I poeti lavorano di notte

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1 Claire, 30/04/11 22:31

La notte è il mio momento.
Notturna come una silenziosa civetta o una lucciola piccina, o ancora come una gatta dagli occhi di bragia, o come una fragile e bruna, brutta e anonima falena.
Notturna come una stella, come la luna, o come un grillo scuro, notturna come un pipistrello...
Fatto sta che quando il mondo tace, mi accoccolo sul divanetto di casa mia, sola, con un buon libro e con la TV spenta.
Leggo e lascio che le parole mi pervadano l'animo.
Amo le belle parole come fossero creature viventi.

A voi ne lascio qualcuna, di queste belle parole.
Non sono brava a poetare, lascio spazio ai poeti VERI, quelli che suovono i sentimenti con la loro penna.

I POETI LAVORANO DI NOTTE

I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.
I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.
Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.

Alda Merini

2 Claire, 30/04/11 22:50

EL INSECTO
(Scusate ma non ho la possibilità di mettere né la tilde, né altri accenti corretti e tanto meno la giusta punteggiatura con ? e ! al rovescio)
(P. Neruda)

De tus caderas a tus pies
quiero hacer un largo viaje.

Soy màs pequeno que un insecto..

Voy por estas colinas,
son de color de avena,
tienen delgadas huellas
que sòlo yo conozco,
centìmetros quemados,
pàlidas perspectivas.

Aquì hay una montana.
No saldré nunca de ella.
Oh qué musgo gigante!
Y un cràter, una rosa
de fuego humedecido!

Por las piernas desciendo
hilando una espiral
o durmiendo en el viaje
y llego a tus rodilla
de redonda dureza
como a las cimas duras
de un claro continente.

Hacia tus pies resbalo,
a las ocho aberturas,
de tus dedos agudos,
lentos, peninsulares,
y de ellos el vacìo
de la sàbana blanca
caigo, buscando ciego
y hambriento tu contorno
de vasija quemante!

TRADUZIONE
L'insetto

Dai tuoi fianchi ai tuoi piedi
voglio fare un lungo viaggio.

Sono più piccolo di un insetto.

Vado per queste colline,
sono colore d'avena,
hanno tracce sottili
che solo io conosco,
centimetri bruciati,
pallide prospettive.

Qui c'è una montagna.
Non ne uscirò mai.
Ah, che muschio gigante!
E' un cratere, una rosa
di rorido fuoco!

Per le tue gambe discendo
filando una spirale
o dormendo nel viaggio
e giungo alle ginocchia
di rotonda durezza
come alle cime dure
d'un chiaro continente.

Verso i tuoi piedi scivolo,
alle otto aperture,
delle dita acuminate,
lente, peninsulari,
e da quelle al vuoto
del lenzuolo bianco,
cado, cercando cieco
e affamato il tuo contorno
di anfora bruciante!
__________________

3 Claire, 30/04/11 23:14

Continuo con Neruda ;-)

Mi piace.

LA REINA

Yo te he nombrado reina.

Hay más altas que tú,
mas altas.
Hay más puras que tú,
más puras.
Hay más bellas que tú,
hay más bellas.

Pero tú eres la reina.

Cuando vas por las calles nadie te reconoce.
Nadie ve tu corona de cristal,
nadie mira la alfombra de oro rojo
que pisas donde pasas,
la alfombra que no existe.

Y cuando asomas
suenan todos los ríos en mi cuerpo,
sacuden el cielo las campanas,
y un himno llena el mundo.

Sólo tú y yo,
sólo tú y yo,
amor mío,
lo escuchamos.

Traduzione

LA REGINA

Io ti ho nominato regina.
Ve n’è di più alte di te, di più alte.
Ve n’è di più pure di te, di più pure.
Ve n’è di più belle di te, di più belle.

Ma tu sei la regina.

Quando vai per le strade
nessuno ti riconosce.
Nessuno vede la tua corona di cristallo, nessuno guarda
il tappeto d’oro rosso
che calpesti dove passi,
il tappeto che non esiste.

