I vegani sono gli unici intelligenti del pianeta?

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1 Syugi, 10/12/08 17:31

Salve a tutti, sono solo pochi anni che ho abbracciato lo stile di vita vegano, dopo altrettanti di vegetarianesimo, eppure i tempi dell' entusiasmo e del "se solo la gente sapesse" son ormai andati da un bel po'. L' informazione è importante, certo, ed in alcuni casi (come nel mio) può essere davvero determinante e costituire l' input alla riflessione critica. Molto presto, ahimè, mi sono accorta che la cattiva informazione (molto più pericolosa della sua completa assenza) è solo una parte del problema.
Durante i primi periodi di acceso entusiamo ed ingenuo, quanto commovente, impegno per divulgare le più svariate notizie sul come ci arriva il cibo nel piatto e rispettive conseguenze..pensavo che l' indifferenza fosse dovuta solo ad una mancanza di strumenti per eloborare i dati con cui "bombardavo la gente".
Mi sono dovuta ricredere presto; anche affrontando interminabili discorsi con persone alle quali, di certo il lume non mancava..non si è arrivati a nessun risvolto pratico. Non dico siano state inconcludenti, anzi, quasi sempre i miei interlocutori si dichiaravano d' accordo con tutte le motivazioni etiche di questo stile di vita, ma domandando il perchè non sentissero l' esigenza di allineare il proprio comportamento con il pensiero..beh ecco..nulla di più di un tetro silenzio.
Ho smesso di credere al mito degli insensibili mostri carnivori (si esagera, ovviamente).
Egoismo, certo, difficilmente si rinuncia alle comode abitudini, ma un conto è vivere nell' ignoranza..altro è la consapevole indifferenza. Consapevole perchè non si tratta neanche degli schemi pre-confezionati, i quali impediscono l' esistenza stessa di una vera discussione.
Mi atterisce questo aspetto dell' essere umano. Non voglio vestire i panni della moralista di turno, mi chiedo cosa ci sia di diverso tra me e il tipo x, il quale possiede la mia stessa istruzione, le mie stesse informazioni riguardo l' argomento e magari (mi è capitato) è il prototipo della cosiddetta persona generosa e rispettosa verso il suo prossimo.
Riduciamo tutto alla sensibiltà?
Credo che un' altra malattia contemporanea sia l' incapacità di assumersi le propie responsabilità. Responsabilità che ci accompagnano sempre e non solo quando compiamo delle azioni, ma anche quando decidiamo di non compierle. Non ci si vuole "caricare" di problematiche diverse da quelle strettamente personali, illudendosi che queste non lo siano. Forse è un po' retorico definirla una malattia dei nostri tempi, penso sia naturale la tensione umana verso la leggerezza o la spensieratezza, l' economia delle risorse celebrali, poggiare i propri comportamenti su autonomismi piuttosto che accompagnarli sempre dalla riflessione.
Alla domanda: " Perchè ti addossi sempre tutti i problemi dell' umanità e non ti godi un po' la vita? Perchè non lasci che ci pensino gli altri?" rispondo "Come puoi sentirti giustificato dal farlo? ".
Come agire, come far scattare la molla dell' attivismo?

2 nini00000, 10/12/08 17:46

C'è una teoria psicologica che mi raccontò una volta una amica...

Si chiama "responsabilità condivisa".
Se capita un atto grave e siamo in 100, io aspetto che qualcun altro intervenga perchè la mia responsabilità è 1/100.
Se capita un atto grave e sono solo, la responsabilità è 100/100 e questo spinge all'azione.

Comunque io penso che i fattori che influenzano la scelta siano tanti e diversi per ogni persona, e questo può essere uno tra tanti.

3 Lucik, 10/12/08 18:45

Ciao. Quello della responsabilità individuale è un aspetto fondamentale.
Per non parlare della "sovrastruttura" che deresponsabilizza i singoli.

Ciao, Luciano.

4 Andrea, 10/12/08 19:44

Syugi ha scritto:
Mi atterisce questo aspetto dell' essere umano. Non voglio vestire i panni della moralista di turno, mi chiedo cosa ci sia di diverso tra me e il tipo x, il quale possiede la mia stessa istruzione, le mie stesse informazioni riguardo l' argomento e magari (mi è capitato) è il prototipo della cosiddetta persona generosa e rispettosa verso il suo prossimo.
Riduciamo tutto alla sensibiltà?

Penso di sì, non mi pare neppure che noi vegan siamo più intelligenti della media. La culutra aiuta più che altro perché leggendo di più e confrontandosi di più è statisticamente più probabile venire a contatto con certe idee.

5 Leovegan, 12/12/08 17:26

nini00000 ha scritto:
C'è una teoria psicologica che mi raccontò una volta una amica...

