un immenso fastidio pagarlo. Però lo pago.

Ti aumenterà il canone rai, così come aumenterà il prezzo della carne perchè noi non la mangiamo più, ma è un effetto della legge della domanda e dell'offerta.>

Non sono un economista, ma secondo me se diminuisce la domanda di carne, il suo prezzo cala, mica aumenta.
In ogni caso non mi pare che il paragone calzi granché, perché l'acquisto di carne non è imposto coattivamente, al contrario del pagamento del canone.

8 Lucik, 17/01/06 10:16

Nella legge tra domanda e offerta, una minor richiesta (diminuzine della domanda) mette l'offerta in condizione
di eccesso (ce n'è troppa), che ha come conseguenza una diminuzione del Prezzo, per riportare l'equilibrio di mercato.
Oltre la distinzione tra tasse, imposte e tributi, la concezione della televisione di Stato ha un fondamentale di senso civico (anche se per come è messa ora è discutibile). Ma la "società" (intesa come istituzione di convivenza
tra persone nell'ambito di regole comuni e, anche,
rapporti sociali finalizzati alla vita della società stessa) ripone nelle sue strutture e nei suoi strumenti, la funzione di rinsaldare il vincolo e l'unione sociale, che l'identifica come tale. La televisione ha avuto questo ruolo (forse ha unito l'Italia più di tante altre cose).
Il fatto che poi ha anche resco scemi i suoi abitanti può aprire le varie osservazioni :-)
Ma come intenzione, non è un servizio dietro corrispettivo (anche se oggi potrebbe essere discusso). E' molto di più. Alla luce della cose, comunque, una revisione e ritrovamento dello spirito originario è d'obbligo.

9 Lucik, 17/01/06 10:32

Ah, per la carne, le dinamiche dovrebbero essere le seguenti. A un continuo calo della domanda il prezzo dovrebbe diminuire, fino a una soglia in cui l'eccesso di offera non potrà essere compensato se non con l'uscita di parte degli "operatori" (riducendo l'offerta). Ora il
primo che propone una sovvenzione da parte dello Stato ai macellai e catena "produttiva" (produttiva di morte farei notare), si prende un "va a quel paese" grande come una casa.

10 nonnapapera, 17/01/06 11:40

Scusate, avete ragione da un punto di vista formale. Ma qui non siamo in un regime di concorrenza perfetta e la mia esperienza personale mi dice che soprattutto nel settore dei servizi (in cui sono impiegata) se diminuisce la domanda di un determinato servizio, i costi del servizio stesso ricadono sugli altri utilizzatori, soprattutto in un regime di semi-monopolio come quello della TV italiana "in chiaro", dove ci sono solo Mediaset e Rai che si fanno concorrenza fra loro.
Ora, potrò anche non capire niente di economia, ma resta il fatto che con me certi concetti risorgimentali come la patria e il senso civico non attaccano neanche un po'. Non ne siate scioccati, ma io credo nella sostanziale fratellanza tra tutte le creature viventi e nei diritti fondamentali dell'uomo e dell'animale.
Non credo nella creazione di sottogruppi statali che hanno il solo scopo di perseguire i propri interessi a continuo discapito dei propri vicini più deboli.
Non mi sento cittadina di questo tipo di stato, non ho interesse a difenderlo nè a custodirne i valori (ne ha uno solo: la proprietà). Mi dissocio anzi da qualsiasi atto intrapreso dallo Stato italiano da quando sono nata fino ad adesso.
Del resto, non stupitevi: niente mi ha mai dato l'impressione che lo stato italiano si interessasse in qualche modo a me o alla mia opinione, se non nel ritirare le sue "decime".

11 Lucik, 17/01/06 12:21

No, certo, per questi tipi di spesa coperta coattivamente, dato un introito previsto, maggiore è la base di ripartizione (il numero delle persone su cui dividere l'ammontare) minore è la quota pagata dal singolo. Se la spesa è data, più siamo a pagare, meno alta la quota individuale (in teoria). (E' lo stesso principio delle tasse. Le persone che le pagano, pagano di più perchè ci sono quelli che evadono).
Solo che prima si era parlato della carne e mi andava di completare il discorso. Ci mancherebbe, non c'è certo bisogno di essere un economista.
Però volevo fare una precisazione. Non richiamavo certi valori, come può essere quello della patria. Senso civico però sì. Diciamo che l'informazione che rende consapevoli, rende migliore una società. E il miglioramento della società in teoria sta alla base della concezione del vivere comune. E il compito dovrebbe essere proprio quello di trasmettere, ad esempio, valori come la "fratellanza tra tutte le creature viventi e nei diritti fondamentali dell'uomo e dell'animale".
Infatti molta parte del mio discorso si riferiva agli intenti su cui si fonda (presumo) la televisione pubblica. La realtà é molto diversa. Ormai tra rete pubblica è gestita con programmi da reti commerciali. E il "vero servizio pubblico" è ritagliato in pochi spazi. Il solo fatto che, invece di utilizzare lo spazio disponibile per migliorare le persone e informare sui grandi temi e sui problemi, chiedano a soubrette e calciatori che pensano di questo e di quello, e che consigli danno, è abominevole.

Cos'hanno in comune queste persone? Ciascuno di loro sta salvando migliaia di animali.

Siamo tutti diversi, trova il modo adatto a TE per aiutare gli animali!