I poeti lavorano di notte; pagina 28

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406 Claire, 28/05/11 22:48

ATTO QUINTO

SCENA PRIMA - Mantova. Una strada
(Entra Romeo)

ROMEO: Se io posso prestar fede alle lusinghiere visioni del sonno i miei sogni mi presagiscono vicina qualche notizia piena di gioia: il tiranno del mio cuore se ne sta assiso allegramente sul suo trono, e tutto il giorno, oggi, una insolita animazione mi solleva al di sopra della terra con giocondi pensieri. Ho sognato che la mia donna veniva e mi trovava morto (strano sogno, questo, che concede ad un morto la facoltà di pensare!), e che a forza di baci infondeva nelle mie labbra un tale soffio di vita, ch'io rivivevo ed ero imperatore. Ahimè! come deve esser dolce il vero possesso dell'amore, se la sua ombra soltanto è così ricca di gioia!

(Entra BALDASSARRE, stivalato)

Notizie da Verona! Ebbene, Baldassarre, non mi porti lettere del frate? Che fa la mia signora? Mio padre sta bene? Come sta la mia Giulietta? te lo domando di nuovo, perché nulla può andar male, se ella sta bene.

BALDASSARRE: Allora ella sta bene, e nulla può andar male: il suo corpo dorme nel monumento dei Capuleti, e quella parte di lei che è immortale, vive insieme con gli angeli. Io l'ho vista deporre giù nella volta sotterranea dei suoi congiunti, e immediatamente sono partito per venirvelo a dire: oh! perdonatemi se vi reco queste tristi nuove, poiché voi stesso, signore, me ne lasciaste l'incarico.

ROMEO: E' proprio così? Allora io vi sfido, o stelle! Tu sai la mia abitazione: comprami dell'inchiostro o della carta, e noleggiami dei cavalli di posta. Stasera io parto.

BALDASSARRE: Signore, ve ne scongiuro, calmatevi: voi avete l'aspetto pallido e stravolto, e mi fate temere qualche sciagura.

ROMEO: Ma che! t'inganni: lasciami, e fa' quel che ti ordino di fare.

Non hai lettere del frate per me?

BALDASSARRE: No, mio buon signore.

ROMEO: Non importa: va' subito, e noleggiami quei cavalli, io ti raggiungo immediatamente. (Baldassarre esce) Ebbene, Giulietta, stasera io dormirò accanto a te. Vediamo con quali mezzi. O distruzione, come fai presto ad entrare nei pensieri degli uomini che disperano! Mi viene in mente uno speziale... egli sta qui nei dintorni, che io ho visto ultimamente, con un vestito a brandelli e fronte aggrottata, intento a cercare erbe medicinali. Era allampanato, una miseria atroce l'aveva spolpato fino all'osso: e nella sua squallida bottega stavano appesi una tartaruga, un coccodrillo imbalsamato ed altre pelli di pesci mostruosi. Qua e là per gli scaffali una misera accozzaglia di scatole vuote, di pentoli di coccio tinti di verde, di vesciche e di semi ammuffiti, di pezzi di spago e pasticche di fior di rosa stantie, era sparsa alla meglio per fare un po' di apparenza. Notando tanta miseria, dissi fra me: se uno avesse bisogno di qualche veleno (vendere il quale a Mantova vuol dire essere condannato subito a morte) ecco uno sciagurato che glie lo venderebbe.

Oh, questo stesso pensiero non fece altro che precorrere il mio bisogno, e questo stesso uomo bisognoso deve, appunto, vendermelo. Se mi ricordo bene, questa dovrebbe essere la sua casa: essendo giorno di festa, la bottega del disgraziato è chiusa. Ehi! olà! Speziale!

(Entra lo Speziale)

SPEZIALE: Chi è che chiama così forte?

ROMEO: Vieni qua, amico. Vedo che tu sei povero; tieni, questi sono quaranta ducati: dammi un grammo di veleno; ma una roba così sbrigativa, che appena si sparge per le vene, faccia cader morto colui che stanco della vita lo ha preso, e il corpo sia scaricato del respiro, con la violenza e la rapidità con cui la polvere infiammata si precipita fuori dalle fatali viscere del cannone.

SPEZIALE: Io ne ho di questa merce micidiale; ma la legge di Mantova punisce con la morte chiunque la spaccia.

