I poeti lavorano di notte; pagina 3
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Claire,
5/05/11 22:16
E ora.....
tadà!
Poesie sugli animali
P. Neruda
Ode al cane
Il cane mi domanda
e non rispondo.
Salta, corre pei campi e mi domanda
senza parlare
e i suoi occhi
sono due richieste umide, due fiamme
liquide che interrogano
e io non rispondo,
non rispondo perche'
non so, non posso dir nulla.
In campo aperto andiamo
uomo e cane.
Brillano le foglie come
se qualcuno
le avesse baciate
a una a una,
sorgono dal suolo
tutte le arance
a collocare
piccoli planetari
su alberi rotondi
come la notte, e verdi,
e noi, uomo e cane, andiamo
a fiutare il mondo, a scuotere il trifoglio,
nella campagna cilena,
fra le limpide dita di settembre.
Il cane si ferma,
insegue le api,
salta l'acqua trepida,
ascolta lontanissimi
latrati,
orina sopra un sasso,
e mi porta la punta del suo muso,
a me, come un regalo.
E' la sua freschezza affettuosa,
la comunicazione del suo affetto,
e proprio li' mi chiese
con i suoi due occhi,
perche' e' giorno, perche' verra' la notte,
perche' la primavera
non porto' nella sua canestra
nulla
per i cani randagi,
tranne inutili fiori,
fiori, fiori e fiori.
E cosi' m'interroga
il cane
e io non rispondo.
Andiamo
uomo e cane uniti
dal mattino verde,
dall'incitante solitudine vuota nella quale solo noi esistiamo,
questa unita' fra cane con rugiada
e il poeta del bosco,
perche' non esiste l'uccello nascosto,
ne' il fiore segreto,
ma solo trilli e profumi
per i due compagni:
un mondo inumidito
dalle distillazioni della notte,
una galleria verde e poi
un gran prato,
una raffica di vento aranciato,
il sussurro delle radici,
la vita che procede,
e l'antica amicizia,
la felicita'
d'essere cane e d'essere uomo
trasformata
in un solo animale
che cammina muovendo
sei zampe
e una coda
con rugiada.
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Claire,
5/05/11 22:23
Farfalle
(R. Tagore)
Se piove
non vedi farfalle
volare, nel piano.
Scomparse, nascoste ....Ma dove?
Dentro le primule gialle,
nel calice del tulipano...
Farfalle di cento colori
trovan rifugio nei fiori.
Due rondini
(J. Prévert)
Due rondini nella luce
al di sopra della porta e ritte nel loro nido
scuotono appena la testa
ascoltando la notte.
E la luna è tutta bianca
L'albatros
(C. Baudelaire)
Per dilettarsi, sovente, le ciurme
catturano degli àlbatri, marini
grandi uccelli, che seguono, indolenti
compagni di viaggio, il bastimento
che scivolando va su amari abissi.
E li hanno appena sulla tolda posti
che questi re dell'azzurro abbandonano,
inetti e vergognosi, ai loro fianchi
miseramente, come remi, inerti
le candide e grandi ali. Com'è goffo
e imbelle questo alato viaggiatore!
Lui, poco fa sì bello, com'è brutto
e comico! Qualcuno con la pipa
il becco qui gli stuzzica; là un altro
l'inferno che volava, zoppicando
scimmieggia.
Come il principe dei nembi
è il Poeta; che, avvezzo alla tempesta,
si ride dell'arciere: ma esiliato
sulla terra, fra scherni, camminare
non può per le sue ali di gigante.
Il gatto
(C. Baudelaire)
Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato;
ritira le unghie nelle zampe,
lasciami sprofondare nei tuoi occhi
in cui l'agata si mescola al metallo.
Quando le mie dita carezzano a piacere
la tua testa e il tuo dorso elastico e la mia mano
s'inebria del piacere di palpare il tuo corpo elettrizzato, vedo in ispirito la mia donna.
Il suo sguardo, profondo e freddo come il tuo, amabile bestia,
taglia e fende simile a un dardo, e dai piedi alla testa un'aria sottile, un temibile profumo
ondeggiano intorno al suo corpo bruno.
La crisalide
(G. Gozzano)
Una crisalide svelta e sottile
quasi monile
pende sospesa dalla cimosa
della mia casa.
Salgo talora sull'abbaino,
per contemplarla,
e guardo e interrogo quell'esserino
che non mi parla.
O prigioniero delle tue bende,
pendulo e solo,
senti? il tuo cuore sente che attende
l'ora del volo?
