I poeti lavorano di notte; pagina 2
16
Amexis,
3/05/11 14:37
Claire ha scritto:
Amexis ha scritto:
scusate sono megalomane...
:-(
http://andmusicforall.altervista.org/Underground/Pianto%20Di%20Un%20Condannato%20a%20Morte.pdf (((((
La megalomania non c'entra
Mi piacerebbe saper poetare.
Se tu ne sei in grado, come ho letto, fai BENISSIMO a renderci partecipi delle tue capacità.
Almeno... a me piace, lo apprezzo molto.
Per me l'arte è un bene comune.
E le belle parole sono arte.
Complimentissimi.
Prima lavoravo anche io di notte, adesso spero solo di uscire di nuovo ad avere i miei spazi. Scrivo spesso poesie. Un tempo partecipavo ai concorsi, ma non avendo mai avuto riscontri abbastanza positivi ho lasciato perdere.
A volte scrivo racconti e sto scrivendo un libro.
Credo che resteranno solo per me, perchè ho sempre e solo ricevuto proposte a pagamento.
Comunque se ti piacciono, ne pubblicherò altre.
Mi fa piacere :-D
17
Claire,
3/05/11 14:41
Ma che bravo!
Chapeau!
Sei il secondo poeta che conosco: il primo fu una mega delusione XD
Anzi, ad essere precisi, IO fui una enorme delusione per lui...
XDXDXD
18
Amexis,
3/05/11 14:54
Claire ha scritto:
Ma che bravo!
Chapeau!
Sei il secondo poeta che conosco: il primo fu una mega delusione XD
Anzi, ad essere precisi, IO fui una enorme delusione per lui...
XDXDXD
Fidati della poesia ma mai del poeta.
Il poeta è un uomo (essere umano), di per se inaffidabile, corruttibile, avido ed assassino.
La poesia è quel suo attimo di follia che lo ha reso debole (ai suoi occhi) e di cui si vergogna, dandogli un'attributo artistico.
19
Claire,
3/05/11 18:08
Amexis ha scritto:
Claire ha scritto:
Ma che bravo!
Chapeau!
Sei il secondo poeta che conosco: il primo fu una mega > delusione XD
Anzi, ad essere precisi, IO fui una enorme delusione per > lui...
XDXDXD
Fidati della poesia ma mai del poeta.
Il poeta è un uomo (essere umano), di per se inaffidabile, corruttibile, avido ed assassino.
La poesia è quel suo attimo di follia che lo ha reso debole (ai suoi occhi) e di cui si vergogna, dandogli un'attributo artistico.
Ah, bè
Io mi fidavo di lui, della poesia e di tutto
Anche lui si fidava di me...
Ma è andata male, per colpa mia, credo XD
20
Claire,
3/05/11 23:14
Complice la piacevole serata di lavoro appena terminata, ho voglia di distrarre i pensieri dalle mie "sudate carte" ;-)
Ho un sonetto del tardo medioevo di un autore non notissimo che mi piace molto
Il Poeta è Cino da Pistoia
Ciò ch'io veggio di qua m'è mortal duolo,
perch'i' so' lunge e fra selvaggia gente,
la qual i' fuggo, e sto celatamente
perché mi trovi Amor col penser solo;
ch'allor passo li monti, e ratto volo
al loco ove ritrova il cor e la mente,
e imaginando intellegibilmente
me conforta 'l penser che testé imbolo.
Così non morragg'io, se fie tostano
lo mio reddire a star sì ch'io miri
la bella gioia da cui son lontano:
quella ch'i' chiamo basso ne' sospiri,
perch'udito non sia da cor villano,
d'Amor nemico e de li soi disiri.
21
Claire,
3/05/11 23:28
dal duecento/trecento un salto temporale ENORME
un contemporaneo, scomparso da meno di 20 anni
Giovanni Raboni
Canzonette mortali
Io che ho sempre adorato le spoglie del futuro
e solo del futuro, di nient’altro
ho qualche volta nostalgia
ricordo adesso con spavento
quando alle mie carezze smetterai di bagnarti,
quando dal mio piacere
sarai divisa e forse per bellezza
d’essere tanto amata o per dolcezza
d’avermi amato
farai finta lo stesso di godere.
