Aggiornamento nella gogna..
https://www.veganhome.it/community/avi_bufalini.php----
AVI, formaggio e bufalini uccisi
agosto 2006
Aggiorniamo la pagina de "La Gogna" che riportava la protesta contro l'AVI, Associazione Vegetariana Italiana per una dicitura poco rispondente a verita' nel marchio assegnato da AVI a un formaggio (vedi oltre la protesta originale).
Nei giorni successivi alla protesta, la risposta-tipo data a tutti quanti da AVI e' stata la classica risposta che i carnivori danno ai vegetariani e vegani, cioe' che siccome non e' possibile vivere senza avere un impatto negativo sugli animali, allora definire qualcosa "senza sostanze
che prevedano l'uccisione e il maltrattamento degli animali" non ha senso, e questo non si puo' dire nemmeno dei vegetali coltivati, la cui produzione ha sempre e comunque degli effetti collaterali sugli animali e sull'ambiente. Vien da sorridere, se non ci fosse da piangere. Ciascuno di noi, ricevendo questa risposta, ha ben compreso la situazione, cioe' la non-volonta' di AVI
di rispondere alle semplici domande: "Che fine fanno le bufale? Che fine fanno i bufalini?". Una cosa e' avere un certo impatto sugli animali per il solo fatto che viviamo e coltiviamo quanto ci serve per vivere, altra e' allevare appositamente animali e poi mandarli a morire. In sostanza: la prima e' un danno indiretto agli animali, la seconda
e' una morte diretta, provocata agli animali proprio per produrre quell'ingrediente. Perche' senno' anche la
carne potrebbe avere questo bollino. Che si mettano le due cose sullo stesso piano, arrampicandosi sugli specchi per nascondere una mancata verita' nella definizione del marchio che AVI appone a pagamento su certi prodotti, e' quantomeno agghiacciante.
Ma questo e' gia' ben chiaro a tutti coloro che hanno partecipato alla protesta, non c'e' stato bisogno di commentare la risposta di AVI, a suo tempo.
Ora pero', nell'editoriale dell'ultimo numero della
rivista dell'AVI, "L'idea vegetariana", si insiste
ancora su questa vicenda (!), facendole prendere una piega quantomai... sorprendente. In sostanza, anziche' trattare del problema delle bufale che vengono allevate, usate, e poi macellate, e dei bufalini che vengono fatti nascere e poi... fatti morire non si sa come (non lo sappiamo ancora, non ci e' stato risposto, sappiamo solo che certamente vengono uccisi, non crediamo esistano rifugi per bufalini dove questi animali possano vivere per tutta la vita), si sposta il problema su cosa? Sul "chi e' meglio e chi e' peggio", sul chi e'i piu' bravo e chi meno, e
addirittura su una "concorrenza commerciale" che non
puo' nemmeno esistere...
Nell'editoriale si dice, a proposito della nostra
protesta:
"Non so se questa campagna nasca dalla profonda
convinzione di essere i migliori e senza macchia".
Ma... quando mai il problema e' stato questo? Quando mai
ci sono state delle "gare"? Gare di cosa, poi? Il
problema e' molto semplice: che fine fanno le bufale e i bufalini nati per far produrre latte alle loro madri? Vengono macellati (per forza...)? E allora, come si puo' dire che questi ingredienti sono ottenuti "senza l'uccisione e il maltrattamento degli animali"? Vogliamo riportare il discorso su questo, non su delle "gare" immaginarie.
Poi l'editoriale continua:
"oppure se abbiano influito altri fattori, come la nascita da parte del movimento vegano torinese di un nuovo marchio (screditare il nostro servirebbe a rafforzare il loro)... Ma francamente spero che non si stia perdendo il senso delle cose per un misero piatto di lenticchie."
Numero uno: non esiste nessun marchio del "movimento
vegano torinese". Esiste solo una iniziativa legata al VegFestival che prevede che i ristoranti e altri locali NON vegetariani di Torino indichino quali sono i piatti vegetariani e vegan nel proprio menu e abbiano sempre a disposizione almeno un menu completo di piatti vegan. In cambio, questi ristoranti sono stati segnalati sul sito del VegFestival, e ai locali e' stato dato un adesivo da apporre all'ingresso per segnalare l'adesione all'iniziativa. Nessun marchio, quindi, tantomeno che
possa porsi "in concorrenza" con dei marchi apposti sui prodotti.
Numero due: il piatto di lenticchie. Essendo che non ci puo' proprio essere concorrenza, perche' non esiste alcun marchio torinese, non ci sono proprio piatti di lenticchie per cui litigare. Il voler far credere che la nostra sia una iniziativa commerciale, alla stregua di quella dell'AVI, che prevede listini ben precisi per apporre il proprio marchio, e' deplorevole. Un buco nell'acqua
ancora piu' grosso, dunque, dato che l'iniziativa (non marchio) torinese non prevede alcun giro di soldi, non era basata su alcun compenso che i gestori divessero pagare al VegFestival, ma era fatta solo per diffondere l'alimentazione veg. L'accordo era: "voi segnalate i
piatti veg, e ne aggiungete qualcuno al menu, noi vi pubbliciziamo come possiamo". Niente di piu'. D'altra parte, questo e' scritto ben chiaro sul sito.
Inoltre, non e' screditare il marchio AVI che ci interessa (e a che pro?!), anzi, piu' funziona meglio e', quel che
ci interessa e' che le affermazioni del marchio siano veritiere, senno' qualcuno potrebbe veramente pensare che nessun animale viene ucciso per fare il formaggio di bufala in oggetto.
Percio', invece di sollevare questioni che non esistono e che distraggono dall'argomento principale, l'AVI dovrebbe rispondere ad una semplice domanda: che fine fanno le bufale e i bufalini usati per produrre il formagggio certificato dall'AVI? Attendiamo qualcosa di meglio e di piu' originale della solita non-risposta.