Tra poco l'ospite della mia casa
sarà lontana:
penderà vota dalla cimosa
la spoglia vana.
Andrai, perfetta, dove ti porta
l'alba fiorita;
e sarà come tu fossi morta
per l'altra vita.
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Claire,
5/05/11 22:29
L'allodola
(G. Pascoli)
Ed ecco in mezzo al grande ciel sereno,
la lodoletta, uguale ad un puntino,
cantava; e poi come venisse meno,
dalla dolcezza, si gettò nel piano;
s'abbandonò sul nido suo terreno.
s'abbandonò sul nido suo tra il grano.
L'asino
(F. Tombari)
Era piccolino, alto di gambe, corto,
molto peloso, con un gran bernoccolo sulla fronte;
e le orecchie a ventola, una in avanti l'altra
all'indietro,
gli mettevano in testa una tal confusione di rumori
che non sentiva più niente
Le cicale
(G. Carducci)
Cominciano agli ultimi di giugno, nelle splendide
mattinate; cominciano ad accordare in lirica
monotonia le voci argute e squillanti.
Prima una, due, tre, quattro, da altrettanti alberi;
poi dieci, venti, cento, mille, non si sa di dove,
pazze di sole; poi tutto un gran coro .che aumenta d'intonazione e di intensità col calore e col luglio, e canta, canta, canta, sui capi, d'attorno, ai piedi
dei mietitori.
Finisce la mietitura, ma non il coro. Nelle fiere
solitudini sul solleone, pare che tutta la pianura
canti, e tutti i monti cantino, e tutti i boschi cantino...
E infine il mio amatissimo Alceo in un frammento, tradotto da Quasimodo
Acuta tra le foglie degli alberi
la dolce cicala di sotto le ali
fitto vibra il suo canto, quando
il sole a picco sgretola la terra.
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chaval,
6/05/11 23:32
anch'io ne ho una! è di gabriele d'annunzio, tra le sue ultime e poco conosciute.
MESSAGGIO DIGITALE
è un viaggio che non è fisico
rimbalza da qui a là
a lì
e ritorna saluta riparte poi va
trasforma il suo aspetto e l'essenza, si sveste si cambia riparte poi va
se chiamo e ritorna lui sa, ed è fedele, e parla di me a chi glielo chiede
è muto ma parla a chi glielo chiede ed è il suo strumento la sua creatura
non pensa trasporta gira riporta e poi va
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Vale_Vegan,
8/05/11 02:30
I poeti lavorano di notte...
e i frequetatori di pub pure...
a quest'ora solo il rock dalla radio rompe il silenzio circostante
il miagolìo dei gatti che vogliono andare a dormire mi distrae dal digitare pensieri confusi ...
la compagnia dei vegani nottambuli sul forum mi fa sorridere e mi infonde tenerezza ...
alle 2 e mezza però getto la spugna e butto le ossa nel letto...
ciauz!!!!
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Lifting_Shadows,
8/05/11 09:25
Vale_Vegan ha scritto:
la compagnia dei vegani nottambuli sul forum mi fa sorridere e mi infonde tenerezza ...
E' per questo che la mattina ci siamo solo io e Fasguvh? :) Vabbè ieri non ho fatto tardissimo.
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chaval,
8/05/11 10:53
claire!! guarda cos'hai combinato!! adesso la gente si scopre improvvisamente poeta e si crede libera di poter postare tutto quello che le passa per la testa basta che si vada a capo prima dell' "a capo" automatico.. ma io dico.. vi è piaciuta la poesia di d'annunzio? ma quanto era avanti per i suoi tempi?!? MUAHAHAHAHAHAHAHA
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Vale_Vegan,
8/05/11 11:01
Ma sì Chaval.... c'è della brutta gente in giro di notte ;))))
...a proposito.. ma tu dov'eri????
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Claire,
9/05/11 23:55
Poesie di Gaspara Stampa, una donna tanto per cambiare
Voi, ch'ascoltate in queste meste rime,
in questi mesti, in questi oscuri accenti
il suon degli amorosi miei lamenti
e de le pene mie tra l'altre prime,
ove fia chi valor apprezzi e stime,
gloria, non che perdon, de' miei lamenti
spero trovar fra le ben nate genti,
poi che la lor cagione è sì sublime.
E spero ancor che debba dir qualcuna:
- Felicissima lei, da che sostenne
per sì chiara cagion danno sì chiaro!
Deh, perché tant'amor, tanta fortuna
per sì nobil signor a me non venne,
ch'anch'io n'andrei con tanta donna a paro?
