Abitudine

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1 Lucik, 30/03/05 20:13

Ho sintetizzato in uno scritto le considerazini di un'pò
di tempo. Le condivido con chi le vuole leggere,,,

Si nasce, inconsapevoli del mondo e delle cose. Lentamente negli anni, quella realtà a cui si appartiene non per scelta, ma per appartenenza di nascita, diventa sempre più una cosa naturale e scontata. Le opinioni che si sentono, i riferimenti che sono instillati e acquisiti, l’educazione e il modo di vedere le cose di cui si fa parte, fanno sì che una persona dalla nascita all’età adulta viene ancorata a un aggregato di cose, fatti e idee, che nella loro semplicità rappresentano la più grande inerzia all’intelletto umano: l’abitudine e la normalità (o ordinarietà). Si nasce, si cresce e le cose che stanno attorno si prendono per date, il loro modo di funzionare si dà per acquisito. La normalità diviene quello che la maggioranza delle persone ritiene normale. Le cose potrebbero essere il loro opposto, ma quel che conta è come sono: pensarci rimane un’idea lontana dalle possibilità reali. Il mondo gira in un senso, e le persone anche… sembra una cosa ovvia farne parte, una cosa inevitabile, come se si prescindesse da un libero ragionamento. Sembra che ci sia una forza innata che spinge a inserirsi sulle traiettorie esistenti, giuste o sbagliate che siano; o sarebbe meglio dire che il giusto o sbagliato vengono valutati tramite il metro della “familiarità” e del consueto. La schiavitù, l’olocausto, il razzismo, sono stati (o sono) considerati in ambiti più o meno ampi come cose normali, perché considerate normali dalla propria maggioranza di riferimento, o perché trovate già esistenti a quel modo. La mente umana è una cosa molto fragile e inerziale: spesso non consapevolizza le influenze acquisite. La religione, la nazionalità, la politica, il ceto sociale, la civiltà a cui si appartiene mettono le persone su un binario, che le ancora a una direzione tendenzialmente statica. La mente umana ha delle capacità immense, ma bisogna rendersi conto di doverle attivare. Parlando delle grandi ingiustizie come la schiavitù si può dire che questioni del genere sono ormai condivisibilmente e consapevolmente condannabili. Ma quante altre cose e modelli di vita di ogni giorno hanno implicazioni altrettanto serie, senza che ci si pensi. Per fare un esempio basti pensare a chi nella vita si trova a dover vedere cos’è un mattatoio, rendendosi conto di cose a cui non aveva mai pensato prima, quando sembrava naturale mangiare carne (coloro che si avvicinano a questa tematica capiscono il significato di questa affermazione, gli altri sono liberi di verificare “l’esperienza” e gli effetti). O a chi succede di trovarsi in prima persona in mezzo alla povertà e alla miseria della gente, cambiando per questo la vita per come era solito conoscerla; nonostante fosse già una realtà, la normalità di molti “ci passava a lato”. Quante altre cose si ritengono normali, solo perché le si sono “trovate” in un dato modo? Viene da ricordare il film “l’attimo fuggente”, quando un professore che insegna in un modo diverso, inatteso e insolito contribuisce ad aprire le menti dei propri studenti. Il salire in piedi sui banchi per vedere il mondo da una prospettiva nuova, significava allontanarsi dai comportamenti e dai precetti tradizionali. Era la scossa della consapevolezza che certi gesti possono essere compiuti, l’intuizione di come la forza delle azioni non può essere bloccata se non da se stessi: una cosa, questa, che dà coraggio e determinazione. Quel “svegliarsi”, togliendosi i panni dell’abitudine, portava alla scoperta di un mondo nuovo: quello della presa di coscienza e della possibilità di fare e di cambiare. Einstein diceva che i problemi non possono essere risolti usando lo stesso modello mentale che li aveva prodotti, e aveva buone ragioni per dirlo. Non a caso la filosofia, nella sua essenza, è un ragionamento libero, che deve riconoscere e tenere ben distinta, nella sua riflessione, l’influenza distorsiva dei riferimenti o dei condizionamenti artificiali. Tuttavia, per la maggiorparte delle persone, la realtà rimane la stessa: si cresce, e i tanti insegnamenti ricevuti, diventano i propri e non si mettono in discussione.