ROMEO: Tu sei così nudo e pieno di miseria, e hai paura di morire? La fame è sulle tue guance; il bisogno e i patimenti ti agonizzano negli occhi; il disprezzo e la miseria ti stanno appesi alle spalle, il mondo non ti è amico, e nemmeno la sua legge; il mondo non ha per te una legge che ti faccia ricco: dunque non esser più povero, ma rompi la legge, e prendi questo.

SPEZIALE: La mia povertà acconsente, ma non acconsente la mia volontà.

ROMEO: Io pago la tua povertà e non la tua volontà.

SPEZIALE: Mettete questo in un liquido qualunque a piacer vostro, e bevete fino all'ultima goccia: se anche aveste la forza di venti uomini sarete spacciato immediatamente.

ROMEO: Ecco qua il tuo oro, il quale è un veleno peggiore, per l'anima degli uomini, e commette in questo odioso mondo più assassinii, che non queste povere misture che tu non puoi vendere; sono io che vendo a te il veleno, tu non ne hai venduto a me. Addio: comprati da mangiare, e rimettiti in carne. Vieni, o cordiale, e non veleno: vieni insieme con me alla tomba di Giulietta; poiché là io debbo servirmi di te.

(Escono)

407 Claire, 28/05/11 22:49

SCENA SECONDA - La cella di Frate Lorenzo

(Entra Frate GIOVANNI)

FRATE GIOVANNI: Reverendo frate francescano! fratello, olà!

(Entra Frate LORENZO)

FRATE LORENZO: Questa dovrebb'essere proprio la voce di frate Giovanni. Ben tornato da Mantova: che dice Romeo? Se egli mi ha scritto il suo pensiero, dammi la sua lettera.

FRATE GIOVANNI: Andavo in cerca di un fratello scalzo del nostro ordine (che è qui in città per andare a visitare gli ammalati), perché mi fosse compagno di via, quand'ecco, nel momento in cui lo trovavo, gl'inquisitori della città, sospettando che noi due fossimo stati in una casa dove infieriva la peste contagiosa, serrarono le porte, e non ci vollero lasciare uscire dalla città. Cosicché il mio viaggio a Mantova restò lì.

FRATE LORENZO: Allora chi ha portato la mia lettera a
Romeo?

FRATE GIOVANNI: Eccola qui: io non ho potuto né mandarla, né trovare un messo che te la riportasse, tanto erano spaventati tutti dell'infezione.

FRATE LORENZO: Oh sorte avversa! Pel sacro ordine mio, quella lettera non era insignificante, ma piena di cose di preziosa importanza, che trascurate potrebbero essere causa di una grave sciagura. Frate Giovanni, va' cercami una leva di ferro, e portala immediatamente qui alla mia cella.

FRATE GIOVANNI: Fratello, vado e te la porto.

(Esce)

FRATE LORENZO: Ed ora bisogna che io mi diriga solo, al monumento; in queste tre ore la bella Giulietta si sveglierà; chi sa quanto imprecherà contro di me, perché Romeo non ha avuto notizie di questi avvenimenti: ma io scriverò di nuovo a Mantova, e tratterrò lei nella mia cella, finché giunga Romeo. Povera salma vivente, chiusa nella tomba di un morto!

(Esce)

408 Claire, 28/05/11 22:51

SCENA TERZA - Un cimitero. Monumento dei Capuleti

(Entrano PARIDE e il suo Paggio, il quale porta dei fiori ed una torcia)

PARIDE: Dammi la tua torcia, ragazzo: vattene, e fermati ad una certa distanza di qui: anzi, spengila, poiché non vorrei essere veduto.

Mettiti disteso sotto quei tassi laggiù, con l'orecchio vicino al terreno risonante; così nessun piede passerà sul cimitero che è smosso e mal fermo per le fosse che vengono scavate, senza che tu lo senta.

Allora fammi un fischio, come segno che senti qualcuno avvicinarsi.

Dammi quei fiori. Fa' quello che ti dico, va'.

PAGGIO (a parte): Ho quasi paura a star solo qui nel cimitero, tuttavia mi ci arrischierò.