Le volte che è con furia
che nel tuo ventre cerco la mia gioia
è perché, amore, so che più di tanto
non avrà tempo il tempo
di scorrere equamente per noi due
e che solo in un sogno o dalla corsa
del tempo buttandomi giù prima
posso fare che un giorno tu non voglia
da un altro amore credere l’amore.
Un giorno o l’altro ti lascio, un giorno
dopo l’altro ti lascio, anima mia.
Per gelosia di vecchio, per paura
di perderti – o perché
avrò smesso di vivere, soltanto.
Però sto fermo, intanto,
come sta fermo un ramo
su cui sta fermo un passero, m’incanto…
Non questa volta, non ancora.
Quando ci scivoliamo dalle braccia
è solo per cercare un altro abbraccio,
quello del sonno, della calma – e c’è
come fosse per sempre
da pensare al riposo della spalla,
da aver riguardo per I tuoi capelli.
Meglio che tu non sappia
con che preghiere m’addormento, quali,
parole borbottando
nel quarto muto della gola
per non farmi squartare un’altra volta
dall’avido sonno indovino.
Il cuore che non dorme
dice al cuore che dorme: Abbi paura.
Ma io non sono il mio cuore, non ascolto
né do la sorte, so bene che mancarti,
non perderti, era l’ultima sventura.
Ti muovi nel sonno. Non girarti,
non vedermi vicino e senza luce!
Occhio per occhio, parola per parola,
sto ripassando la parte della vita.
Penso se avrò il coraggio
di tacere, sorridere, guardarti
che mi guardi morire.
Solo questo domando: esserti sempre,
per quanto tu mi sei cara, leggero.
Ti giri nel sonno, in un sogno, a poca luce.
22
Claire,
4/05/11 14:24
Si possono postare poesie che utilizzino un linguaggio un po' scurrile?
Perchè ne vorrei postare una per gli amici milanesi...
:-)))
23
Lifting_Shadows,
4/05/11 15:09
Claire ha scritto:
un contemporaneo, scomparso da meno di 20 anni
Giovanni Raboni
Canzonette mortali
♥
24
Claire,
4/05/11 21:20
Primavera, primavera e ancora primavera!!!
In questi giorni di sole, quando passo con la bicicletta in una zona particolare della mia città, sopra di me solo volte di foglie verdi che, agitate dal vento, sembrano argentate. Ancora qualche albero fiorito, ma pochi.
Predomina il verde lungo i viali e il pennello della natura è magistrale: mai un verde identico a un altro verde e mai un verde che sia uguale in tutte le ore della giornata, varia col mutare della luminosità.
E le prime rose nei giardini!! E i (falsi) gelsomini (perdono non ho voglia di cercare il nome scientifico latino, mi pare "rhyngospermum jasminoides" ma non vorrei dire una cavolata) cominciano a fiorire e gli abeti hanno tinto di verde chiaro le estremità dei loro rami di aghi.
Le ortensie stanno per sbocciare e i giaggioli e gli iris sfacciatissimi con il loro viola intenso.
E io penso a Tagore.
Eccolo, per voi
L'acqua che esce dal ghiacciaio,
tenuta ferma anni e anni
dalla meditazione dell'Himalaya,
sotto l'occhio delle stelle
senza parole di scioglie ai raggi del sole,
e porta in ogni direzione
un canto di felicità senza fine.
(da Sfulingo)
Le gemme portano
le grandi speranze
della foresta
(Da Sfulingo)
Per molti giorni, per molte miglia,
con molte spese, per molti paesi,
sono andato a vedere i monti,
sono andato a vedere il mare.
Ma a due passi da casa,
quando ho aperto gli occhi,
non ho visto
una goccia di rugiada
sopra una spiga di grano.
(Da Sfulingo)
Il loto fiorisce in acque profonde:
chi può coglierlo?
Sotto i piedi l'erba umile
è sempre al nostro servizio.
(Da Sfulingo)
Ad alta voce
scroscia la pioggia,
rotto il cielo
l'acqua riempie la terra.
Scossa dalla tempesta
la foresta geme e chiama;
rivi e rivi
solcano la terra.
Qualcuno danza
sulle sciolte chiome delle nubi.
La mente corre tra la pioggia
in braccio alla tempesta;
chi potrà calmare
le onde del mio petto?
Il cuore è sconvolto:
si sono aperte le porte,
si è risvegliato
il palpito della primavera.
Qualcuno, pazzo,
corre per i campi.
