Riflessioni sul libro "La pelle dell'orso"

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1 Marina, 12/09/08 09:43

Ho iniziato in questi giorni a leggere il libro "La pelle dell'orso", di Margherita D'Amico, che racconta dei vari modi in cui gli animali sono massacrati dagli umani.

E' un bel libro, scritto molto bene. Ma faro' una recensione completa quando l'avro' finito. Adesso volevo solo raccontare di una riflessione che il libro mi ha fatto sorgere, o meglio, tornare in mente, perche' non e' certo la prima volta che ci penso.

Secondo me la cosa piu' azzeccata del capitolo sugli allevamenti di animali per l'alimentazione umana e' che l'autrice non parla di "carne", di "latte", di
"uova" spiegando magari perche' non e' giusto mangiare queste cose, non si focalizza sui "prodotti" degli allevamenti, ma sugli allevamenti stessi. Apre il capitolo raccontando delle mucche da latte e dei vitelli, e sono due pagine veramente commoventi (devo contattarla per vedere se e' possibile riprodurle, cosi' magari le mettiamo sul
sito https://www.infolatte.it ).
In questo modo non fa distinzione tra "latte" e
"carne", perche' non ha infatti senso farla: quel che
conta e' da dove vengono queste cose, e vengono tutte da allevamenti in cui gli animali sono trattati in modo orribile e poi ammazzati. Sempre. Questa e' la caratteristica di TUTTI gli allevamenti.

Cosa importa il "prodotto"? Cosa importa se quella mucca
e' stata usata per produrre latte, se quel pesce e' stato usato per produrre "tonno in scatola" (anche i tonni sono allevati in allevamento, si'), se quel pollo e' stato
usato per produrre "petto di pollo" o se quella gallina
e' stata usata per produrre "uova" (e poi dadi da
brodo)?
Tutti sono stati tenuti in confinamento, la loro intelligenza e sensibilita' umiliate, ridotti in
schiavitu' e ammazzati in un macello pieno di sangue e di paura.

Perche' continuiamo a focalizzarci sul "prodotto", come
se fosse quella la cosa di cui parlare, e uno fosse piu' accettabile di un altro perche' nella nostra mente - offuscata e tramortita dall'abitudine e "tradizione", la nostra di veg come quella dei carnivori - quel dato "prodotto" richiama o meno alla mente qualcosa brutto?

E' sbagliato, e' il punto di vista sbagliato.

E' sempre sull'allevamento che va posta l'attenzione, e qualsiasi prodotto che implichi allevamento - e quindi sofferenza e morte - per gli animali (non esiste allevamento senza sofferenza e morte per gli animali, non puo' esistere, e piu' passa il tempo peggio va, mai
meglio) e' uguale.

Io in qualche modo nelle conferenze cerco di dire questo, cioe' quando spiego cosa vogliono dire le parole "vegan"
e "vegetariano" spiego sempre che le motivazioni sono le stesse, cioe' il problema di fondo e' sempre lo stesso,
il danno agli animali (e all'ambiente, e alla salute
umana, e al problema della fame nel mondo). E che questo danno e' dovuto agli allevamenti, quindi l'evitare di
usare i prodotti degli allevamenti e' la nostra risposta
di veg, parziale in un caso, totale in un altro.

Pero' credo che piu' in generale nella comunicazione sia importante tenere conto il piu' possibile di questo concetto, parlando del "prima", cioe' di quello che gli animali subiscono negli allevamenti - tutti gli animali - e non dei loro "prodotti". Ogni campagna che si focalizzi
sul prodotto in se' piuttosto che sui problemi che la sua produzione crea, e sulle soluzioni per evitarli, credo sia poco efficace.

Poi c'e' anche l'effetto collaterale che mette piu'
sulla difensiva le persone: dire "aboliamo la carne",
mette sulla difensiva molto di piu' che dire "aboliamo la sofferenza e la morte negli allevamenti", e da' anche un messaggio brutto, perche' considera gli animali "carne" anziche' esseri senzienti.