(Si ritira)

PARIDE: O dolce fiore, io spargo di fiori il tuo letto nuziale, ahimè!

il tuo baldacchino è polvere e sassi), ed ogni notte li bagnerò di dolce acqua, o, mancando essa, di lacrime distillate dai miei singhiozzi. Le esequie che io celebrerò per te saranno: spargere di fiori, ogni notte, la tua tomba e piangere. (Il Paggio fischia) Il ragazzo mi avverte che qualcuno si avvicina. Qual piede maledetto erra stanotte in queste parti, per disturbare le esequie e i riti del vero amore? Come, con una torcia! Nascondimi, o notte, per un istante.

(Si ritira)

(Entrano ROMEO e BALDASSARRE con una torcia, un piccone, eccetera)

ROMEO: Dammi quel piccone e la leva di ferro. Tieni, prendi questa lettera, domani mattina di buon'ora guarda di consegnarla al mio signore e padre. Dammi il lume. Per la tua vita, ti do quest'ordine:

qualunque cosa tu oda o veda, non ti avvicinare, e non interrompermi nella mia opera. La ragione per la quale io discendo in questo letto di morte, è in parte per contemplare la faccia della mia donna, ma principalmente per portar via dalla sua morta mano un prezioso anello; un anello del quale io debbo fare un uso importante. Perciò vattene di qua: che se tu, sospettoso, tornassi a spiare quello che io intendo di fare fra poco, per il cielo, io ti farò a brandelli, e seminerò delle tue membra questo affamato cimitero: il momento e le mie intenzioni sono feroci, più tremendi e inesorabili, molto, di tigri digiune o del mare ruggente.

BALDASSARRE: Vado subito, signore, e non vi disturberò.

ROMEO: Così tu mi dimostrerai la tua amicizia. Prendi qua: vivi e sii felice; addio, buon giovinotto.

BALDASSARRE (a parte): Ciò nonostante io mi nasconderò qui intorno: i suoi sguardi mi fanno paura, e dubito delle sue intenzioni (Si ritira)

ROMEO: Detestabili fauci, o tu, ventre della morte, satollato col boccone più prezioso della terra, così io forzo le tue putride mascelle ad aprirsi, (apre la tomba) e a tuo dispetto voglio impinzarti ancora di altro cibo.

PARIDE: Costui è quel bandito orgoglioso Montecchi, che uccise il cugino dell'amor mio, pel cui dolore si crede che la bella creatura morisse, ed è venuto qui a fare qualche villano insulto agli estinti:

io lo arresterò. (Avanzandosi) Cessa la tua empia fatica, o vile Montecchi! Può la vendetta essere spinta oltre la morte? Infame bandito, io ti arresto: obbedisci, e vieni con me, poiché tu devi morire.

ROMEO: Io debbo morire veramente, e appunto per questo venni qui. O buono e gentile giovinotto, non tentare un uomo disperato; fuggi di qui e lasciami; pensa a questi morti, e il loro pensiero ti spaventi.

Io ti scongiuro, giovinotto, non accumulare sul mio capo un altro peccato, spingendomi al furore. Oh, vattene! Per il cielo io ti amo più di me stesso, poiché io vengo qui armato contro me stesso; non restare, vattene: vivi, e racconta, fin da questo momento, che la clemenza di un pazzo ti ordinò di fuggire.

PARIDE: Io sfido i tuoi scongiuri, e ti arresto qui come un fellone.

ROMEO: Tu vuoi provocarmi? allora in guardia, fanciullo!

(Si battono)

PAGGIO: O Signore, si battono! anderò a chiamare la
guardia.

(Esce)

PARIDE: Oh, sono ucciso! (Cade) Se tu sei pietoso, apri la tomba, e mettimi accanto Giulietta.

ROMEO: In fede mia lo farò. Esaminiamo questa faccia: il parente di Mercuzio, il nobile conte Paride? Che cosa diceva il mio servitore, quando la mia mente agitata non badava a lui mentre cavalcavamo? Mi pare ch'egli mi dicesse che Paride avrebbe sposato Giulietta; non disse così? o me lo sono sognato? O sono io un pazzo, sentendolo parlare di Giulietta, a pensare che egli dicesse questo? Oh, dammi la tua mano, tu che fosti inscritto con me nel libro dell'arcigna sventura! Io ti seppellirò in una tomba splendida; una tomba? oh no, un faro, o mia giovane vittima; poiché qui giace Giulietta e la sua bellezza trasforma questa tomba in una sala piena di festa e di luce.