(Da Ghitangioli)
Io sono la pazza che corre per i campi e colei che danza sulle sciolte chiome delle nubi...
25
Claire,
4/05/11 21:31
E la pazza che corre e danza, ha la mente che corre e
danza.
Le parole dei poeti danzano, suonano e cantano.
E DIPINGONO immagini e narrano emozioni e sentimenti.
Vedut'ho la lucente stella diana,
ch'apare anzi che 'l giorno rend'albore,
ch'ha preso forma di figura umana;
sovr'ogn'altra me par che dea splendore:
viso de neve colorato in grana,
occhi lucenti, gai e pien' d'amore;
non credo che nel mondo sia cristiana
sì piena di biltate e di valore.
Ed io dal suo valor son assalito
con sì fera battaglia di sospiri
ch'avanti a lei de dir non seri' ardito.
Così non conoscess'ella i miei disiri!
Ché, senza dir, de lei seria servito
per la pietà ch'avrebbe de' martiri.
Questa poesia mi fa impazzire. Una poesia del '200 con un tale italiano che lo si capisce anche senza prosa.... PERFETTA: un gioiello.
Coinvolge, avviluppa.
Ci allaccia a sé: vediamo col poeta e sentiamo col poeta.
26
Claire,
4/05/11 22:58
Questa poesia mi fa riflettere molto
Tutte le cose buone vengono dall'amore...
Da dove siamo nati?
Da dove siamo nati?
Dall'amore.
Come saremmo perduti?
Senza amore.
Cosa ci aiuta a superarci?
L'amore.
Si può trovare anche l'amore?
Con amore.
Cosa abbrevia il pianto?
L'amore.
Cosa deve unirci sempre?
L'amore.
Goethe
27
Claire,
5/05/11 21:27
Visto che sto aspettando l'arrivo di un amico, stasera posto qualche opera che contenga il sentimento dell'attesa.
Prima Montale, anche se questa poesia parla di arsura di un mezzogiorno estivo e con il clima di questi giorni non c'entra nulla.
Ma l'ultimo verso è proprio indicativo dell'emozione che si prova quando si è in attesa
Gloria del disteso mezzogiorno
quand'ombra non rendono gli alberi,
e piú e piú si mostrano d'attorno
per troppa luce, le parvenze, falbe.
Il sole, in alto, - e un secco greto.
Il mio giorno non è dunque passato:
l'ora piú bella è di là dal muretto
che rinchiude in un occaso scialbato.
L'arsura, in giro; un martin pescatore
volteggia s'una reliquia di vita.
La buona pioggia è di là dallo squallore,
ma in attendere è gioia piú compita.
E anche Leopardi, anche se non lo dice nello stesso modo, concorda: in attesa è gioia più compita.
IL SABATO DEL VILLAGGIO
La donzelletta vien dalla campagna,
in sul calar del sole,
col suo fascio dell'erba; e reca in mano
un mazzolin di rose e di viole,
onde, siccome suole,
ornare ella si appresta
dimani, al dì di festa, il petto e il crine.
siede con le vicine
su la scala a filar la vecchierella,
incontro là dove si perde il giorno;
e novellando vien del suo buon tempo,
quando ai dì della festa ella si ornava,
ed ancor sana e snella
solea danzar la sera intra di quei
ch'ebbe compagni dell'età più bella.
Già tutta l'aria imbruna,
torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre
giù da' colli e da' tetti,
al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
della festa che viene;
ed a quel suon diresti
che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
su la piazzuola in frotta,
e qua e là saltando,
fanno un lieto romore:
e intanto riede alla sua parca mensa,
fischiando, il zappatore,
e seco pensa al dì del suo riposo.
Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
e tutto l'altro tace,
odi il martel picchiare, odi la sega
del legnaiuol, che veglia
nella chiusa bottega alla lucerna,
e s'affretta, e s'adopra
di fornir l'opra anzi il chiarir dell'alba.
Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l'ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.
Garzoncello scherzoso,
cotesta età fiorita
è come un giorno d'allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo'; ma la tua festa
ch'anco tardi a venir non ti sia grave.