Insomma, il mio invito e' di smettere tutti di pensare in termini di "prodotti", ma solo di animali fatti soffrire
e massacrati, allora davvero potremo essere piu' efficaci nell'evitare loro questa sofferenza, sia con le nostre scelte di vita quotidiana sia col nostro attivismo.

Ciao,
Marina

2 pier, 12/09/08 10:05

concordo pienamente, parlare di veganismo, è essenzialmente parlare di animali, ma vorrei spingermi oltre il tuo ragionamento, vuol dire conoscerli gli animali, se vogliamo davvero convincere qualcuno che è sbagliato uccidere una mucca, i due passaggi logici (che poi sono più sulla sfera emotiva che su quella logica) che dobbiamo portare nella sua testa sono:
1- la mucca è un'animale stupendo, capace di emozionarsi, di soffrire, di dare e ricevere amore, di creare relazioni sociali

2- l'allevamento la priva di tutte queste possibilità ma
la confina a una barbarie, e una vita fatta unicamente di privazioni e sofferenza

Spesso, come ho già avuto più occasioni di dire anche qui su veganhome, ho l'impressione che per molti il veganismo, sia asetticità dagli animali, cioè io non mi nutro di loro, io vivo lontano da loro, io non mi vesto con loro, io non sono responsabile di ciò che loro accade, invece, per come lo intendo io almeno, essere vegan vuol dire conoscere e amare gli animali, entrare in rapporto empatico con loro, aiutarli, e poi riuscire a spiegare alla gente tutto questo.

In sintesi, dobbiamo si raccontare le sofferenze che gli animali patiscono, ma prima dobbiamo far capire alla gente che anime splendide sono questi animali che patiscono, perché se no la sofferenza non sarà percepibile, e per far capire la loro capacità empatica non serve citare un Tom Regan qualunque che cercare di spiegare il perché scientifico gli animali sono simili a noi, ma serve che con le nostre parole raccontiamo come noi li vediamo, l'amore che nutriamo per loro.

3 dezu, 12/09/08 10:16

Insomma, il mio invito e' di smettere tutti di pensare in termini di "prodotti", ma solo di animali fatti soffrire e massacrati, allora davvero potremo essere piu' efficaci nell'evitare loro questa sofferenza, sia con le nostre scelte di vita quotidiana sia col nostro attivismo.

Ciao,
Marina

Ho cominciato ank'io a nn pensare più al prodotto...se
vedo latte,formaggio, penso alla povera mucca costretta a produrre latte...
grazie per il consiglio del libro...lo comprerò a breve...in biblio nn lo trovo...(almeno nel sbp di rovigo nn c'è!:-)...)

4 Marina, 12/09/08 10:16

Si', Pier, concordo, anche se quel che dici tu e' ancora piu' difficile, perche' far davvero conoscere gli animali non e' cosa facile, si possono scrivere delle cose, far vedere delle foto (come abbiamo cercato di fare un po' con IncontraGliAnimali), ma farli conoscere "fisicamente" e' ancora piu' complicato.

Speriamo che si riesca un po' alla volta a craere dei rifugi visitabili al pubblico, come gia' ne esistono negli USA, spero anche che Porcikomodi presto si organizzi su questo fronte, poi organizziamo le gite scolastiche :-)

Pero' non trascurerei anche gli altri aspetti: anche alla questione ecologista, salutista, sociale, si puo'
applicare il discorso fatto sopra, cioe' anche in questo caso il problema sono gli allevamenti, il fatto che per produrre i "cibi animali" siano usati, appunto, animali,
e quindi il non fare distinzione sul prodotto, ma sull'origine dello stesso, e' una cosa da tenere sempre presente.