O morte, riposa là dentro, sotterrata da un uomo morto. (Deponendo Paride nel monumento) Oh, come spesso gli uomini sul punto di morire provano un istante di gioia! Un istante, che chi li veglia suole chiamare: il lampo che precede la morte. Ma io come potrei chiamare questo un lampo? O amor mio, o mia sposa! La morte che ha libato il miele del tuo respiro, nulla ha potuto ancora sulla tua bellezza: tu non sei conquistata; l'insegna della bellezza è ancora rosea sulle tue labbra e sulle tue guance, e il pallido vessillo della morte non vi si è ancora spiegato. Tebaldo, giaci tu là nel tuo sanguinoso lenzuolo?

Oh! quale più grande favore poss'io farti, che con quella mano stessa che spezzò in due la tua giovinezza, spezzare quella di colui che fu tuo nemico? Perdonami, cugino! ah! cara Giulietta, perché sei tu ancora così bella? Debbo io credere che la morte immateriale senta l'amore, e che lo smunto aborrito mostro ti tenga qui nelle tenebre, perché tu sia la sua amante? Per paura di questo, io resterò per sempre accanto a te e non mi partirò mai più da questo palazzo della scura notte: qui, qui io voglio rimanere insieme coi vermi che sono le tue ancelle: oh! qui io fisserò il mio sempiterno riposo, e scoterò, da questa carne stanca del mondo, il giogo delle avverse stelle.

Occhi, guardatela per l'ultima volta! Braccia, prendete il vostro ultimo abbraccio! e voi, labbra, voi che siete la porta del respiro, suggellate, con un leale bacio un contratto indefinito con la morte che tutto rapisce! Vieni, amaro conduttore, vieni, disgustante giuda!

Via, o disperato pilota, precipita d'un colpo sugli scogli, che la infrangeranno, la tua barca afflitta e stanca dal mare. Bevo all'amor mio! (Beve) O speziale veritiero! Il tuo veleno è rapido. Io muoio così con un bacio. (Muore)

(Dall'altra parte del cimitero entra Frate LORENZO con una lanterna, una leva ed una vanga)

FRATE LORENZO: San Francesco mi accompagni! quante volte stanotte il mio vecchio piede ha inciampato nelle tombe! Chi c'è la?

BALDASSARRE: C'è un uomo che vi è amico, e che vi conosce bene.

FRATE LORENZO: Siate benedetto! Ditemi, mio buon amico, che cos'è quella torcia laggiù, che fa luce inutilmente a dei vermi e a dei teschi senz'occhi? A quel che vedo, essa è accesa nel monumento dei Capuleti.

BALDASSARRE: E' proprio così, padre santo; e là c'è il mio padrone, uno che vi ama.

FRATE LORENZO: Chi è?

BALDASSARRE: Romeo.

FRATE LORENZO: Quanto tempo è che è là?

BALDASSARRE: Una buona mezz'ora.

FRATE LORENZO: Vieni con me al sotterraneo.

BALDASSARRE: Io non oso signore: il mio padrone sa che io me se sono andato di qui; egli mi ha minacciato tremendamente di morte se fossi rimasto a spiare le sue intenzioni.

FRATE LORENZO: Allora resta; anderò solo. La paura mi prende; oh, io temo molto qualche triste sciagura!

BALDASSARRE: Mentre dormivo qui sotto questo tasso, ho sognato che il mio padrone si batteva con un altro, e che il mio padrone l'ha ucciso.

FRATE LORENZO (avvicinandosi al monumento): Romeo! Ahimè, ahimè! che cos'è questo sangue che macchia la marmorea entrata del sepolcro? Che significano quelle spade senza padrone e imbrattate, che giacciono per terra, rosse di sangue in questo luogo di pace? (Entra nel monumento) Romeo! oh qual pallore sulla sua faccia? Chi c'è ancora? Come, anche Paride? E' bagnato di sangue? Ah, quale sciagurata ora è rea di così lacrimevole sventura! La fanciulla si muove.

(Giulietta si sveglia)

GIULIETTA: O padre consolatore! Dov'è il signor mio? Io mi ricordo bene in qual luogo debbo essere; e infatti ci sono: ma dov'è il mio Romeo?