E quando t’affacci
tutti i fiumi risuonano
nel mio corpo, scuotono
il cielo le campane,
e un inno empie il mondo.

Tu sola ed io,
tu sola ed io, amor mio,
lo udiamo.

4 Claire, 2/05/11 16:27

E, prima di chiudere, anche se non è notte, una poesia di un "Poeta maledetto": Verlain

Spleen

Les roses étaient toutes rouges
Et les lierres étaient tous noirs
Chère pour peu que tu te bouges
Renaissent tous mes désespoirs
Le ciel était trop bleu, trop tendre
La mer verte et l’air trop doux
Je crains toujours, ce qu’est d’attendre!
Quelques atroce fuite de vous
Du houx à la feuille vernie
Et du luisant buis je suis las
Et de la campagne infinie
Et de tout fors de vous, hélas!

5 ros, 2/05/11 17:42

mancava un tocco poetico qui .. complimenti per la scelta delle poesie sono le stesse che piacciono a me soprattutto verlaine ma anche boudelaire .. rembaud .. grazie .. ciaooooooooo

6 Claire, 2/05/11 19:42

Io vivo di poesia.
Grazie per i complimenti.
E sono contenta piacciano le poesie che ho postato.
Seguo un po' l'impulso e amo ripetere i versi a mezza voce: assaporo le parole, le gusto, le rigiro sulle labbra e sulla lingua.
E' una delle cose che mi rende più felice al mondo.

7 Claire, 2/05/11 22:29

Oh notte, dolce notte...

Non è ancora notte, ma quasi.

IL GELSOMINO NOTTURNO
(G. Pascoli)

E s'aprono i fiori notturni,
nell'ora che penso a' miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari.

Da un pezzo si tacquero i gridi:
là sola una casa bisbiglia.
Sotto l'ali dormono i nidi,
come gli occhi sotto le ciglia.

Dai calici aperti si esala
l'odore di fragole rosse.
Splende un lume là nella sala.
Nasce l'erba sopra le fosse.

Un'ape tardiva sussurra
trovando già prese le celle.
La Chioccetta per l'aia azzurra
va col suo pigolio di stelle.

Per tutta la notte s'esala
l'odore che passa col vento.
Passa il lume su per la scala;
brilla al primo piano: s'è spento . . .

È l'alba: si chiudono i petali
un poco gualciti; si cova,
dentro l'urna molle e segreta,
non so che felicità nuova.

8 Claire, 2/05/11 22:34

Questa, cavallo di battaglia a "se non ora quando?" a Milano, il 13 febbraio, da me scelta anche al Poetry attack (iniziativa nata on line, per l'8 marzo)

Ballata delle donne
(E. Sanguineti)

Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.

Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.

Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.

Femmina penso, se penso l'umano
la mia compagna, ti prendo per mano.

9 Claire, 2/05/11 22:47

Parlando di notte e di sera, non possono mancare

ALLA SERA
(U. Foscolo)

Forse perché della fatal quïete
Tu sei l'imago a me sì cara vieni
O sera! E quando ti corteggian liete
Le nubi estive e i zeffiri sereni,

E quando dal nevoso aere inquïete
Tenebre e lunghe all'universo meni
Sempre scendi invocata, e le secrete
Vie del mio cor soavemente tieni.

Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme

Delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
Quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.

E poi Pascoli, ancora
In serata qui ha davvero piovuto: un gran temporale... (dico "Temporale" e, di Pascoli mi torna alla mente anche "Il lampo" e "Il tuono" e "Il temporale"...ah! sono malata! Malata di poesia!)

LA MIA SERA
(G. Pascoli)

Il giorno fu pieno di lampi;
ma ora verranno le stelle,
le tacite stelle. Nei campi
c'è un breve gre gre di ranelle.

Le tremule foglie dei pioppi
trascorre una gioia leggiera.
Nel giorno, che lampi! che scoppi!
Che pace, la sera!

Si devono aprire le stelle
nel cielo sì tenero e vivo.
Là, presso le allegre ranelle,
singhiozza monotono un rivo.

Di tutto quel cupo tumulto,
di tutta quell'aspra bufera,
non resta che un dolce singulto
nell'umida sera.