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Claire,
10/05/11 00:01
Era vicino il dì che 'l Creatore,
che ne l'altezza sua potea restarsi,
in forma umana venne a dimostrarsi,
dal ventre virginal uscendo fore,
quando degnò l'illustre mio signore,
per cui ho tanti poi lamenti sparsi,
potendo in luogo più alto annidarsi,
farsi nido e ricetto del mio core.
Ond'io sì rara e sì alta ventura
accolsi lieta; e duolmi sol che tardi
mi fe' degna di lei l'eterna cura.
Da indi in qua pensieri e speme e sguardi
volsi a lui tutti, fuor d'ogni misura
chiaro e gentil, quanto 'l sol giri e guardi.
41
Claire,
10/05/11 00:19
E Saffo, altra donna
Le stelle intorno alla luna bella
nascondono di nuovo l'aspetto luminoso,
quando essa, piena, di più risplende
sulla terra...
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Claire,
10/05/11 00:21
Squassa Eros
l'animo mio, come il vento sui monti che investe le querce.
Sei giunta: hai fatto bene: io ti bramavo.
All'animo mio, che brucia di passione, hai dato refrigerio.
Madre dolce, più non riesco a tesser la tela;
sono domata dal desiderio di un ragazzo, a causa di Afrodite molle.
Come la mela dolce rosseggia sull'alto del ramo,
alta sul ramo più alto: la scordarono i coglitori.
No, certo non la scordarono: non poterono raggiungerla.
* * *
Come il giacinto, sui monti, i pastori
calpestano con i piedi, e a terra il fiore purpureo.
Tramontata è la luna e le Pleiadi:
a mezzo è la notte:
il tempo trascorre;
e io dormo sola.
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Claire,
16/05/11 14:36
Qui, se non ci penso io a portare la poesia nel forum non ci pensa nessuno...
XD
Adesso ho 26 minuti di orologio prima di andare a laurà, come si dice qui e, anche se non è notte, questo "canto" l'ho trascritto su Word un po' di tempo fa, durante una nottata. Quindi mi pare possa andare bene.
Lo copio e incollo qui
Questo "Canto" mi scombussola sempre, mi smuove le emozioni, mi coinvolge tantissimo.
Inferno, Canto V ("Divina commedia", Dante Alighieri)
Così discesi del cerchio primaio
giù nel secondo, che men loco cinghia,
e tanto più dolor, che punge a guaio.
Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia:
essamina le colpe ne l'intrata;
giudica e manda secondo ch'avvinghia.
Dico che quando l'anima mal nata
li vien dinanzi, tutta si confessa;
e quel conoscitor de le peccata
vede qual loco d'inferno è da essa;
cignesi con la coda tante volte
quantunque gradi vuol che giù sia messa.
Sempre dinanzi a lui ne stanno molte;
vanno a vicenda ciascuna al giudizio;
dicono e odono, e poi son giù volte.
«O tu che vieni al doloroso ospizio»,
disse Minòs a me quando mi vide,
lasciando l'atto di cotanto offizio,
«guarda com'entri e di cui tu ti fide;
non t'inganni l'ampiezza de l'intrare!».
E 'l duca mio a lui: «Perché pur gride?
Non impedir lo suo fatale andare:
vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare».
Or incomincian le dolenti note
a farmisi sentire; or son venuto
là dove molto pianto mi percuote.
Io venni in loco d'ogne luce muto,
che mugghia come fa mar per tempesta,
se da contrari venti è combattuto.
La bufera infernal, che mai non resta,
mena li spirti con la sua rapina;
voltando e percotendo li molesta.
Quando giungon davanti a la ruina,
quivi le strida, il compianto, il lamento;
bestemmian quivi la virtù divina.
Intesi ch'a così fatto tormento
enno dannati i peccator carnali,
che la ragion sommettono al talento.
E come li stornei ne portan l'ali
nel freddo tempo, a schiera larga e piena,
così quel fiato li spiriti mali
di qua, di là, di giù, di sù li mena;
nulla speranza li conforta mai,
non che di posa, ma di minor pena.
E come i gru van cantando lor lai,
faccendo in aere di sé lunga riga,
così vid'io venir, traendo guai,
ombre portate da la detta briga;
per ch'i' dissi: «Maestro, chi son quelle
genti che l'aura nera sì gastiga?».
«La prima di color di cui novelle
tu vuo' saper», mi disse quelli allotta,
«fu imperadrice di molte favelle.
A vizio di lussuria fu sì rotta,
che libito fé licito in sua legge,
per tòrre il biasmo in che era condotta.