(Si sente del rumore)

FRATE LORENZO: Sento del rumore. Fanciulla, esci da cotesto nido di morte, di contagio, di sonno artificiale; una potenza superiore, alla quale noi non possiamo opporci, ha attraversato i nostri disegni:

vieni, vieni via; tuo marito giace costì morto, accanto te, e Paride anche; vieni, io ti metterò in un convento di sante monache; non mi chiedere spiegazioni, poiché la guardia arriva. Vieni, andiamo, mia buona Giulietta (il rumore si avvicina) io non oso restare più a lungo.

(Frate Lorenzo esce)

GIULIETTA: Va', fuori pure di qui, poiché io non anderò via. Che cosa c'è qui? una tazza che il fido amor mio tiene stretta in mano?

Comprendo: il veleno è stato la causa della sua fine immatura; oh cattivo! lo ha bevuto tutto, e non ne ha lasciato una benefica goccia, che dopo lui aiutasse me? Voglio baciare le tue labbra; forse vi rimane ancora un po' di veleno, che basti per farmi morire con le dolcezze di un cordiale. (Lo bacia) Le tue labbra sono ancora calde.

PRIMA GUARDIA (di dentro): Guidaci, ragazzo, quale strada dobbiamo prendere?

GIULIETTA: Che! del rumore? Allora bisogna far presto. Oh, pugnale benedetto! (Afferrando il pugnale di Romeo) ecco, il tuo fodero è questo: (si colpisce) arrugginisci qui dentro, e fammi morire. (Cade sul corpo di Romeo, e muore)

(Entra la Guardia col Paggio di Paride)

PAGGIO: Ecco il luogo: là dove arde quella torcia.

PRIMA GUARDIA: Il terreno è insanguinato: cercate intorno pel cimitero: andate, alcuni di voi, e chiunque trovate arrestatelo.

(Escono alcuni della Guardia) Oh pietosa vista! Qui giace ucciso il conte e per terra c'è Giulietta sanguinante, ancora calda, e appena morta, lei che da due giorni era stata sepolta qui! Andate, avvertite il Principe, correte dai Capuleti, fate venir qui i Montecchi: altri di voi si diano a cercare intorno. (Escono altre Guardie) Noi vediamo il terreno sul quale giacciono le vittime di queste sventure; ma il vero terreno dal quale germogliò il seme di tutte queste lacrimevoli sventure, non potremo scoprirlo senza conoscere le circostanze particolari.

(Rientrano alcuni della Guardia con BALDASSARRE)

SECONDA GUARDIA: Ecco il servo di Romeo: l'abbiamo trovato nel cimitero.

PRIMA GUARDIA: Trattenetelo in un luogo sicuro, finché giunga il principe.

(Rientra un'altra Guardia con Frate LORENZO)

TERZA GUARDIA: Qui c'è un frate che trema, spira e piange: questa leva e questa zappa, le abbiamo sequestrate a lui mentre veniva da questa parte del cimitero.

PRIMA GUARDIA: Egli è molto sospetto: trattenete anche il frate.

(Entra il PRINCIPE col suo Seguito)

PRINCIPE: Quale sventura si è alzata oggi così di buon'ora, da toglierci al nostro riposo mattutino?

(Entrano il CAPULETI, MADONNA CAPULETI ed altri)

CAPULETI: Che può esser mai accaduto, che tutti urlano a questo modo per le vie?

MADONNA CAPULETI: La gente, per la strada va gridando chi "Romeo", chi "Giulietta", e chi "Paride"; e tutti con grande schiamazzo corrono verso il nostro monumento.

PRINCIPE: Che cosa sono queste grida paurose che ci colpiscono gli orecchi?

PRIMA GUARDIA: Signore, qui c'è il conte Paride assassinato, e Romeo morto, e Giulietta, che era già morta, è qui uccisa in questo istante e ancora calda.

PRINCIPE: Cercate, domandate, e informateci come si spiega questo orrendo massacro.

PRIMA GUARDIA: Qui c'è un frate e un servo dell'ucciso Romeo, che avevano addosso degli strumenti necessari per aprire le tombe di questi morti.

