I poeti lavorano di notte; pagina 41
601
Claire,
21/02/12 23:43
I heard of a man
who says words so beautifully
that if he only speaks their name
women give themselves to him.
If I am dumb beside your body
while silence blossoms like tumours on our lips
it is because I hear a man climb the stairs
and clear his throat outside our door.
(L. Cohen)
Traduzione
Mi è giunta voce di un uomo
che parla in modo così magnifico
che se solo pronuncia il loro nome
le donne gli si offrono.
Se sto muto di fronte al tuo corpo
mentre il silenzio sboccia come tumori sulle nostre labbra
è perché odo un uomo salire le scale
602
Claire,
21/02/12 23:44
C'è un albero dentro di me
trapiantato dal sole
le sue foglie oscillano
come pesci di fuoco
le sue foglie cantano come usignoli...
è un pezzo già
che i viaggiatori sono discesi
dai razzi del pianeta chè in me
parlano una lingua che lo udito in sogno
non ordini non vanterie non preghiere...
in me c'è una strada bianca
le formiche passano coi semi di grano
i camion passano col chiasso delle feste
ma il carro funebre
- è proibito -
non può passare
in me il tempo rimane
come una rossa rosa odorosa
che oggi sia venerdì domani sabato
che il più di me sia passato
che resti il meglio
me ne infischio.
N. Hikmet
603
Claire,
21/02/12 23:46
Ti ho sognata
mi sei apparsa sopra i rami
passando vicino alla luna
tra una nuvola e l'altra
andavi, e io ti seguivo
ti fermavi e io mi fermavo,
mi fermavo, e tu ti fermavi,
mi guardavi e io ti guardavo
ti guardavo e tu mi guardavi
poi tutto è finito.
N. Hikmet
606
eweg,
22/02/12 17:54
Domenica al Signor, per suo precetto,
tributo a lui onoranza in Santa Messa.
ma or che è giovedì si va al calcetto!
Ai tempi giovanil fui gran promessa
mio padre preannunziommi gran carriera
poi in figa e spinellar s'è compromessa.
Al campo ci troviam che è tarda sera
e tal come Mosè fece con l'acque
li chiari dividiam dai maglia nera.
Ma Amilcare Santin, che punta nacque,
fu eletto in sorteggion guardian di porta
e audendo il bestemmion par non gli piacque.
Principio il partiton con foga molta
driblando me no vo Mercurio Alato
ma al quinto.... mi vien su la sacher torta.
Sul plastico terren truccato a prato
consegno all'ingegner passaggio d'oro
ma egli nel calciar sminchia il crociato.
Aiuto barellier che male, muoro!
implora l'ingegner fermando il giuoco
e intanto che aspettiam fumiam Marlboro.
Lo ghiacciano con spray ma serve a poco
ah, tragico final di sua carriera
tal quale Pier Pelù col Toro Loco!
Comincia il partiton, chiamo la sfera:
"Son libero orco can", arriva il crosso
che sparo in diagonal sulla corriera.
Rimbalza lo pallon e va nel fosso
a prenderlo mi avvio zitto e spedito
temendo un grandinar di mani addosso.
Va beh, da Giovedì mi dò al cucito.
Maurizio Lastrico
607
eweg,
22/02/12 17:57
Nel pieno di una notte tarda e afosa
io e la dama mia, su la vettura,
giungemmo in camporella in zona ascosa.
Poich’ella del guardon tenea paura,
primanco di sganciar lo tieniseno,
li vetri a gazzettar ebbi gran cura.
Con fame astinenzial di mesi almeno
tuffommi in su di lei ma porca vacca
mi pianto nello sterno il manual freno!
Lo trauma intercostal l’ardor non fiacca
ma impervio è il formicar entro a sta Panda
dannata imitazion di Fiat polacca!
Ma a un tratto lei a me: “qualcun ci guarda!”
Discosto li giornali e metto a foco
un uom in ravanar dentro a mutanda!
“Ma vatti a spippettar in altro loco!”
consiglio allo zozzon, che fugge lesto
“e infodera l’augel che intanto è poco!”
Scacciato il peccator nel buoi pesto,
mi sgrida un campanil, è mezzanotte:
“orsù, concretizziam, che m’alzo presto!
"Pulcin”, sussurro a lei, “belle guanciotte”,
ma lei rispuonde a me subitamente:
“appellami baldraccia e dammi botte!”
Giacché tal perversion la fa gaudente,
mi adopro a mulinar sfanculi e calci.
“Aumenta”, implora lei, “non sento niente!”
Mi aggrappo a li giornali atti a pararci
e... lo roseo gazzetton m’annunzia il lutto:
lo nostro centroavanti vuol lasciarci!
Notizia bromural che spenge tutto.
Maurizio Lastrico
608
Claire,
22/02/12 23:27
XD anche a me piace, quando lo vedo in TV
609
Claire,
24/02/12 00:00
Fides
Quando brillava il vespero vermiglio,
e il cipresso pareva oro, oro fino,
la madre disse al piccoletto figlio:
così fatto è lassù tutto un giardino.
Il bimbo dorme, e sogna i rami d’oro,
gli alberi d’oro, le foreste d’oro;
mentre il cipresso nella notte nera
scagliasi al vento, piange alla bufera.
