Marketing: vegan batte non-vegan

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1 Raincloud, 26/05/07 01:30

Apro questo topic anche se probabilmente avrete già trattato qualcosa di simile in precedenza. Eventualmente può essere l'occasione per un aggiornamento.

L'idea mi viene fornita da questo scambio di battute tra Neomys e lupo:
... ti suggerisce le cotolette vegetalibio di grano e miglio ai funghi della céréal...

Neo, la céréal è della Novartis, sarà anche vegetale ma sicuramente non cruelty free ....

Sono dell'idea che promuvere alcune linee di prodotti compatibili con la scelta vegan, indipendentemente dai produttori, possa incentivare le scelte di marketing a continuare in quella direzione od anche ampliando l'offerta.
Ciò andrebbe a svantaggio di altri prodotti non-vegan se provenienti dagli stessi produttori, quando si ritroveranno a decidere quali linee portare avanti e quali invece cessare.
In sintesi: vegan batte non-vegan. Cosa ne pensate?

2 blunotte, 26/05/07 02:27

"Con un fatturato di 9,8 miliardi di dollari (+18% sul primo trimestre 2006) e un risultato operativo di 2,5 miliardi (+11%), Novartis conferma, anche nel primo trimestre, il trend di crescita a doppia cifra. Ottimi risultati per tutte le divisioni, in particolare Farmaceutici e Sandoz. In Italia, importante il contributo dell'export alla crescita del fatturato, a quota 315 milioni di euro.[...]
Con simili colossi l'unico risultato possibile è, a mio avviso, quello di tagliare le gambe a produttori SOLO vegan. Cosa facciamo, gli mandiamo tante letterine per chiarire che noi consumatori consapevoli acquistiamo le loro linee vegan nella speranza che si convertano in toto?

3 lupo, 26/05/07 08:37

Secondo me, essendo il denaro l'unica leva che muove il mercato, la strada migliore rimane il consumo critico.

Ciao,
anna

4 Raincloud, 26/05/07 13:13

blunotte ha scritto:
Con simili colossi l'unico risultato possibile è, a mio avviso, quello di tagliare le gambe a produttori SOLO vegan. Cosa facciamo, gli mandiamo tante letterine per chiarire che noi consumatori consapevoli acquistiamo le loro linee vegan nella speranza che si convertano in toto?

E' vero, sono colossi. Ma il mercato si basa anche sulla concorrenza.
Se determinate linee di prodotti sono in crescita, prolifererà l'offerta.
Ciò non significa tagliare le gambe ai produttori solo-vegan, anzi protrebbero emergerne di nuovi, consapevoli di trovare un concreto bacino di utenza.
Il rischio, a mio avviso, è che con un'eccessiva intransigenza si arrivi a tagliare le gambe a noi stessi.

5 blunotte, 26/05/07 19:34

Raincloud ha scritto:
E' vero, sono colossi. Ma il mercato si basa anche sulla concorrenza.
Se determinate linee di prodotti sono in crescita, prolifererà l'offerta.
Ciò non significa tagliare le gambe ai produttori solo-vegan, anzi protrebbero emergerne di nuovi, consapevoli di trovare un concreto bacino di utenza.
Il rischio, a mio avviso, è che con un'eccessiva intransigenza si arrivi a tagliare le gambe a noi stessi.

Si è un ragionamento condivisibile, personalmente però non riesco ad avere un approccio più morbido. Farò un esempio da "casalinga" ma è come se acquistassi un detersivo cruely-free prodoto dalla stessa ditta che fa anche sperimentazione animale per altre linee di prodotti per chi invece vuole il-bianco-più-bianco-novità e non gliene frega niente. Di fatto, foraggerei anch'io un'attività che pur diffrenziando i suoi target non opera secondo i principi che dettano le mie scelte negli acquisti.

6 Raincloud, 26/05/07 19:58

blunotte ha scritto:
Di fatto, foraggerei anch'io un'attività che pur diffrenziando i suoi target non opera secondo i principi che dettano le mie scelte negli acquisti.

Assolutamente condivisibile su un piano prettamente etico. Però ci sono anche necessità squisitamente pratiche.
Se consideriamo i prodotti vegan-compatibili al pari delle innovazioni, c'è anche la necessità di sostenerli affinché possano essere confermati, altrimenti sarà il mercato a metterli fuori.
Un tipo di mercato potrebbe estromettere l'altro, e viceversa.
Sarò banale: se la lampadina non avesse avuto consensi, oggi forse impiegheremmo ancora candele o lampade ad olio per l'illuminazione interna.

7 blunotte, 27/05/07 00:08

Raincloud ha scritto:

8 Raincloud, 27/05/07 01:09

blunotte ha scritto:
Ok, ma visto che c'è una miriade di piccoli produttori etici che per quanto
lentamente registra un trend positivo perchè non sostenere quelli?

Assolutamente sì.
Però il discorso è più ampio. I piccoli o piccolissimi produttori, purtroppo, sono e saranno sempre a rischio. I colossi rischiano niente ed anzi sono loro a dettare le regole.
L'unico modo per "dire ai colossi che cosa devono fare"
è tracciare il trend del mercato.
E ciò avviene in due modi: da una parte loro prendono l'iniziativa ed il "coraggio" di sperimentare nuovi prodotti che possono avere successo oppure no; dall'altra parte spetta a noi consumatori promuovere o bocciare un prodotto piuttosto di un altro.
Se decidiamo di bocciare determinate linee di prodotti anche se potrebbero essere compatibili con le nostre scelte, non faremo del male al colosso, ma anzi gli diremo di non produrle più.
Nessun problema per loro: produrranno altro. Ed il mercato prenderà altre direzioni.
Mi ripeto: temo che il rischio sia quello di fare del male a noi stessi.

Cos'hanno in comune queste persone? Ciascuno di loro sta salvando migliaia di animali.

Siamo tutti diversi, trova il modo adatto a TE per aiutare gli animali!