CAPULETI: O cielo! Moglie mia, guarda come versa sangue la nostra figliuola! Questo pugnale ha sbagliato strada, poiché, vedi, la sua guaina è là vuota al fianco del Montecchi, e per errore s'è riposto nel seno di mia figlia!

MADONNA CAPULETI: Ohimè! questo spettacolo di morte è come una campana che annunzia alla mia vecchiaia la partenza per il sepolcro.

409 Claire, 28/05/11 22:51

(Entrano il MONTECCHI ed altri)

PRINCIPE: Vieni, o Montecchi, tu ti sei alzato innanzi tempo, per vedere il tuo figliuolo ed erede ancor più innanzi tempo coricato.

MONTECCHI: Ah! mio principe, stanotte è morta mia moglie; il dolore cagionatole dall'esilio del suo figliuolo le ha stroncato il respiro:

quale nuova angoscia cospira contro la mia vecchiaia?

PRINCIPE: Guarda e vedrai.

MONTECCHI: O screanzato figliuolo! qual rispetto è cotesto: spingersi innanzi al proprio padre verso una tomba?

PRINCIPE: Chiudi per un istante la bocca alla disperazione finché siamo in grado di chiarire questi misteri e conoscerne l'origine, l'occasione, il loro vero principio, e allora io stesso mi farò guida ai tuoi dolori, e ti accompagnerò fino alla morte: per ora frenati, e lascia che la sventura sia schiava alla pazienza. Fate venire innanzi le persone sospette.

FRATE LORENZO: Fra queste io sono la più importante, e sebbene il meno capace di sì orrendo misfatto, io sono, tuttavia, il più sospetto, cosi gravemente depongono contro di me il tempo e il luogo; ed eccomi qui pronto umilmente ad accusarmi e a discolparmi di ciò che in me è condannabile c scusabile.

PRINCIPE: Allora racconta subito quello che sai.

FRATE LORENZO: Sarò breve, poiché il poco fiato che mi avanza non è tanto che mi basti per annoiarvi con un lungo racconto. Romeo qui morto, era marito di Giulietta; e lei, lì morta, era la fedele moglie di Romeo: li avevo sposati io, e il giorno del loro segreto matrimonio fu quello stesso in cui morì Tebaldo, l'immatura morte del quale fece bandire da questa città il novello sposo e per lui, non per Tebaldo, si struggeva Giulietta. Voi per liberarla dal dolore onde era oppressa, la fidanzaste, e l'avreste maritata per forza, al conte Paride. Lei, allora venne da me, e con la disperazione negli occhi mi scongiurò di trovare qualche mezzo onde liberarla da questo secondo matrimonio, altrimenti si sarebbe uccisa nella mia cella stessa.

Allora io, consigliato dall'esperienza, le detti un sonnifero, il quale fece l'effetto che io desideravo, poiché operò su di lei l'apparenza della morte. Nello stesso tempo scrissi a Romeo che fosse venuto qui proprio in questa fatale notte, per aiutarmi a trarla fuori dalla sua finta tomba essendo giunto il momento nel quale l'azione del narcotico doveva cessare. Ma quegli che portava la mia lettera, cioè frate Giovanni, fu trattenuto per un malaugurato caso, e ieri notte venne a restituirmi la lettera. Allora, al momento preciso del suo risvegliarsi, sono venuto da me solo qui per farla uscire dalla volta sotterranea dei suoi congiunti, con l'intenzione di tenerla nascosta nella mia cella, finché avessi potuto mandarla in modo conveniente a Romeo. Ma allorché giunsi, qualche minuto prima del momento in cui si doveva svegliare, il nobile conte Paride e il fedele Romeo giacevano qui morti immaturamente. Essa intanto si svegliava, ed io la scongiuravo di venir via e sopportare con rassegnazione quest'opera del cielo: ma in quell'istante un rumore mi fece allontanare, per subita paura, dalla tomba, e lei in preda ad una estrema disperazione non volle venir via con me, ma, a quel che pare, fu violenta contro se stessa. Questo è tutto quello che so io: del matrimonio è consapevole anche la sua nutrice; e se in tutto ciò qualche sciagura è accaduta per colpa mia, questa mia vecchia vita sia sacrificata qualche ora prima della sua fine naturale al rigore della legge più severa.

