ALIMENTAZIONE CARNEA E FAME NEL MONDO
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dfiuma,
13/12/09 22:23
ALIMENTAZIONE CARNEA E FAME NEL MONDO
GLI ANIMALI DEI PAESI INDUSTRIALIZZATI MANGIANO IL GRANO DEI POVERI DEL TERZO MONDO. MA PRESTO DOVREMO SCEGLIERE TRA NUTRIRE UOMINI O ANIMALI. NESSUN POPOLO E’ PIU’ RICATTABILE DI UN POPOLO CHE HA FAME
Franco Libero Manco
LA SITUAZIONE: Nel 1800 la popolazione mondiale era di 900 milioni di individui; nel 1900 di 1,6 miliardi, nel 2000 di 6,5 miliardi; nel 2025 si presume che vi saranno 10 miliardi di individui. Di fronte all’inarrestabile incremento demografico il genere umano sarà costretto ad attuare una scelta dalla quale può dipendere la sua stessa sopravvivenza: continuare a produrre alimenti per ingrassare gli animali oppure cibo per gli esseri umani. Gli scienziati sono concordi nel dire che è tecnicamente possibile nutrire tutta l’umanità (a patto che questa sia vegetariana)e che la fame nel mondo non è una questione di produzione ma di distribuzione delle risorse. Infatti il pianeta fornisce cereali a sufficienza per dare ad ogni essere umano una razione quotidiana di 3000 Kcal e circa il doppio dei suoi bisogni ottimali di proteine. Chi non dispone di 2000 Kcal soffre di sottonutrizione. La demografia esplode nel terzo mondo mentre regredisce nei paesi industrializzati e questo fa capire che il futuro dell’umanità appartiene ai paesi emergenti.
Le eccedenze alimentari agricole americane costituiscono l’indispensabile risorsa per le popolazioni affamate e per mantenere la pace nel mondo. Ma gli USA potranno sempre servirsi dell’arma alimentare per richiamare all’ordine un paese amico che fosse tentato di virare al rosso. I paesi del 3° Mondo dipendono da quelli ricchi per una parte sempre maggiore del loro approvvigionamento di derrate alimentari: il 60% degli aiuti alimentari nel terzo mondo vengono dagli stati Uniti, poi dall’Unione Europea e dal Canada. Ma il nord non può nutrire indefinitamente un sud la cui popolazione continua a crescere e di distruggere il suo ambiente naturale con l’eccessivo sfruttamento dei suoli. Inoltre, questo sistema aumenta la dipendenza alimentare, crea una mentalità di assistiti e modifica radicalmente le abitudini alimentari degli stessi assistiti: il prezzo molto basso di grano importato scoraggia il consumo e la produzione di cereali tradizionali locali, come il mais, il miglio, l’avena ecc.
Per nutrire 10 miliardi di individui bisogna dar vita ad una nuova società economa di energia ma soprattutto con profonde modifiche sul piano delle abitudini alimentari, sia nei paesi ricchi che in quelli poveri. La generalizzazione del sistema vegetariano risulta essere il solo ed unica possibile soluzione applicabile subito e con beneficio per tutti. Ostinarsi a tenere in vita il regime onnivoro è un suicidio e una follia individuale oltre che collettiva; infatti occorrono 7 calorie vegetali per produrre una sola caloria animale: questo vuol dire che in un mondo affamato, nella produzione dell’alimento carneo 6 calorie vanno perse: Un ettaro di terreno utilizzato per la coltura della soia produce 28 volte più proteine (di alto valore biologico) che se fosse utilizzato per l’allevamento bovino.
Di fronte a questa preoccupante prospettiva presto l’umanità dovrà scegliere questa strada, perché non vi è altra strada da scegliere: l’umanità del futuro sarà vegetariana o non sarà affatto. L’elaborazione di un nuovo progetto di società diventa imperativo. Infatti quando le materie prime e l’energia scarseggeranno, il che è inevitabile, si bloccherà il meccanismo della società dei consumi.
Il controllo demografico del pianeta è una condizione sine qua non alla restaurazione di un equilibrio ecologico ormai compromesso su scala mondiale.