Ell'è Semiramìs, di cui si legge
che succedette a Nino e fu sua sposa:
tenne la terra che 'l Soldan corregge.
L'altra è colei che s'ancise amorosa,
e ruppe fede al cener di Sicheo;
poi è Cleopatràs lussuriosa.
Elena vedi, per cui tanto reo
tempo si volse, e vedi 'l grande Achille,
che con amore al fine combatteo.
Vedi Parìs, Tristano»; e più di mille
ombre mostrommi e nominommi a dito,
ch'amor di nostra vita dipartille.
Poscia ch'io ebbi il mio dottore udito
nomar le donne antiche e ' cavalieri,
pietà mi giunse, e fui quasi smarrito.
I' cominciai: «Poeta, volontieri
parlerei a quei due che 'nsieme vanno,
e paion sì al vento esser leggeri».
Ed elli a me: «Vedrai quando saranno
più presso a noi; e tu allor li priega
per quello amor che i mena, ed ei verranno».
Sì tosto come il vento a noi li piega,
mossi la voce: «O anime affannate,
venite a noi parlar, s'altri nol niega!».
Quali colombe dal disio chiamate
con l'ali alzate e ferme al dolce nido
vegnon per l'aere dal voler portate;
cotali uscir de la schiera ov'è Dido,
a noi venendo per l'aere maligno,
sì forte fu l'affettuoso grido.
«O animal grazioso e benigno
che visitando vai per l'aere perso
noi che tignemmo il mondo di sanguigno,
se fosse amico il re de l'universo,
noi pregheremmo lui de la tua pace,
poi c'hai pietà del nostro mal perverso.
Di quel che udire e che parlar vi piace,
noi udiremo e parleremo a voi,
mentre che 'l vento, come fa, ci tace.
Siede la terra dove nata fui
su la marina dove 'l Po discende
per aver pace co' seguaci sui.
Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.
Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.
Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense».
Queste parole da lor ci fuor porte.
Quand'io intesi quell'anime offense,
china' il viso e tanto il tenni basso,
fin che 'l poeta mi disse: «Che pense?».
Quando rispuosi, cominciai: «Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo!».
Poi mi rivolsi a loro e parla' io,
e cominciai: «Francesca, i tuoi martìri
a lagrimar mi fanno tristo e pio.
Ma dimmi: al tempo d'i dolci sospiri,
a che e come concedette Amore
che conosceste i dubbiosi disiri?».
E quella a me: «Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ciò sa 'l tuo dottore.
Ma s'a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
dirò come colui che piange e dice.
Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
Per più fiate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disiato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante».
Mentre che l'uno spirto questo disse,
l'altro piangea; sì che di pietade
io venni men così com'io morisse.
E caddi come corpo morto cade.
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Claire,
16/05/11 22:53
poesie nottune e serali tedesche: R.M. Rilke
LE PRIME STELLE
Ardono i vetri su la casa muta.
Tutto il giardino è un olezzar di rose
Alta distende su l'etere fermo,
tra i larghi abissi delle nubi bianche,
l'ali, la Sera.
Una squilla si versa su le aiuole,
limpida voce di celesti mondi.
Furtiva, su le pallide betulle
colme di sussurrìi, veggo la Notte
che accende lenta nello scialbo azzurro
le prime stelle.
LA SERA
Vien da lungi la Sera, camminando
per la pineta tacita, di neve.
Poi, contro tutte le finestre preme
le sue gelide guance; e, zitta, origlia.
Si fa silenzio, allora, in ogni casa.
Siedono i vecchi, meditando. I bimbi
non si attentano ancora ai loro giuochi.
Cade di mano alle fantesche il fuso.
La Sera ascolta, trepida, pei vetri;
tutti - all'interno - ascoltano la Sera.
TRAMONTO
Un cielo grigio e scialbo,
in cui pavido è spento ogni color
Laggiù, soltanto una gran striscia rossa
par cicatrice in fiamme.
Fatui baleni - tratto tratto - a lampi.
Ed è per l'aria
un profumo di rose in agonia,
un rattenuto pianto.
DALL'ALBA ALL'AURORA
Il mondo smaglia come un fiore immenso
gonfio d'olezzi.
Contro i suoi stami,
trepida (è Maggio) la notte s'appende,
grande falena dall'ali d'azzurro.
Nulla si muove.
Brillano solo le antenne d'argento.
L'ali, sbiancando, la recano in alto,
ove alla fiamma del sole che nasce
l'ebra falena
ribeve la morte
SERA D'ESTATE
S’è sciolto in spruzzaglia il gran sole.
La sera d'estate, divampa;
riarde di febbre nel volto.