PRINCIPE: Noi ti abbiamo conosciuto sempre per un sant'uomo. Dov'è il servo di Romeo? Che cosa può dire di tutto questo?

BALDASSARRE: Io portai al mio padrone la notizia della morte di Giulietta, ed egli allora senz'indugio parti da Mantova, e venne qui in questo luogo, proprio qui a questo monumento. Mi ordinò di consegnare di buon mattino questa lettera a suo padre, e mi minacciò di morte, entrando nella volta sotterranea, s'io non mi fossi allontanato, e non lo avessi lasciato lì solo.

PRINCIPE: Datemi la lettera, voglio vederla. Dov'è il paggio del conte, che è andato a chiamar la guardia? Monello, che cosa veniva a fare il vostro padrone in questo luogo?

PAGGIO: Veniva con dei fiori per spargerli sulla tomba della sua donna, e a me aveva ordinato di restare in distanza, ciò che io avevo fatto: poco dopo venne uno con una torcia per aprire la tomba, e il mio padrone in un attimo trasse fuori la spada contro di lui, ed io allora scappai via a chiamare la guardia.

PRINCIPE: Questa lettera rende ragione alle parole del frate, racconta le peripezie del loro amore, e accenna alla notizia della morte dl lei: ed egli scrive, qui, che aveva comprato un veleno da un povero speziale e che con quello era venuto in questa volta sotterranea, per morire e giacere accanto a Giulietta. Dove sono questi nemici?

Capuleti! Montecchi! Guardate quale maledizione è caduta sul vostro odio: il cielo per uccidere le vostre gioie si è servito dell'amore!

Ed io per aver chiuso gli occhi sopra le vostre discordie, ho perduto due parenti. Noi siamo tutti puniti.

CAPULETI: O fratello Montecchi, dammi la tua mano: eccoti in questa stretta la dote di mia figlia, poiché io non posso chiedere di più.

MONTECCHI: Ma io posso darti di più: io farò innalzare a tua figlia una statua d'oro puro, affinché nessuna immagine, finché duri il nome di Verona, sia tenuta in così alto pregio, come quella della leale e fedele Giulietta.

CAPULETI: E in una forma egualmente preziosa starà Romeo presso la sua donna: povere vittime, tutt'e due, della nostra inimicizia.

PRINCIPE: Questa mattina è foriera di una pace che rattrista; il sole pel dolore non mostrerà la sua faccia. Andiamo via di qui, a ragionare ancora di questi dolorosi avvenimenti; a qualcuno sarà perdonato ed altri sarà punito; poiché non ci fu mai storia più pietosa di questa di Giulietta e del suo Romeo.

(Escono)

FINE

410 Vale_Vegan, 29/05/11 11:27

ammazza... i promessi sposi!!!! ....ti verrà l'artrite alle ditine a scrivere così tanto ;)

411 Claire, 29/05/11 13:35

Io ho il PC che è un deposito di poesia

Ne ho molte salvate in vari files.
Per questo posto con velocità pezzi poetici.
Basta fare un copia e incolla
Per me sono come un diario.
Li scrivo via via lungo lo sgranarsi dei giorni della mia vita
Come quando reciti un rosario, un grano dietro l'altro.
Io, atea, una poesia dopo l'altra, lungo lo scorrere dei giorni e delle settimane.

412 Claire, 2/06/11 16:16

Non è notte, ma non importa

Ho voglia di postare questa, di Neruda

Bella

Bella
como en la piedra fresca
del manantial, el agua
abre un ancho relámapago de espuma,
así es la sonrisa en tu rostro,
bella.

Bella,
de fina manos y delgados pies
como un caballito de plata,
andando, flor del mundo,
así te veo,
bella.

Bella,
como un nido de cobre enmarañado
en tu cabeza, un nido
color del miel sombría
donde mi corazón arde y reposa,
bella.

Bella,
no te caben los ojos en la cara,
no te caben los ojos en la tierra.
Hay países, hay ríos,
en tus ojos,
mi patria está en tus ojos
yo camino por ellos,
ellos dan luz al mundo
por donde yo camino,
bella.

Bella,
tu senos son como dos panes hechos
de tierra cereal y luna de oro,
bella.

Bella,
tu cintura
la hizo mi brazo como un río cuando
pasó mil años por tu dulce cuerpo,
bella.