(Giovanni Pascoli)
C’era una volta
Bosco Cappuccio
ha un declivio
di velluto verde
come una dolce
poltrona
Appisolarmi là
solo
in un caffè remoto
con una luce fievole
come questa
di questa luna
(Giuseppe Ungaretti)
610
Claire,
24/02/12 23:08
L'infinita
Vedi queste mani? Han misurato
la terra, han separato
i minerali e i cereali,
han fatto la pace e la guerra,
hanno abbattuto le distanze
di tutti i mari, di tutti i fiumi,
e tuttavia
quando percorrono
te, piccola,
grano di frumento, allodola,
non riescono a comprenderti,
si stancano raggiungendo
le colombe gemelle
che riposano o volano sul tuo petto,
percorrono le distanze delle tue gambe,
si avvolgono alla luce della tua cintura.
Per me sei un tesoro più colmo
d’immensità che non il mare e i grappoli,
e sei bianca e azzurra e vasta come
la terra nella vendemmia.
In questo territorio,
dai tuoi piedi alla tua fonte,
camminando, camminando, camminando,
passerò la mia vita.
Pablo Neruda
611
Claire,
24/02/12 23:21
Apro la finestra, larga come il mondo intero:
la strada è vuota
gli alberi sono smarriti nella notte
i rami non si muovono
l’acqua è stanca di scorrere.
Tu non sei qui
e nulla si muove.
Tu non sei qui
e il cuore batte invano.
Tu non sei qui
e la voce del fiume non porta alcun messaggio
e le valli non dicono nulla di comprensibile.
Quando tu non sei qui
le notti scoloriscono i nostri volti
e il segreto della vita resta nascosto.
In tua assenza
il buio copre il verde dell’erba
e le sorgenti tacciono.
Quando chiudi gli occhi
l’erba verde si copre di dubbi.
Tu soffi
e l’acqua si risveglia.
Tu cammini
e gli specchi risplendono.
Ma la strada è vuota
e tu non tornerai
e i miei occhi si chiuderanno nell’attesa.
Sohrab Sepehri
612
dantalian1976,
3/04/12 03:10
Farò della mia anima uno scrigno
per la tua anima,
del mio cuore una dimora
per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro
per le tue pene.
Ti amerò come le praterie amano la primavera,
e vivrò in te la vita di un fiore
sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle
canta l'eco delle campane;
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta
la storia delle onde.
Kahlil Gibran
613
eweg,
3/04/12 12:27
bella
614
danvegan,
7/05/12 23:07
Il paradiso e gli amici (leggenda Celtica)
Un uomo,
il suo cavallo e il suo cane
camminavano lungo una strada.
Mentre passavano vicino ad un albero gigantesco
un fulmine li colpì,
uccidendoli all’istante.
Ma il viandante non si accorse
di aver lasciato questo mondo
e continuò a camminare,
accompagnato dai suoi animali.
Il cammino era molto lungo,
dovevano salire una collina,
il sole picchiava forte
ed erano sudati e assetati.
A una curva della strada
videro un portone magnifico, di marmo,
che conduceva ad una piazza pavimentata
con blocchi d’oro,
al centro della quale s’innalzava una fontana
da cui sgorgava dell’acqua cristallina.
Il viandante si rivolse all’uomo
che sorvegliava l’entrata.
“Buongiorno”
“Buongiorno”, rispose il guardiano.
“Che luogo è mai questo,tanto bello?”
“E’ il cielo”
“Che bello essere arrivati in cielo,abbiamo tanta sete!” “Puoi entrare e bere a volontà”
“Anche il mio cavallo e il mio cane hanno sete”
“Mi dispiace molto”, disse il guardiano,
”ma qui non è permessa l’entrata agli animali”.
L’uomo fu molto deluso: la sua sete era grande,
ma non avrebbe mai bevuto da solo.
Ringraziò il guardiano e proseguì.
Dopo avere camminato a lungo su per la collina,
il viandante e gli animali giunsero in un luogo
il cui ingresso era costituito da una vecchia porta,
che si apriva su un sentiero di terra battuta,fiancheggiato da alberi.
All’ombra di uno di essi era sdraiato un uomo che portava un cappello;
probabilmente era addormentato.
“Buongiorno” disse il viandante.
L’uomo fece un cenno col capo.
“Io, il mio cavallo e il mio cane abbiamo molta sete”.
“C’è una fonte tra quei massi” disse l’uomo e,
indicando il luogo,aggiunse:
”Potete bere a volontà”.
L’uomo, il cavallo e il cane
si avvicinarono alla fonte
e si dissetarono.
Il viandante andò a ringraziare.
”Tornate quando volete”rispose l’uomo.
“A proposito, come si chiama questo posto?”
“Cielo”
“Cielo? Ma il guardiano del portone di marmo ha detto che il cielo era quello là!”
“Quello non è il cielo, è l’inferno”.
Il viandante rimase perplesso.
”Dovreste proibire loro di utilizzare il vostro nome!
Di certo, questa falsa informazione
causa gravi confusioni!!”
“Assolutamente no.
In realtà, ci fanno un grande favore.
Perché là si fermano quelli che
non esitano ad abbandonare i loro migliori amici”.
615
Sheena,
7/05/12 23:20
Bellissima questa leggenda celtica Danvegan!