Sospira di schianto: « Vorrei.... »;
ma quindi ripete - « Son stanca... »
Sussurran preghiere i cespugli.
Nel folto, una lucciola splende
(eterna fiammella) a mezz'aria.
Recinge ogni candida rosa,
vermiglia raggiera - il tramonto
LA NOTTE E L'ANIMA
In grembo alla notte nevosa, d'argento,
immensa si stende dormendo, ogni cosa.
Solo una eterna sofferenza è desta
dentro l'anima mia.
E mi domandi perché mai si tace
l'anima mia, senza versarsi in grembo
alla notte che sogna?
Colma di me, traboccherebbe tutta
a spegnere le stelle.
VEGLIA
Già dormono i prati. Non veglia
se non il mio cuore. Null'altro.
La sera ammaìna nel porto
le rosse sue vele di già.
0 veglia sognante, beata!
Incede la Notte su l'erba.
Fiorisce - sbocciandole in mano –
un pallido giglio: la luna.
2
Odi? il passo della notte
- nel silenzio immenso - smuore.
Sul mio tavolo la lampada,
come un grillo, stride piano.
Brucia d'oro ai libri il dorso
lungo taciti scaffali:
i piloni del gran ponte,
che lusinga a ripartire
verso i regni delle Fate.
CAMPANE A SERA
Campane a sera. E dai lontani monti
sempre più stanca ne ritorna l'eco.
Una fievole brezza a tratti svola
gelida su dalla vallata in fiore.
Entro i rivi d'argento, un sussurrìo
quasi di bimbi che dican preghiere.
Per la selva d'abeti oscura e folta
vibra un chiaror di secoli defunti.
Da uno squarcio di nuvola la sera
spande un fluir di sangue e di coralli
sovra i petrosi spalti. E i rossi grani
ne rimbalzano via, senza dar suono.
(1896-1898)
45
Claire,
16/05/11 22:58
INVITO ALLA SERA
Versati in me, Sera che lenta scorri
da maestose lontananze arcane!
Ti accoglierò. La schiusa conca io sono
che ti prende, ti tiene, e non trabocca.
Plàcati in me, in me diventa luce,
vasta, silente, vaporosa Sera!
Ciò che nel fondo mi si addensa e posa,
traspaja, ignoto, in quella luce - e sia!
LA « BUONA NOTTE » DELLE COSE
L'hai vissuta anche tu, lo so, quest'ora:
quest'ora in cui nei vicoli spossato
s'abbatte il giorno, e, disilluso, spegne
il proprio ardore.
Sembra che, allora, prendano commiato
l'una dall'altra
tutte le case intorno.
Nel caldo e chiaro lampeggiar dei vetri,
i muri stanchi scambiano l'estremo
trepido sguardo di saluto,
fin che le cose tutte si confondono,
e sospiran tra loro,
quasi di già sognando:
« Oh, come ci trasmutiamo,
di seriche tuniche grigie
vestendoci entrambe!
Chi, di noi due,
adesso, sei tu? »
IL RITO DELLA SERA
Io so che nel silenzio della sera
si rinnova pei secoli, da secoli,
il rito d'un antico sacrificio.
L'alito d'ogni cosa si solleva
e respira, nel vespro, più profondo.
Ed ecco: sul cespuglio inginocchiamo,
nella penombra, oscuro - una divina
misericorde volontà si curva,
anela di esaudir quel suo pregare.
Le stelle s'allontanano.... Risalgono;
e le tenebre ascendono con loro.
GIARDINO A NOTTE
Quando ritornerai colma, nel cielo
una notte di luna, oblieremo
questa immensa città che ne fa tristi:
andremo, soli, a premere la fronte
contro il cancello, onde il giardino è chiuso.
Chi, nel giorno festevole, lo vide,
gremir di bimbi, splendere di gaje
vesti sgargianti e di cappelli estivi,
non lo ravvisa più così deserto,
con i suoi fiori, con lo stagno immoto
che si distende insonne sotto il cielo.
Sagome incerte sembrano levarsi
zitte, pian piano, nella oscurità.
Più rigide, più tacite, all'ingresso
d'ogni viale vegliano le statue.
Giaccion, matasse sgrovigliate, e vanno
l'un presso l'altro. ad una mèta intesi,
i placidi sentieri. Incede calma
lungo le aiuole la pallida luna.
Stillan dai fiori effluvii, come lacrime;
e sopra le fontane ammutolite,
roride tracce dell'equoreo giuoco
durano in una trama di zampilli
nell'etere notturno.
(R.M Rilke, 1899)