bambini e animali

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1 sarasara, 20/11/08 12:10

a volte mi rendo veramente conto di quanto sia semplice educare i bambini alla non-violenza verso gli animali e quanto sia semplice veganizzarli..sembrerebbe quasi una cosa innata.
L'altro giorno un bambino di 8 anni che viene da me in logopedia si è messo a raccontarmi un episodio che l'ha trauamtizzato tantissimo, di quando un giorno ha visto suo nonno che uccideva un coniglietto. Me lo ha raccontato con gli occhi fuori dalle orbite come se lo stesse rivedendo proprio in quell'istante... con le sue semplici parole ha trasmesso tutto, rabbia e orrore allo stesso tempo.
E da quel momento basta "io non lo voglio più mangiare il coniglio perchè ho visto cosa gli fanno".
Commovente. Peccato abbia dei genitori di un'ottusità spaventosa.
Peccato.

2 pluto_1973, 20/11/08 12:14

sarasara ha scritto:
Peccato abbia dei genitori di un'ottusità
spaventosa.
Peccato.

il ricordo vivrà in lui forte....l'ottusità altrui si supera con la propria sensibilità e ragionamento sulle sensazioni provate (nsomma magari nn adesso facciamolo crescere :) )

ciao

Dan

3 pier, 20/11/08 13:39

ah pensavo fosse il programma mitico che si vede nei griffin "animali veloci e bambini lenti"

http://it.youtube.com/watch?v=yLFdRXWBIVE&feature=related

4 maya12, 23/11/08 15:51

pluto_1973 ha scritto:
sarasara ha scritto:
Peccato abbia dei genitori di un'ottusità
spaventosa.
Peccato.

il ricordo vivrà in lui forte....l'ottusità altrui si supera con la propria sensibilità e ragionamento sulle sensazioni provate (nsomma magari nn adesso facciamolo crescere :) )

ciao

Dan

non credo che il ricordo possa bastare..
ricordo che i miei zii raccontano sempre con allegria (!!) l'aneddoto di loro figlio quando era piccino..
in vacanza dai nonni calabresazzi....momento importantissimo dell'anno: l'uccisione del maiale!
mio cugino ha assistito alla scena (non so se per sbaglio o se l'avessero portato volontariamente ad assistere al massacro) ed ha cominciato a piangere ed urlare dallo shock...
pensi che mio cugino sia vegano o che non riesca a mangiare il maiale?.....
a voi la risposta.....
purtroppo l'ignoranza supera troppe volte la sensibilità e la coscienza...

5 pluto_1973, 23/11/08 16:20

maya12 ha scritto:
pluto_1973 ha scritto:
sarasara ha scritto:
Peccato abbia dei genitori di un'ottusità
spaventosa.
Peccato.

il ricordo vivrà in lui forte....l'ottusità altrui si supera > con la propria sensibilità e ragionamento sulle sensazioni > provate (nsomma magari nn adesso facciamolo crescere :) ) >
ciao

Dan

non credo che il ricordo possa bastare..
ricordo che i miei zii raccontano sempre con allegria (!!) l'aneddoto di loro figlio quando era piccino..
in vacanza dai nonni calabresazzi....momento importantissimo dell'anno: l'uccisione del maiale!
mio cugino ha assistito alla scena (non so se per sbaglio o se l'avessero portato volontariamente ad assistere al massacro) ed ha cominciato a piangere ed urlare dallo shock...
pensi che mio cugino sia vegano o che non riesca a mangiare il maiale?.....
a voi la risposta.....
purtroppo l'ignoranza supera troppe volte la sensibilità e la coscienza...

certo il ricordo solo nn basta (la mia è più un'immagine idealistica e romantica....). Dico però che quel ricordo può esser una leva utilizzata per suscitare sensazioni e pensieri.

ciao

Dan

6 sarasara, 23/11/08 20:46

sì in effetti a volte queste esperienze possono portare a dei cambiamenti... ma spesso no purtroppo.
anche i miei genitori da piccoli hanno assistito a scene del genere tipo uccisione del maiale e via dicendo....e ora che fanno? lo ricordano sempre come un episodio orribile ma comunque concludono semplicisticamente dicendo "eh vabbè da che mondo e mondo mangiamo la carne e sti animali in qualche modo vanno uccisi".

