Aggiornamento AVI & Bufalini uccisi

Gli utenti registrati possono scrivere una risposta

Pagina 1 di 2

1 Andrea, 2/08/06 16:37

Aggiornamento nella gogna.. https://www.veganhome.it/community/avi_bufalini.php

----

AVI, formaggio e bufalini uccisi
agosto 2006

Aggiorniamo la pagina de "La Gogna" che riportava la protesta contro l'AVI, Associazione Vegetariana Italiana per una dicitura poco rispondente a verita' nel marchio assegnato da AVI a un formaggio (vedi oltre la protesta originale).

Nei giorni successivi alla protesta, la risposta-tipo data a tutti quanti da AVI e' stata la classica risposta che i carnivori danno ai vegetariani e vegani, cioe' che siccome non e' possibile vivere senza avere un impatto negativo sugli animali, allora definire qualcosa "senza sostanze
che prevedano l'uccisione e il maltrattamento degli animali" non ha senso, e questo non si puo' dire nemmeno dei vegetali coltivati, la cui produzione ha sempre e comunque degli effetti collaterali sugli animali e sull'ambiente. Vien da sorridere, se non ci fosse da piangere. Ciascuno di noi, ricevendo questa risposta, ha ben compreso la situazione, cioe' la non-volonta' di AVI
di rispondere alle semplici domande: "Che fine fanno le bufale? Che fine fanno i bufalini?". Una cosa e' avere un certo impatto sugli animali per il solo fatto che viviamo e coltiviamo quanto ci serve per vivere, altra e' allevare appositamente animali e poi mandarli a morire. In sostanza: la prima e' un danno indiretto agli animali, la seconda
e' una morte diretta, provocata agli animali proprio per produrre quell'ingrediente. Perche' senno' anche la
carne potrebbe avere questo bollino. Che si mettano le due cose sullo stesso piano, arrampicandosi sugli specchi per nascondere una mancata verita' nella definizione del marchio che AVI appone a pagamento su certi prodotti, e' quantomeno agghiacciante.

Ma questo e' gia' ben chiaro a tutti coloro che hanno partecipato alla protesta, non c'e' stato bisogno di commentare la risposta di AVI, a suo tempo.

Ora pero', nell'editoriale dell'ultimo numero della
rivista dell'AVI, "L'idea vegetariana", si insiste
ancora su questa vicenda (!), facendole prendere una piega quantomai... sorprendente. In sostanza, anziche' trattare del problema delle bufale che vengono allevate, usate, e poi macellate, e dei bufalini che vengono fatti nascere e poi... fatti morire non si sa come (non lo sappiamo ancora, non ci e' stato risposto, sappiamo solo che certamente vengono uccisi, non crediamo esistano rifugi per bufalini dove questi animali possano vivere per tutta la vita), si sposta il problema su cosa? Sul "chi e' meglio e chi e' peggio", sul chi e'i piu' bravo e chi meno, e
addirittura su una "concorrenza commerciale" che non
puo' nemmeno esistere...

Nell'editoriale si dice, a proposito della nostra
protesta:

"Non so se questa campagna nasca dalla profonda
convinzione di essere i migliori e senza macchia".

Ma... quando mai il problema e' stato questo? Quando mai
ci sono state delle "gare"? Gare di cosa, poi? Il
problema e' molto semplice: che fine fanno le bufale e i bufalini nati per far produrre latte alle loro madri? Vengono macellati (per forza...)? E allora, come si puo' dire che questi ingredienti sono ottenuti "senza l'uccisione e il maltrattamento degli animali"? Vogliamo riportare il discorso su questo, non su delle "gare" immaginarie.

Poi l'editoriale continua:
"oppure se abbiano influito altri fattori, come la nascita da parte del movimento vegano torinese di un nuovo marchio (screditare il nostro servirebbe a rafforzare il loro)... Ma francamente spero che non si stia perdendo il senso delle cose per un misero piatto di lenticchie."

Numero uno: non esiste nessun marchio del "movimento
vegano torinese". Esiste solo una iniziativa legata al VegFestival che prevede che i ristoranti e altri locali NON vegetariani di Torino indichino quali sono i piatti vegetariani e vegan nel proprio menu e abbiano sempre a disposizione almeno un menu completo di piatti vegan. In cambio, questi ristoranti sono stati segnalati sul sito del VegFestival, e ai locali e' stato dato un adesivo da apporre all'ingresso per segnalare l'adesione all'iniziativa. Nessun marchio, quindi, tantomeno che
possa porsi "in concorrenza" con dei marchi apposti sui prodotti.