LO SPRECO DI RISORSE. Di fronte ai crescenti bisogni alimentari del terzo mondo non è più possibile consentire l’enorme spreco di cerali destinati agli animali d’allevamento, infatti questi consumano il 40% della produzione cerealicola mondiale e a questi si aggiungono le farine di pesce, di carne, di latte, di panelli di soia, di arachidi, di girasole ecc. Nell’allevamento intensivo la produzione di carne causa uno spreco insostenibile: il rendimento medio è solo del 10%. Secondo il dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti ci vogliono 16 kg di miscugli di cereali e soia per ottenere un solo kg di carne bovina; 6 kg per un kg di maiale, 4 per un kg di tacchino, 3 per produrre un kg di pollo o di uova. Sarebbe dunque molto più ragionevole, razionale, vantaggioso, produrre cereali invece che carne al fine di nutrire l’umanità: ma lo scopo dei produttori di alimenti non é questo. L’agricoltura americana non può essere presa a modello perché la sua generalizzazione su scala mondiale assorbirebbe l’80% dell’energia ora consumata nel mondo: costituirebbe una minaccia per l’intero pianeta e rovinerebbe finanziariamente il terzo mondo. Nei paesi dell’OCSE la maggior parte delle produzioni vegetali sono destinate all’alimentazione animale: solo il 20% dell’energia consumata nel settore agricolo è impiegata per la produzione di vegetali consumati direttamente dall’uomo.
I RESPONSABILI. Questa situazione ha tre cause principali: l’esplosione demografica, la crescente concentrazione di ricchezze nelle mani di pochi privilegiati (in Colombia il 66% delle terre coltivabili appartiene al 3,6% dei proprietari, in Argentina il 75% appartiene all’1,8%) e la corruzione dei dirigenti politici del terzo mondo che trascurano la produzione di alimenti tradizionali adatti all’alimentazione del loro popolo per favorire investimenti orientati verso merci di lusso destinate all’esportazione. Le classi al potere frenano le riforme e incoraggiano solo miglioramenti tecnologici; gli affamati non sono rappresentati a livello politico, sono gli affamatori che parlano per loro. La maggior parte dei paesi in via di sviluppo (sotto la costante pressione delle multinazionali agroalimentari e zootecniche, allettate dai forti interessi economici e di appoggi politici) opta per la produzione di derrate redditizie, destinate all’esportazione. Così i contadini sono costretti ad estendere sempre più le superfici destinate alle monocolture per poter pagare le importazioni di cereali e le aree destinate alla coltivazione di derrate alimentari umane si restringono sempre più. Per l’insopportabile indebitamento molti contadini, specialmente dell’India, arrivano al suicidio. Inoltre: l’aiuto alimentare internazionale soffre di mancanza di coordinamento e di onesti obiettivi.
AUMENTO DEL COSTO DELL’ ENERGIA: L’enorme costo energetico degli allevamenti intensivi li renderà sempre meno competitivi rispetto agli allevamenti classici a causa del costante aumento del costo di energia. I settori più minacciati sono quelli delle produzioni animali e delle produzioni sotto serra. I trasporti degli alimenti a grandi distanze in un futuro non saranno più possibili. Dopo l’esaurimento delle fonti di energia non rinnovabili, la carne diventerà un prodotto raro e caro, accessibile solo alle persone abbienti. Anche il ritorno all’allevamento tradizionale farà aumentare il prezzo della carne. Gli ultimi amatori della carne accetteranno di pagarla a caro prezzo. A causa degli alti costi, la produzione di carne diminuirà in ogni paese del mondo e questo provocherà una inevitabile crisi delle industrie della carne e una conversione dei terreni ora adibiti a pascolo.
LE POSSIBILI SOLUZIONI. La semplice soppressione degli allevamenti in batteria non basterà a nutrire l’umanità e il Terzo Mondo: occorre ridurre la pratica dell’allevamento sotto ogni forma, perché gli animali saranno sempre in competizione con l’umanità in un pianeta le cui risorse sono limitate e destinate presto a finire. Non è solo questione di carburanti alternativi ma di un modello basato sulla riduzione delle risorse utilizzate e soprattutto di fermare l’incremento demografico e uniformarsi a stili di vita compatibili con le possibilità del nostro pianeta. Una logica inesorabile ci dice che a mano a mano che aumenta il numero dei conviviali occorre ridurre la parte di ognuno. Quando le porzioni raggiungeranno la soglia minima vitale ci sarà tensione, violenza e guerra.