7 FireandRain, 23/11/08 23:21

In parole povere, questo bambino per il suo stesso equilibrio psicologico metterà presto in piedi una serie di meccanismi di "auto-difesa", ossia delle vere e proprie strategie di arginamento, del tutto intime e personali, all' orrore toccato ed al conseguente sgomento provato.
Una vera e propria mossa di sopravvivenza interiore, che dovrà farsi largo nel fiume di interrogativi che, inevitabili e spontanei, sono scaturiti in lui in seguito a questo episodio.
Dovrà pertanto attingere alle proprie risorse interiori di cui ciascuno di noi è dotato, sin dalla nascita. Forse sarà la prima volta che dovrà farlo con coraggio ed immediatezza. Forse proprio perchè è la prima volta che ha davvero sbattuto la faccia contro il vetro spesso dell' aspro stato delle cose e dell' umano fare.
E tanto più il bimbo è dotato di spiccata coscienza critica, tanto più tali meccanismi di autodifesa dovranno essere efficaci e ben
strutturati, in quanto direttamente proporzionali allo smarrimento in cui si è trovato immerso di colpo, quasi come una bustina da the.
A ciò va inoltre aggiunto un aspetto che non va assolutamente dimenticato e con il quale il piccolo dovrà necessariamente rapportarsi e quindi mediare parallelamente allo svilupparsi dei suddetti meccanismi di autodifesa. Mi riferisco alla presenza genitoriale ed in generale dell' ambiente/delle persone dove/con cui vive, attraverso le dinamiche con questi intessuti.
Difatti come immagino e, da come mi è parso di capire ("Peccato abbia dei genitori di un'ottusità spaventosa. Peccato") è emerso che ogni
osservazione ed interrogativo che il bambino avanzerà difficilmente troverà piena ed incondizionata accoglienza in coloro che in quel momento, e lo saranno ancora a lungo, sono l' unico faro sul mondo e nel contempo il legame esclusivo e viscerale con l' esistenza. I suoi genitori appunto.
Da un lato, sentirà e comprenderà che quanto provato, esternandolo, potrebbe metterlo in contrasto con loro (E da quel momento basta "io non lo voglio più mangiare il coniglio perchè ho visto cosa gli fanno"), costandogli la più dolorosa ed inenarrabile delle pene che
per il sentire di un bambino ci possa essere: la privazione brusca e totale dell' amore genitoriale. Amore inteso anche e soprattutto come
accoglienza, accettazione, protezione, nutrimento affettivo, mera sopravvivenza. E questo appunto, nell' universo psicologico di un bambino, specie nei primi anni di vita, è un vero e proprio "buco nero" che tutto inghiotte e vanifica.
Dall' altro lato poi, i suoi genitori sia soprattutto attraverso il proprio comportamento, ma anche con i propri pensieri ed insegnamenti (o pseudo tali), incanaleranno e struttureranno rispettivamente le azioni ed i pensieri del piccolo secondo i propri binari, attraverso una sorta di processo di riconoscimento che il proprio figlio terrà costantemente vivo verso di loro.
A titolo di esempio, nella fattispecie, azioni quotidiane, come il comprare, il preparare, il cucinare ed infine il mangiare un coniglio renderanno il gesto originario dell' uccisione, che tanto orrore ha suscitato, sempre più distante, impersonale, quasi ovvio. In un' unica, abusata parola, lo renderanno "normale". Ed il dolore iniziale provato da dirompente diverrà progressivamente assopito ed incolore.
Verrà in pratica battuto lo stesso sentiero che i suoi genitori, quando erano a loro volta bambini, avevano percorso con i propri. E così via, a ritroso.
Man mano, crescendo, più in generale, questa ed altre normalità, si insedieranno nel bambino, solidificandosi, stratificandosi, incistendosi nelle pieghe delle sue conoscenze finendo col divenire "certezze", entrando così a pieno titolo nella cosiddetta "cultura personale".
Per alcuni di questi cuccioli di uomo, ma solo per alcuni, ci sarà poi a distanza una risacca, un riverbero, dei dolori provati e delle esperienze fino ad allora vissute.
Un moto di ritorno che prende vita durante il mare burrascoso e grigio dell' adolescenza. Quando i cosiddetti valori, le conoscenze, i comportamenti, le convinzioni, fino alle usualità anche più spicciole e quotidiane, saranno rivisitate e messe in discussione (come anche uccidere e mangiare un coniglio), in quel processo di crescita che passa necessariamente anche attraverso il distacco ed il rifiuto, più o meno critico, della "cultura" familiare e di appartenenza in generale.
Cambiamo, come diceva qualcuno, per divenire quello che siamo. Cambiamo nient' altro che per essere. Un "essere" che, se inteso come verbo, va coniugato nei tempi e modi del verbo "sentire". Se inteso invece come sostantivo è semplicemente il sinonimo della parola "autentico". Ma questa è un' altra storia.
Buona notte a tutti.