Si chiama "responsabilità condivisa".
Se capita un atto grave e siamo in 100, io aspetto che qualcun altro intervenga perchè la mia responsabilità è 1/100.
Se capita un atto grave e sono solo, la responsabilità è 100/100 e questo spinge all'azione.

Comunque io penso che i fattori che influenzano la scelta siano tanti e diversi per ogni persona, e questo può essere uno tra tanti.

Hai pazienza per rispiegarmi la teoria della tua amica che non l'ho capita completamente?

Ciao,
Enzo

6 nini00000, 12/12/08 19:05

Hai pazienza per rispiegarmi la teoria della tua amica che non l'ho capita completamente?

E' la teoria che spiega comportamenti a prima vista assurdi, come quelli che a volte capita di leggere sul giornale: "aggredita in mezzo alla strada, non interviene nessuno", oppure "si sente male tra la folla, nessuno interviene". Secondo questa teoria, se siamo in tanti ad assistere a un avvenimento, aspettiamo che intervenga qualcun altro, proprio perchè non ci sentiamo gravati al 100% della responsabilità.
Avevano fatto vari esperimenti (con cavie umane, ovviamente) e mi pare di ricordare che uno consisteva nel calcolare il tempo di reazione di persone in una stanza dove veniva fatto entrare del fumo. Nelle stanze con più persone, i tempi di reazione si allungavano di molto.

Ciao!

7 Marina, 12/12/08 22:53

Questa teoria della de-responsabilizzazione mi pare del tutto logica e realistica. E anche comprensibile.

Pero' non mi pare c'entri nulla con la scelta vegan, perche' li' non si tratta di agire su qualcosa di esterno, che puo' portare ad aspettare che altri intervengano. Si tratta di cambiare il nostro comportamento, il problema siamo noi, non e' qualcosa di esterno.

Io credo, comunque, che la questione non sia ne' l'intelligenza, ne' la sensibilita'.
Certo, quelle ci vogliono in qualche misura, per capire il problema, ma poi per mettere in atto il cambiamento non servono quelle. Serve non essere dei deboli.

Io credo che le persone che hanno bisogno di sentirsi "superiori" agli altri animali siano cosi' poco sicure di se' stesse che hanno bisogno di sentirsi superiori a qualcuno. Sono dei deboli. Altrimenti che bisogno avrebbero di dover sbandierare cosi' la loro "superiorita'"?
E poi, anche tra chi non tira fuori a ogni pie' sospinto questa storia dell'essere superiori, c'e' comunque il fatto che cambiare il proprio comportamento ed essere cosi' "diversi" dagli altri e' un atto di coraggio non alla loro portata.
E' troppo comodo fare come fanno tutti, non dover cambiare, non dover spiegare.

Che vivere vegan sia facile lo si sa solo dopo che si e' iniziato a farlo, prima puo' sembrare una cosa davvero troppo scomoda, e tante persone, anche tra quelle che in teoria capiscono, non la fanno per questo. Per debolezza. Una debolezza enorme, perche' non essere in grado di fare una cosa cosi' facile e' veramente assurdo.

Tuttavia, a queste persone dobbiamo andare incontro, prenderle per manina, e mostrar loro che non e' difficile, che non serve chissa' quale coraggio o forza, che lo puo' fare chiunque.

Quindi bisogna portare pazienza e continuare su questa strada.

Ciao,
Marina

8 Lucik, 12/12/08 22:58

Serve non essere dei deboli.

Oh, finalmente :-)

9 Winnyna, 12/12/08 23:07

Riflettevo con Alessandro su questa questione. Abbiamo convenuto che il problema principale, secondo noi, sia la proprietà privata. Ma non ne facciamo un fatto politico, proprio del "mio" e del "tuo". Chi non diventa vegan, chi inquina, è una persona che non capisce che tutto quello che ci circonda è nostro: l'acqua, la terra, la frutta, gli animali, l'aria, il prossimo... non riesce a capire che solo se tutti questi elementi saranno rispettati e salvaguardati allora tutto sarà in perfetto equilibro. Per molte persone ciò che è fuori dal proprio terreno/territorio non gli compete più. Perchè sennò non riusciremmo a spiegarci tutte quelle sottospecie di esseri viventi che abbandonano materassi, lavatrici, eternit, detriti, poltrone, divani, reti da letto...
Ciò che manca, per noi, è la motivazione al cambiamento... e un pelo di umiltà. Quando lo schifo arriverà a casa loro, forse...

10 Marina, 12/12/08 23:12

No, non credo il problema sia quello, perche' allora piccoli allevamenti, mangiare carne un paio di volte al mese, andrebbe bene.
Il problema e' che invece non va bene lo stesso, quindi non e' una questione SOLO di ambiente (o sociale), ma e' etica di base. E anche le persone che lo capiscono, non si comportanto poi di conseguenza.

