ElisaCI ha scritto:
Roderick ha scritto:
Stai tranquilla, se Tu sapessi come sono determinati quei > range...
Sono curiosa...come vengono determinati?
Premettendo che, in linea di principio, dipende dal tipo di analisi, più o meno si procede come segue. Il produttore del kit per fare l'analisi testa il kit su un certo numero di soggetti asintomatici, che non dichiarano malattie, che per una serie di ragioni (giovane età, lavoro, ecc.) si possono ragionevolmente ritenere sani a priori e dopo una visita più o meno approfondita di arruolamento.
Sull'insieme dei risultati ottenuti, si individua il 2,5° e il 97,5° percentile, che rispettivamente sono: - il valore portato dall'individuo preceduto, nella graduatoria dal più basso al più alto, dal 2,5% di individui e seguito dal 97,5%: - il valore portato dall'individuo preceduto, nella graduatoria dal più basso al più alto, dal 97,5% di individui e seguito dal 2,5%. Quindi, il 2,5% percentile viene preso come limite inferiore e il 97,5% come limite superiore, magari dopo aver ripulito un po' i dati dalle schifezze, perchè può sempre andare storto qualcosa.
La procedura mostra un insieme di pecche metodologiche, tra cui: 1) il numero di soggetti considerati, spesso risibile; 2) la rappresentatività dei soggetti: se il produttore del kit è americano, la determinazione dei limiti può essere fatta sugli aitanti ragazzotti della locale squadra universitaria di basket: io non gioco a basket, non mangio e non bevo come loro, ho una età quasi tripla, ecc. 3) per essere sicuro che il gruppo su cui determino i limiti sia sano, andrebbe ovviamente controllato con un'altra metodica, altrimenti si innesca un circolo vizioso. Tale metodica, però, può non esserci, essere troppo costosa, poco pratica, poco etica, ecc. Quindi c'è il rischio che nel nostro campione di soggetti ci sia capitato qualcuno che, essendo portatore di qualche malattia, magari bizzarra e di difficile diagnosi, abbia valori anormali. Tuttavia, se tale soggetto non viene riconosciuto, i suoi dati entrano nel calcolo e spostano i limiti (questo, ovviamente, è tanto più grave quanto più il campione è piccolo).
Il messaggio, quindi, è che i limiti di riferimento sono da considerarsi indicativi e, come giustamente qualcuno più sopra ha ricordato, valutati congiuntamente ad analisi correlate e ad altre evidenze cliniche. L'interpretazione, poi, andrebbe fatta da un medico sull'intera situazione e alla luce della storia clinica del paziente, della sua presentazione, ecc.
Infine stiamo parlando di una sostanza di cui credo si sappia ancora troppo poco: per intenderci, è ben noto come oltre una certa età una % non trascurabile di popolazione, se fa le analisi che hai fatto Tu, risulterebbe in stato di carenza (nonostante siano onnivori, poichè i vegani non è che abbondino...): ma davvero si notano tutte le sindromi carenziali da vitamina B12? Pare di no, anzi, si tratta di un fenomeno piuttosto raro. Detto questo, integrare è senz'altro bene. ma forse dovrebbero farlo anche gli onnivori. E, in ogni caso, non mi pare che valga la pena di perderci il sonno...