Per voler cambiare il modo comune di vedere le cose sono necessarie alcune condizioni: l’essere in grado di riconoscerlo (una capacità mentale); l’essere in grado di agire per attuarlo (una capacità di volontà); il coraggio di andare in una direzione lontana da quella comunemente adottata, e questo richiede forza per affrontare il parere degli altri che va dall’incomprensione, alla banalizzazione, all’ignoranza, alla presa in giro, allo sconcerto.

Un saluto...Luciano.

2 shivers, 31/03/05 11:06

Complimenti sinceri.

Marco

3 Lucik, 31/03/05 20:11

Grazie mille Marco...

Luciano

4 Andrea, 31/03/05 22:58

bello, sono d'accordo con il contenuto..

andrea

5 dany69, 31/03/05 23:44

luciano, parole sante!

6 dany69, 31/03/05 23:51

...e allora rimane la rabbia e la delusione per la non-comprensione della maggioranza...
io mi dico sempre: "ma è un concetto cosi'
semplice...cosi' naturale!"....come fai a non capire davvero?

faccio davvero molta fatica a capire la gente che non arriva a capire la mia scelta.

7 dany69, 31/03/05 23:53

a me è bastato pensarci seriamente...

8 Lucik, 1/04/05 00:19

I greci distinguevano l'intelletto dall'azione... una
volta compresa una questione con l'esercizio dell'intelletto dovevano realizzarla con il proprio agire (un espempio "moderno" - lo riporto - è quando una
persona punta la sveglia a una certa ora, sapendo razionalmente che quella dovrebbe essere l'ora in cui alzarsi... quando suona, l'azione può essere più o meno coerente con quello che si sa di dover fare...) e l'allenamento che gli antichi greci facevano consisteva
non solo nello sviluppare le proprie capacità mentali e di riflessione, ma anche nel temprare la coerenza dell'azione rispetto alla decisione...

probabilmete, oggi, molte persone sono più portate a ragionare in termini di "conseguenze" che di
"principi", anche quando si dovesse trattare di principi evidenti...e quando le conseguenze comportano una rottura del consueto, non molti riescono a prenderle in considerazione.

Grazie per le belle considerazioni da parte vostra...

9 dany69, 2/04/05 02:49

sai una cosa? io ti assumerei per farmi da personal - non so cosa, per starmi vicino, appiccicato, per risolvere dei problemoni, nella mia vita quotidiana. sono solo abitudini, ma che mi stanno rovinando. e da sola non riesco...

10 dany69, 2/04/05 10:53

:-))
scherzavo, naturalmente..! :-)

11 Lucik, 2/04/05 11:04

"Quante cose non so, e quante ancora ne devo
imparare"...
forse scrivere, in modo libero, è più facile rispetto a riuscire a dare un "consiglio giusto" per qualcosa...
anche perchè ogni persona può aver bisogno di un "suo
modo" di affrontare le questioni.
Però parlare e condividere le cose, può probabilmente servire a capire e a prendere delle scelte (o ad avere una convinzione più forte in quel che si fa).

Se posso dare un contributo positivo, sono qui...(come penso anche tutti gli altri). Se serve, lascio la mia mail, ibcela@tin.it.
Ok? Un saluto.

Luciano

12 sberla54, 5/12/05 16:14

Il mondo migliorera' molto quando non ci sara' piu'
bisogno di "maestri" e "consiglieri" ma quando ogni
persona capira' l'infinito potere che ha al suo interno e le infinite possibilita' che ha intorno.

Maledetta sia la normalita..che non e' mai esistita e mai esistera' ma che ha sempre dettato legge nelle nostre
vite.

Grandi considerazioni le tue...come sempre...bella lucik :)

13 Lucik, 5/12/05 16:52

Ehi... grazie sberla.
Ricambio :-)

14 Tableboy, 5/12/05 18:08

abitudine , usanza , tradizioni , cultura e tutto ciò che per la moltidudine è normale cosa sono se non dipendenti dal contesto religioso storico e politico del momento e del posto ?
è facile dire bisogna rispettare e non imporre tuttavia se un paese ha la cultura o abitudine o tradizione millenaria di mangiarsi i bambini che nascono di troppo e per loro è un normale modo per controllare le nascite non dovremmo noi convincergli a cessare tale usanza barbara ? (l'ho fatto a posta duro l'esempio intendo tutte quelle abitudini che causano sofferenza e morte umana o non umana nan senzo di esseri animali e anche di senza pietà)

non riuscirò mai a fare un bel discorso filosofico come fa Lucik : ( (

15 Lucik, 5/12/05 19:48

Penso che quello che conta... sia semplicemente avere una bella anima.

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