Se i paesi industrializzati riducessero gli allevamenti non dovrebbero più importare tanti alimenti per il bestiame di provenienza dai paesi de Terzo Mondo: questi ultimi dovrebbero orientare necessariamente la loro produzione verso alimenti destinati direttamente all’uomo. Il prezzo della terra nei paesi in via di sviluppo si ridurrebbe e i piccoli agricoltori potrebbero tornare all’agricoltura tradizionale e sarebbero in grado di nutrire se stessi e le loro famiglie. Ma numerosi speculatori perderebbero molto denaro.
Per motivare il contadino a lavorare di più e a spendere di più per la sua agricoltura sarebbe necessario eliminare i vari ostacoli, che sono di natura politica, socio-culturale ed economica quali: mancanza di libertà politica; mancanza di emancipazione contadina; mancanza di trasporti adeguati; mancanza di una politica fiscale inadeguata; eliminare le zone controllate da guerriglieri, le divisioni razziali, l’instabilità politica, la burocrazia farraginosa. Queste sono le principali problematiche che spingono i contadini ad abbandonare le colture tradizionali per orientarsi verso la produzione di derrate alimentari destinate alle classi medie e ricche delle zone urbane.
Quindi occorre:
- istituire un’Autorità Alimentare Mondiale che possa incoraggiare la produzione di alimenti umani e che possa acquistare le eccedenze di cereali e panelli per distribuirli ai più poveri;
- colpire con pesanti tasse i prodotti animali e derivati per prevenire malattie pletoriche nei paesi ricchi e malattie da carenza in quelli poveri;
- frenare l’esplosione demografica;
- mettere temine allo sfruttamento anarchico delle terre del Terzo Mondo e alla deforestazione;
- garantire la sicurezza del possesso della terra ai contadini;
- lotta efficace contro la speculazione;
- intraprendere negoziati diretti tra Paesi produttori e consumatori.
Più aumenterà il numero dei vegetariani e più i politici si sentiranno sollecitati a proporre leggi che favoriscano l’abbandono della produzione dell’alimento carneo per aderire all’unico possibile: quello vegetariano.
Spunti tratti dal libro di Jacqueline Andrè “Sette miliardi di vegetariani” Giannone Editore
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Guest,
14/12/09 13:36
Nel giornale Le Scienze(edizione italiana di Scientific American) di questo mese(Dicembre 2009)ho trovato 3 articoli interessanti ....
Pag 22.
titolo:NON SUPERARE I LIMITI DEL PIANETA
autore:Jeffrey D. Sachs(direttore dell'Earth Istitute della Columbia University e consigliere speciale del segretario delle Nazioni Unite).
Stiamo svuotando la nostra dispensa.Sul numero di <Nature> del 24 Settembre, Johan Rockstrom e colleghi,del Resilience Centre di Stoccolma,hanno proposto dieci "confini planetari" con cui definire i limiti di sicurezza per le attività umane.Questi limiti includono tetti per l'emissione di gas serra, perdita di biodiversità, conversione globale del suolo in terreno agricolo e altre forme di impatto sull'ecosistema.In realtà di questi limiti l'umanità ne ha già superati diversi,ed è sulla buona strada per superarne molti altri.un ruolo importante in questa violazione è svolto dalla crescente domanda di cibo.
La Rivoluzione Verde ha incrementato notevolmente la produzione di cereali,dandoci un pò di respiro,ma l'aumento della popolazione e la domanda di carne stanno esaurendo questa soluzione temporanea. Norman Borlaug,padre della Rivoluzione Verde,scomparso in settembre all'età di 95 anni,aveva dichiarato il suo punto di vista nel 1970, quando aveva accettato il premio Nobel per la pace: <Non può esserci un progresso permanente nella battaglia contro la fame finché le agenzie impegnate ad aumentare la produzione di cibo e quelle che si occupano di controllo della popolazione non si uniranno in uno sforzo comune>.