Poi chiaro che si batte anche sulla questione ambientale almeno per diminuire i consumi, sono sempre animali salvati, ma ora non era quello il discorso.

Ciao,
Marina

11 Lucik, 12/12/08 23:18

Beh, il discorso fila. Ci preoccupiamo solo quando andiamo di mezzo noi. L'arroganza verso gli altri si perde quando si diventa vittime a propria volta. Ci si disimporta degli altri, ma quando si è al loro posto si cerca disperatamente che gli altri si importino di te.

12 pluto_1973, 12/12/08 23:28

Marina ha scritto:

.......... ma e' etica di base............


qui sta la questione. Come si 'costruisce' un'etica e come si modifica nel corso degli anni e quanto è influenzata dalla soggettiva morale? Spesso l'etica è alimentata (e già sta cosa la vedo come un paradosso) da una morale assai influenzabile da fattori sociali e (come diceva Lucik da un sovrastruttura che a mio avviso nn deresponsabilizza ma da solamente alibi).
I principi oggettivi che dovrebbero essere imprescindibili dall'etica sono troppo spesso solo frutto di idee inculcate e nn interiorizzate ed elaborate.

Se devo parlarVi di un'intelligenza emotiva e (se esiste) etica si i vegan sono più intelligenti o se piace di più come interpretazione hanno elaborato pensieri che hanno modificato un pochino etica e morale.

ciao

Dan

13 Winnyna, 12/12/08 23:31

Mi sa che mi sono spiegata male, anzi, in parte. :)
Io volevo dire che anche coloro che "sanno", non diventano vegan perchè non capiscono che il problema è anche loro. Maltrattare un animale, ucciderlo, non intacca il loro finto benessere. Io, tu, noi tutti qui dentro abbiamo capito che senza rispetto per ogni essere vivente e non, non potremmo vivere bene con noi stessi. Quello che intendevo dire è che per loro non è così.
Un allevatore pensa che la vita degli animali della sua fattoria è certamente meno importante del suo guadagno: non capisce che uccidendo, sovrappopolando distrugge e altera l'equilibrio del pianeta, quindi anche il suo. Non lo capisce perchè il pianeta non è SUO, non è sua proprietà privata. Gli animali della sua fattoria, si.

14 Suffi, 13/12/08 09:22

Syugi ha scritto:
Mi atterisce questo aspetto dell' essere umano. Non voglio vestire i panni della moralista di turno, mi chiedo cosa ci sia di diverso tra me e il tipo x, il quale possiede la mia stessa istruzione, le mie stesse informazioni riguardo l' argomento e magari (mi è capitato) è il prototipo della cosiddetta persona generosa e rispettosa verso il suo prossimo.

Anch'io mi sono fatta queste domande e onestamente non riesco a trovare risposte. Perché persone che reputo intelligenti e sensibili non riescono a rendersi conto di ciò che sta dietro al loro cibo? E se lo sanno, perché ritengono più importante soddisfare la loro gola e se ne fregano? Perché una persona che adora i cani si compra il giubbotto col collo di pelliccia anche se le spieghi cosa significa quella pelliccia?

15 Lifting_Shadows, 13/12/08 10:22

Marina ha scritto:
Che vivere vegan sia facile lo si sa solo dopo che si e' iniziato a farlo, prima puo' sembrare una cosa davvero troppo scomoda, e tante persone, anche tra quelle che in teoria capiscono, non la fanno per questo. Per debolezza. Una debolezza enorme, perche' non essere in grado di fare una cosa cosi' facile e' veramente assurdo.

E' così vero...certa gente quando sente che sono vegana mi guarda con tanto d'occhi come a dire "come fai?". Immagino che "da fuori" sembri davvero una cosa assurda, che richieda chissà quali sacrifici/abilità nel cucinare/disponibilità economica/sforzo di volontà. Dando l'esempio comunque in molti ormai hanno capito (habemus Papam) che non è così. Fino ad ora l'unico sforzo di volontà che mi è costato essere vegana è stato sopportare gli attacchi dei carnivori...E infatti un carattere più debole forse si lascerebbe scoraggiare, non saprebbe sostenere le proprie posizioni oppure starebbe sempre a difendersi, non pensando che in realtà gli altri devono semplicemente prendere atto del fatto che io sono vegana, non c'è niente da discutere, non mi devo giustificare di niente. E' così e basta. Allo stesso tempo diventare vegani darebbe un'opportunità per imparare a sostenere le proprie posizioni...o per lo meno a me è successo così, per quanto non fossi "debole di carattere" neanche in partenza (mi sa che so peggiorata nel senso opposto :) )

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