Daniele

8 sarasara, 24/11/08 13:20

FireandRain ha scritto:
In parole povere....

meno male non hai scritto "in poche parole"... ;)

cmq, a parte gli scherzi, gran bel discorso complimenti.
mi piacciono queste riflessioni sui meccanismi psicologici. mi appassionano parecchio.

9 Lucik, 24/11/08 14:03

La mela cade a volte vicino, a volte lontano. E succede a tutte le età. C'è chi è diventato veg fin da bambino, a differenza dei genitori. C'è chi è diventato vegetariano negli ultimi anni della propria vita.

10 FireandRain, 26/11/08 01:29

Lucik ha scritto:
C'è chi è diventato veg fin da bambino, a differenza dei genitori.

Sempre che i suoi genitori gli consentano di esserlo.
E che, più in generale, riconoscano al piccolo il suo diritto all' autodeterminazione.
Trattasi in questo caso di genitori che hanno superato le proprie contraddizioni interiori, che hanno risolto il rapporto personale con i loro genitori e che posseggono, ben salde, libertà ed indipendenza di pensiero.
Tutte condizioni queste che si riscontrano purtroppo in una percentuale di padri/madri davvero esigua; almeno secondo la mia esperienza.
E spero con tutto il cuore di sbagliarmi.
Del resto, anche etimologicamente, "educare" vuol dire lasciare uscire fuori (pensieri, sensazioni, idee, emozioni) e non inculcare, fornire, somministrare dall' esterno (nozioni, valori, concetti, visione delle cose).
Buona notte a tutti.

Daniele

11 Lucik, 26/11/08 13:03

Io conosco persone che son diventate veg da bambini contrariate dal parere/volotà dei genitori. In entrambi i casi perchè hanno visto un animale ucciso davanti ai loro occhi o perchè si son resi di avercelo nel piatto. Poi saranno eccezioni, purtroppo. Ma del resto anche bambini che vedono animali uccisi dai parenti non sono la norma oggigiorno. Che poi vi siano meccanismi di rimozione, superamento, assuefazione è cosa evidente. Ma non per tutti, per fortuna. Esiste la capacità di uscita. Perchè poi alcuni dimenticano ed altri cambiano, è altra cosa. Per questo ho fatto la citazione dell'albero e della mela.

12 Winnyna, 26/11/08 13:53

Io ho una famiglia numerosissima. Quando ero piccola mia zia prendeva sempre l'agnello appena nato per poi cucinarlo a Pasqua. Noi cugini andavamo tutti i giorni a giocare con l'agnellino, era tenerissimo, ci seguiva dappertutto. Quando arrivava il giorno della mattanza, piangevamo tutti, genitori compresi e lo riportavamo indietro, vivo. Allora ci sembrava di salvarlo ma solo da grandi abbiamo preso consapevolezza che se lo mangiava qualcun'altro.
Io faccio l'insegnante e i bambini vanno solo guidati a seguire le proprie emozioni. La scelta vegan verrebbe spontanea se non ci fossero le influenze e le forzature dell'adulto. Mia mamma mi obbligava a mangiare la carne, la masticavo finchè non diventava bianca e poi la sputavo. Con il tempo e con la tiritera del "fa bene mangiare un pò di tutto" ho preso a mangiarla, esattamente come tutti gli altri bambini.
Bisognerebbe educarli in mezzo agli animali e alla natura (così lo sogno io) perchè solo con l'empatia si possono capire la sofferenza e il rispetto.

"Mamma, raccontami ancora di quando le persone hanno smesso di uccidere gli animali per mangiarli."

La storia che studieranno le prossime generazioni la stiamo scrivendo noi adesso. Facciamo in modo che sia una storia migliore per tutti gli esseri viventi.

Scrivi la storia con noi