Ciao,
Marina

5 pier, 12/09/08 10:38

Marina ha scritto:
Speriamo che si riesca un po' alla volta a craere dei rifugi visitabili al pubblico, come gia' ne esistono negli USA, spero anche che Porcikomodi presto si organizzi su questo fronte, poi organizziamo le gite scolastiche :-)

in parte un po' è già fattibile adesso, nel nostro piccolo cmq siamo riuscito a mostrare a qualche centinaio di persone la vita da liberi di animali che conoscevano solo come nomi di prodotti, purtroppo è essenzialmente una questione di soldi, per quanto ci riguarda, è brutto dirlo ma è così, avere spazi adeguati alle visite costa, ma ad ogni modo, pian piano speriamo di poter fare tutto, forse già quest'anno avremo una o due classi scolastiche che verranno a vedere i nostri animali.

Ad ogni modo non mi riferivo solo al contatto diretto, che senza dubbio è il modo più efficace per capire certe cose, ma più in generale al modo con cui noi dovremmo raccontare gli animali che vogliamo salvare, e vale per quelli d'allevamento, ma vale anche per quelli già liberi,
ricordo ancora nitidamente quando da bambino mi "addestravano" all'anticaccia spiegandomi l'etologia di quegli animali che venivano brutalmente uccisi, spiegandomi come vivevano, i loro richiami, i canti d'amore, le lunghe migrazioni, ecco, come tutto questo ha avuto su me, e su altri effetti importanti per capire il perché è sbagliato cacciare, discorsi del genere dobbiamo farli sugli animali "da allevamento" raccontare il legame incredibile che
lega un vitello alla propria madre, ben più profondo di quello che lega i bambini alle madri umane, la smisurata determinazione e resistenza dei cavalli, la dolcezza e tenerezza degli agnelli, o la furbizia delle capre capaci di costruire strutture o plasmare il mondo circostante per magari arrivare a mangiare un rametto di verde che le tenta.

Questo dico, raccontare gli animali per quello che sono, studiare i loro comportamenti, il loro modo di vivere, le loro relazioni, fare esattamente l'opposto di ciò che ha fatto la zootecnia riportarli ad essere animali e non più parti di un ciclo produttivo.

Di certo non è facile, ma è solo quando dietro alla bistecca o al latte vedi una vita spezzata, vedi dei sentimenti interrotti, che capisci che quello non è cibo ma semplicemente un cadavere. Sai come la penso, la scelta ecologica, l'impatto sul terzo mondo, la salute, sono
tutti importantissimi aspetti accessori, ma è solo quando identifichi la carne con la morte che fai il passo decisivo.

6 Marina, 12/09/08 17:25

pier ha scritto:
in parte un po' è già fattibile adesso, nel nostro piccolo cmq siamo riuscito a mostrare a qualche centinaio di persone la vita da liberi di animali che conoscevano solo come nomi di prodotti, purtroppo è essenzialmente una questione di soldi, per quanto ci riguarda, è brutto dirlo ma è così, avere spazi adeguati alle visite costa, ma ad ogni modo, pian piano speriamo di poter fare tutto, forse già quest'anno avremo una o due classi scolastiche che verranno a vedere i nostri animali.

Magari quando siete pronti pubblicizziamo bene la cosa.

Di certo non è facile, ma è solo quando dietro alla bistecca o al latte vedi una vita spezzata, vedi dei sentimenti interrotti, che capisci che quello non è cibo ma semplicemente un cadavere. Sai come la penso, la scelta ecologica, l'impatto sul terzo mondo, la salute, sono tutti importantissimi aspetti accessori,

Anche per me e' cosi', pero' non credo che l'amore e il rispetto per gli animali possa nascere in tutti, per quante cose spieghi, c'e' tanta gente che rimane comunque insensibile, percio' anche le altre vie vanno utilizzate, anche solo per una diminuzione dei consumi, non per far capire l'ingiustizia.

Ciao,
Marina

Cos'hanno in comune queste persone? Ciascuno di loro sta salvando migliaia di animali.

Siamo tutti diversi, trova il modo adatto a TE per aiutare gli animali!