E', quella infinita tempesta,
finita in un rivo canoro.
Dei fulmini fragili restano
cirri di porpora e d'oro.

O stanco dolore, riposa!
La nube nel giorno più nera
fu quella che vedo più rosa
nell'ultima sera.

Che voli di rondini intorno!
Che gridi nell'aria serena!
La fame del povero giorno
prolunga la garrula cena.

La parte, sì piccola, i nidi
nel giorno non l'ebbero intera.
Nè io ... che voli, che gridi,
mia limpida sera!

Don ... Don ... E mi dicono, Dormi!
mi cantano, Dormi! sussurrano,
Dormi! bisbigliano, Dormi!
là, voci di tenebra azzurra ...
Mi sembrano pianti di culla,
che fanno ch'io torni com'era ...
sentivo mia madre ... poi nulla ...
sul far della sera.

10 Claire, 2/05/11 23:08

Vista l'ora....
OSO?

VIENI, ENTRA E COGLIMI
(P. Valduga)

Vieni, entra e coglimi, saggiami provami...
comprimimi discioglimi tormentami...
infiammami programmami rinnovami.
Accelera... rallenta... disorientami.

Cuocimi bollimi addentami... covami.
Poi fondimi e confondimi... spaventami...
nuocimi, perdimi e trovami, giovami.
Scovami... ardimi bruciami arroventami.

Stringimi e allentami, calami e aumentami.
Domami, sgominami poi sgomentami...
dissociami divorami... comprovami.

Legami annegami e infine annientami.
Addormentami e ancora entra... riprovami.
Incoronami. Eternami. Inargentami.

11 dantalian1976, 3/05/11 01:26

Mi piace questo spazio.

http://www.youtube.com/watch?v=NCiqg2S6r4w&feature=related

12 Claire, 3/05/11 12:26

Sono contenta che piaccia quest'idea di lasciar parlare i Poeti (uso il maiuscolo volutamente) e grazie per il tuo contributo :-)

E' mezzogiorno e mezzo, quasi.
Beato martedì mattina! (lavoro un'ora in meno ;-) )

Una poesia adatta al momento della giornata, soprattutto per gli amici vegani che vivono in montagna ;-)

Mezzogiorno alpino
(G. Carducci)

Nel gran cerchio de l'alpi, su 'l granito
squallido e scialbo, su' ghiacciai candenti,
regna sereno intenso ed infinito
nel suo grande silenzio il mezzodí.

Pini ed abeti senza aura di venti
si drizzano nel sol che gli penètra,
sola garrisce in picciol suon di cetra
l'acqua che tenue tra i sassi fluí.

Lo si può quasi vedere, quasi sentire sulla propria pelle, questo mezzogiorno...

13 Claire, 3/05/11 12:33

e c'è pure D'Annunzio con la sua
"A mezzodì"

A mezzodì scopersi tra le canne
del Motrone argiglioso l'aspra ninfa
nericiglia, sorella di Siringa.

L'ebbi sù miei ginocchi di silvano;
e nella sua saliva amarulenta
assaporai l'orígano e la menta.

Per entro al rombo della nostra ardenza
udimmo crepitar sopra le canne
pioggia d'agosto calda come sangue.

Fremere udimmo nelle arsicce crete
le mille bocche della nostra sete.

Sensualissime allegorie.....

14 Amexis, 3/05/11 14:23

scusate sono megalomane...
:-(

http://andmusicforall.altervista.org/Underground/Pianto%20Di%20Un%20Condannato%20a%20Morte.pdf

15 Claire, 3/05/11 14:26

Amexis ha scritto:
scusate sono megalomane...
:-(

http://andmusicforall.altervista.org/Underground/Pianto%20Di%20Un%20Condannato%20a%20Morte.pdf
La megalomania non c'entra
Mi piacerebbe saper poetare.
Se tu ne sei in grado, come ho letto, fai BENISSIMO a renderci partecipi delle tue capacità.
Almeno... a me piace, lo apprezzo molto.
Per me l'arte è un bene comune.
E le belle parole sono arte.
Complimentissimi.

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