Bella,
no hay nada como tus caderas,
tal vez la tierra tiene
en algún sitio oculto
la curva y el aroma de tu cuerpo,
tal vez in algún sitio,
bella.

Bella, mi bella,
tu voz, tu piel, tus uñas,
bella, mi bella,
tu ser, tu luz, tu sombra,
bella,
todo eso es mío, bella,
todo eso es mío, mía,
cuando andas o reposas,
cuando cantas o duermes,
cuando sofres o sueñas,
siempre,
cuando estás cerca o lejos,
siempre,
eres mía, mi bella,
siempre.

413 Claire, 2/06/11 16:29

Facciamo che "Bella" la dedico a tutte le vegane del forum

:-)

414 Claire, 2/06/11 16:46

e poi dedichiamone qualcuna anche agli ometti che altrimenti si offendono
XD

Alda Merini

Sogno d'amore

Se dovessi inventarmi il sogno
del mio amore per te
penserei a un saluto
di baci focosi
alla veduta di un orizzonte spaccato
e a un cane
che si lecca le ferite
sotto il tavolo.
Non vedo niente però
nel nostro amore
che sia l'assoluto di un abbraccio gioioso

Ieri sera era amore (A Ettore) Magari qualche vegan che si chiama Ettore ce l'abbiamo XD

Ieri sera era amore,
io e te nella vita
fuggitivi e fuggiaschi
con un bacio e una bocca
come in un quadro astratto:
io e te innamorati
stupendamente accanto.
Io ti ho gemmato e l’ho detto:
ma questa mia emozione
si è spenta nelle parole.

Il canto dello sposo

Forse tu hai dentro il tuo corpo
un seme di grande ragione,
ma le tue labbra gaudenti
che sanno di tanta ironia
hanno morso più baci
di quanto ne voglia il Signore,
come si morde una mela
al colmo della pienezza.
E le tue mani roventi
nude, di maschio deciso
hanno dato più abbracci
di quante ne valga una messe,
eppure il mio cuore ti canta,
o sposo novello
eppure in me è la sorpresa
di averti accanto a morire
dopo che un fiume di vita
ti ha spinto all’argine pieno.

Ho conosciuto in te le meraviglie

Ho conosciuto in te le meraviglie
meraviglie d'amore sì scoperte
che parevano a me delle conchiglie
ove odoravo il mare e le deserte
spiagge corrive e lì dentro l'amore mi son persa come alla bufera
sempre tenendo fermo questo cuore
che (ben sapevo) amava una chimera.

415 Vale_Vegan, 2/06/11 16:50

MA CHE FAI?????? lavori di giorno????? per di più festivo????? XD

416 Claire, 2/06/11 16:52

oggi strappo alla regola
Poetessa diurna

XD
ma non sono mie, mannaggia
MI piacerebbe scrivere così.

Conosco un bambino di otto anni e mezzo che scrive meglio di me le poesie. XD

417 Vale_Vegan, 2/06/11 16:56

beh dai, vedila così: quando lui diventerà maggiorenne potresti anche non esser troppo vecchia per lui... coltivatelo!! XD

418 seitanterzo, 2/06/11 19:35

Claire ha scritto:
e poi dedichiamone qualcuna anche agli ometti che altrimenti si offendono
XD

Infatti stavo arrivando con il battipanni... :D

419 Claire, 2/06/11 19:40

Vale_Vegan ha scritto:
beh dai, vedila così: quando lui diventerà maggiorenne potresti anche non esser troppo vecchia per lui... coltivatelo!! XD

Col fischio
A me piacciono più vecchi di almeno 5 anni
XD

420 Claire, 7/06/11 22:14

Una piccola delicatezza per danvegan

Non è proprio una poesia, ma è tratta da un libro che è esso stesso Poesia: "Il piccolo principe"

“ Gli uomini non hanno più tempo
per conoscere nulla.
Comprano dai mercati le cose già fatte.
Ma siccome non esistono mercati di amici,
gli uomini non hanno più amici.
Se tu vuoi un amico addomesticami”.

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Cos'hanno in comune queste persone? Ciascuno di loro sta salvando migliaia di animali.

Siamo tutti diversi, trova il modo adatto a TE per aiutare gli animali!