A volte lo sforzo è stato inesistente,e nel migliore dei casi inconsistente.Dal 1970 a oggi la popolazione è passata da 3,7 miliardi a 6,9 miliardi di persone e cresce di 80 milioni all'anno.In alcune grandi regioni,specialmente l'Africa Subsahariana,la produzione alimentare per persona è diminuita.In India,il raddoppio della popolazione ha assorbito quasi tutto l'incremento della produzione cerealicola.La produzione alimentare è responsabile di un terzo delle emissioni di gas serra,se si considerano i combustibili fossili consumati,l'anidride carbonica rilasciata dalla deforestazione per fare spazio a coltivazioni e pascoli,il metano prodotto dalle risaie e dai capi di bestiame e il protossido di azoto derivante dall'uso di fertilizzanti.Attraverso il disboscamento delle foreste,la produzione alimentare è anche responsabile di molta perdita di biodiversità.I fertilizzanti generano massicci rilasci di azoto e fosforo,che stanno distruggendo gli estuari di centinaia di sistemi fluviali e minacciano l'equilibrio chimico degli oceani. Circa il 70% dell'acqua usata globalmente finisce nella produzione alimentare,che dunque è coinvolta nell'esaurimento delle falde acquifere e nel consumo ecologicamente distruttivo di acque dolci,dalla Clifornia alla pianura indo-gangetica, dall'Asia centrale alla Cina settentrionale.In breve , la Rivoluzione Verde non ha potuto arginare i pericolosi effetti collaterali della rapida crescita demografica,destinata ad aumentare , visto che la popolazione supererà quota 7 miliardi nel 2012 e secondo le previsione arriverà a 9 miliardi nel 2046.Anche il consumo pro capite
di carne sta crescendo .E questo fenomeno è il fenomeno più pericoloso,perchè i "capi di bestiame" hanno bisogno di 16 kg di cereali da foraggio per 1 kg di carne consumata,emettono grandi quantità di metano e i fertilizzanti usati per la coltivazione del foraggio contribuiscono enormemente alla produzione di ossidi di azoto.Avere più cibo ,però,non basta.Si deve anche stabilizzare la popolazione globale e ridurre le conseguenze ambientali della produzione alimentare:una tripla sfida.La rapida e volontaria diminuzione dei tassi di fecondità nei paesi poveri,ottenuta con più accesso ai programmi di pianificazione familiare,aumento della sopravvivenza infantile e istruzione femminile,potrebbe stabilizzare la popolazione intorno agli 8 miliardi entro il 2050. Le sovvenzioni alle comunità povere per evitare la deforestazione potrebbero salvare gli habitat per le specie. La tecnica no-till(cioè senza aratura) e altri metodi di coltivazione potrebbero preservare i suoli e la biodiversità. l'uso più efficiente di fertilizzanti potrebbe ridurre il trasporto eccessivo di azoto e fosforo.Una migliore irrigazione e migliori varietà di sementi potrebbero ridurre il consumo di acqua e altre pressioni ambiantali.E una dieta senza carne conserverebbe gli ecosistemi migliorando la salute umana.Questi cambiamenti richiederanno un enorme sforzo sia pubblico,sia privato,che non è ancora in atto.Nel ricordare i grandi obiettivi raggiunti da Borlaug,dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi anche per dare risposta ai suoi moniti.la finestra di oppotrunità per raggiungere uno sviluppo sostenibile si sta chiudendo.
Pag 9
titolo:COPENHAGEN A META'
autore:Marco Cattaneo
.....Nell'incontro bilaterale svoltosi a Pechino a metà Novembre, Barack Obama e Hu Jintao si sono accordati perchè a Copenhagen non siano prese decisioni operative vincolanti sulla riduzione delle emissioni di gas serra.Cancellando l'obiettivo di ridurre del 50% le emissioni di CO2 entro il 2050.I due maggiori generatori di gas serra al mondo ,insomma,si tirano indietro....
Pag 50
titolo:UN NUOVO RUOLO DELL'INDIA SUL PROBLEMA CLIMATICO (AlDe)
In vista del summit sul clima di Copenhagen,Rajendra Pachauri spinge per un ruolo più attivo e costruttivo dell'india nella lotta al cambiamento climatico.....(ma)L'India chiede che siano i paesi più ricchi,cioè quelli più responsabili,ad adottare tagli obbligatori......Benchè l'India non sia disposta a sottoscrivere obiettivi obbligatori nemmeno per il suo piano nazionale , Pachauri sostiene che grazie a cambiamenti istituzionali,partnership pubblico-privato e innovazione , il paese sarà in gardo di sviluppare la sua economia in modo virtuoso....... (speriamo!...)
Pag 52
titolo:VERSO UN'ENERGIA SOSTENIBILE ENTRO IL 2030 autori:Mark Z. Jacobson,professore di ingegneria civile e ambiantale alla Stanford University,dove dirige l'Atmosphere/Energy Program.