28
Claire,
5/05/11 21:43
Da Leopardi a Montale e da Montale a Bartoletti, contemporaneissimo ;)
Il tempo dell’attesa
Io fui. Già il tempo quieta l’acqua
sul non cresciuto porto dell’infanzia
caligine avanzata sulla proda dove il vento
forte mulina remore e ricordi
sotto la torre vigile dell’ora
ombra tra ombre disseccate al suolo
fui quell’istante esile nel soffio
che sulle smorte sillabe rimuore
quando nel vespro cadono le stelle
fui solo l’apparenza una domanda
pagina bianca inutile sospesa una promessa
per completare il tempo dell’attesa.
Scusate, sono fuori come un balcone e ho la mente soggetta a voli pindarici.
Oggi è il 5 maggio.
Avete presente la poesia "Il 5 maggio" di Manzoni?
Mi è venuta in mente perchè il primo verso inizia così: "Ei fu. Siccome..." (ecc.) e "Il tempo dell'attesa" inizia con "Io fui" e mi pare una coincidenza da rimarcare.
Ancora Bartoletti
Attesa lunare
La gora rimescola i giorni
sospesi a una pendola bianca
tra occhi di melograno,
fessure tagliate di luce,
si screpola il gesto nel lento
naufragio dell’ora.
Mi slena il silenzio dei monti
cucito a memoria negli occhi,
l’immagine nera di un treno
che screpola l’ombra del tempo.
Si sveste la sera le mani di seta,
nel soffio rimemora il vento d’aprile,
sui campi profumi di stoppie.
Attesa lunare distesa sul fiume
che inonda silenti bambini
in attesa, profili di donne
supine nell’ultima luce.
29
Claire,
5/05/11 22:00
Parlando di ATTESA mi è venuta l'associazione di idee con l'attesa più dolce, come si dice...
La gravidanza.
E allora, ecco per voi, alcune poesie sulla maternità e la gravidanza
(so che non ne vedevate l'ora XD)
Tagore
NASCITA
Il bambino chiama la mamma
e domanda: "Da dove sono venuto?
Dove mi hai trovato e raccolto?"
La mamma ascolta,
piange e sorride mentre stringe
al petto il suo bambino:
"Eri un desiderio
dentro il cuore!"
"Eri nel gioco il mio balocco,
all'aurora, al tempo della preghiera,
ti ho sfatto e rifatto.
Tu eri davanti a Dio
sul trono dell'adorazione:
nella sua adorazione
ti ho adorato!"
"Nelle speranze della mia vita,
in tutti i miei amori,
nella vita dei miei antenati,
nella nostra casa antica,
nessuno sa
quanto tempo fosti nascosto
nel seno di Dio."
"Quando il cuore nella giovinezza
si aprì in fiore,
t'univi come fragranza
stretto insieme
alle mie tenere membra,
spargendo grazia
con la tua tenerezza."
"Caro tesoro di tutti gli dei
tu sei più antico dell'eternità,
della stessa età
della luce dell'aurora:
dai sogni dell'universo
sei arrivato nuovo
in un'onda di gioia a riempire
di gaudio il mio cuore."
"Con occhi fissi ti guardo:
non comprendo il tuo mistero!
Eri di tutti, sei diventato mio.
In quel corpo baciando questo corpo,
diventato bimbo della mamma,
ti sei fatto vedere mentre sorridi
dolcemente in questo mondo."
"Per paura di perderti
desidero legarti al petto:
se t'allontani un poco
m'immergo nel pianto.
Non so quale illusione spezzare
per tenermi legato il tesoro
dell'universo nascosto dentro
queste mie deboli braccia."
30
Claire,
5/05/11 22:07
Una dolce attesa NON dolce.
:-(
Alda Merini
Il mio primo trafugamento di madre
avvenne in una notte d'estate
quando un pazzo mi prese
e mi adagiò sopra l'erba
e mi fece concepire un figlio.
O mai la luna gridò così tanto
contro le stelle offese,
e mai gridarono tanto i miei visceri,
nè il Signore volse mai il capo all'indietro
come in quell'istante preciso
vedendo la mia verginità di madre
offesa dentro a un ludibrio.
Il mio primo trafugamento di donna
avvenne in un angolo oscuro
sotto il calore impetuoso del sesso,
ma nacque una bimba gentile
con un sorriso dolcissimo
e tutto fu perdonato.
Ma io non perdonerò mai
e quel bimbo mi fu tolto dal grembo
e affidato a mani più "sante",
ma fui io ad essere oltraggiata,
io che salii sopra cieli
per avere concepito una genesi.