Mark A.Delucchi,ricercatore dell'Institute of Transportation Studies all'Università della California,a Davis.
......ci siamo posti una sfida ambiziosa:determinare come il 100 % dell'energia mondiale,per tutti gli usi, potesse provenrie da risorse eoliche,idriche e solari entro il 2030.....uno studio del 2009 della Stanford University ha classificato i sistemi energetici in base al loro impatto su riscaldamento globale,inquinamento,fornitura idrica, uso del suolo , fauna selvatica e altre questioni.Le migliori opzioni sono risultate l'energia eolica,quella solare , geotermica,la mareomotrice e l'idroelettrica:tutte alimentate dal vento , acqua o luce solare(e indicate come WWS,water,wind e sun). Nucleare,carbone con cattura del carbonio ed etanolo erano le opzioni peggiori,insieme a petrolio e gas naturale. lo studio ha anche scoperto che i veicoli elettrici e quelli a celle a combustibile a idrogeno ricaricati da fonti WWS eliminerebbero gran parte dell'inquinamento da trasporti. Il nostro progetto prevede milioni di turbine eoliche , macchine idriche e impianti solari. le cifre sono elevate, ma la scala non è un ostacolo insormontabili, visto che già in passato sono state fatte trasformazioni massicce. Durante la seconda guerra mondiale ,gli stati Uniti hanno ristrutturato le fabbriche di automobili per produrre 300 000 aerei, e gli altri ne hanno costruiti 486 000. nel 1956 gli Stati Uniti hanno iniziato a costruire un sistema autostradale che dopo 35 anni si estendeva per quasi 76 000 km , un'infrastruttura che ha cambiato radicalmente commercio e società. Una trasformazione dei sistemi energetici è dunque realizzabile? Addirittura in 20 anni? Tutto dipende da tecnologie ,disponiblità di materie prime fondamentali e fattori economici e politici..........ci sono scorte in abbondanza......il vento soddisfa il 50 % della domanda, con 3,8 milioni di grandi turbine eoliche(ciascuna di potenza nominale pari a 5 megawatt)in tutto il mondo.Sebbene possa sembrare una quantità enorme,è interessante osservare che ogni anno,globalmente ,si producono 73 milioni di automobili e furgoni....
(non scrivo tutto l'articolo perchè si estende per 8 pagine di giornale..invito comunque a leggerlo perchè è veramente molto interessante....)
tutto ciò fa pensare...
Ciao
Didì :)
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macchia,
19/12/09 08:48
Ho letto l'articolo di LE SCIENZE, è molto interessante, quando si hanno davanti i dati scientifici si resta attoniti di fronte all'evidenza di fatti che mettono a tacere immediatamente tutti i fiumi di parole che si farfugliano continuamente, la stragrande maggioranza delle quali serve solo a coprire la mancanza di idee e di volontà di tutti e l'indifferenza generale che necessita per poter continuare sulla strada del chissenefrega tanto il problema lo risolverà qualcunaltro, perchè proprio io devo privarmi di questo e quello, che ci pensi chi ci deve pensare. E chi ci deve pensare, se non tutti ?
L'articolo è prettamente scientifico , perorando la fattibilità della sostituzione dell'attuale diastroso modo di produzione e utilizzo dell'energia con le fonti rinnovabili, sole, vento, acqua. Si conclude con il paragrafoo "VOLONTA' POLITICA" , quella che portroppo, ad ora, manca.
Finchè tutto girerà sull'interesse e sul compromesso non cambierà niente. "Senza un chiaro indirizzo politico la conversione richiederà più tempo, perchè continueremo a provare tecnologie promosse dalle industre invece di quelle vagliate da scienziati"
Alla luce della storia umana , passata e presente, la conversione mi pare, purtroppo, pura utopia.
Credo che solo di fronte alla necesssità l'uomo cambierà sistema, ma solo nel momento e nel luogo in cui sarà necessario, e comunque anche in quel momento ci sarà chi potrà permettersi di affrontare al meglio (per se) la situazione , e chi dovrà subirla non avendo la possibilità e l'autosufficienza per determinare la propria esistenza , tutti saranno uguali di fronte all'impossibilità di continuare così, ma ci sarà sempre chi sarà più uguale degli altri. Non sono portato a credere ad una futura umanità virtuosa, nè per volontà nè per necessità. E non credo di essere pessimista, solo realista.