Numero due: il piatto di lenticchie. Essendo che non ci puo' proprio essere concorrenza, perche' non esiste alcun marchio torinese, non ci sono proprio piatti di lenticchie per cui litigare. Il voler far credere che la nostra sia una iniziativa commerciale, alla stregua di quella dell'AVI, che prevede listini ben precisi per apporre il proprio marchio, e' deplorevole. Un buco nell'acqua
ancora piu' grosso, dunque, dato che l'iniziativa (non marchio) torinese non prevede alcun giro di soldi, non era basata su alcun compenso che i gestori divessero pagare al VegFestival, ma era fatta solo per diffondere l'alimentazione veg. L'accordo era: "voi segnalate i
piatti veg, e ne aggiungete qualcuno al menu, noi vi pubbliciziamo come possiamo". Niente di piu'. D'altra parte, questo e' scritto ben chiaro sul sito.

Inoltre, non e' screditare il marchio AVI che ci interessa (e a che pro?!), anzi, piu' funziona meglio e', quel che
ci interessa e' che le affermazioni del marchio siano veritiere, senno' qualcuno potrebbe veramente pensare che nessun animale viene ucciso per fare il formaggio di bufala in oggetto.

Percio', invece di sollevare questioni che non esistono e che distraggono dall'argomento principale, l'AVI dovrebbe rispondere ad una semplice domanda: che fine fanno le bufale e i bufalini usati per produrre il formagggio certificato dall'AVI? Attendiamo qualcosa di meglio e di piu' originale della solita non-risposta.

2 daniele75, 2/08/06 17:24

E' davvero incredibile, non ho parole....
E tutto il tempo dedicato a cercare di convincere ristoranti a mettere dei semplici bollini, tempo tolto al nostro tempo libero, senza nessuno scopo di lucro...
Anzi...
Davvero, non ho parole...

3 shivers, 2/08/06 17:29

vatti a fidare dei vegetariani, i compagni che sbagliano

4 Andrea, 2/08/06 17:34

Il problema qui non e' tanto vegetariani / vegan.

L'AVI farebbe benissimo a certificare che un dato alimento e' vegetariano o vegan.

Il problema e' quando dice che per il formaggio "nessun aimale viene ucciso o fatto soffrire", perche' questo e' falso.

E ovviamente e' scandaloso il fatto che accusino chi fa queste cose non solo gratuitamente ma a proprie spese, di voler fare concorrenza al loro marchio, che non solo non
e' gratutito, ma ha un costo che mi ha lasciato allibito. Tanto che come ho detto nell'altro thread ho dovuto guardare piu' volte perche' mi pareva ci fosse uno zero
di troppo.

5 shivers, 2/08/06 18:14

Andrea ha scritto:
Il problema qui non e' tanto vegetariani / vegan.

L'AVI farebbe benissimo a certificare che un dato alimento e' vegetariano o vegan.

Il problema e' quando dice che per il formaggio "nessun aimale viene ucciso o fatto soffrire", perche' questo e' falso.

E ovviamente e' scandaloso il fatto che accusino chi fa queste cose non solo gratuitamente ma a proprie spese, di voler fare concorrenza al loro marchio, che non solo non e' gratutito, ma ha un costo che mi ha lasciato allibito. Tanto che come ho detto nell'altro thread ho dovuto guardare piu' volte perche' mi pareva ci fosse uno zero di troppo.

permetti andrea, ma il problema qui è anche quello vegetariani/vegani, perché tra le obiezioni avanzate dall'AVI si celano le medesime reiterate contestazioni giusitifcative che vengono abitualmente avanzate dai vegetariani a difesa del loro comportamento, tra cui, la più retriva, quella secondo cui ogni azione umana comporta comunque delle sofferenze per gli animali; obiezione da calci in culo, invero, posto che, com'è ovvio, o come dovrebbe esserlo, è sempre una questione di rilevanza e quantità.

6 tucano, 2/08/06 18:39

Non si può informare ad esempio l'EVU (di cui sono soci)
di quello che dicono e dei $oldi che si fanno dare per dare il loro marchio, accusando di cose senza senso chi promuove un'inziativa gratuita, cose per cui si potrebbe solo piangere se si arriva a dare una giustificazione del genere solo per mettersi in tasca taaaanto denaro?

Sono soci anche dell'IVU? Loro mi sembrano più seri.

7 tucano, 2/08/06 18:41

PS Dove si può leggere la cifra che prendono? Andrea parla di uno zero di troppo, ma non so in che sezione del sito andare.

8 Andrea, 2/08/06 18:49

shivers ha scritto:
permetti andrea, ma il problema qui è anche quello vegetariani/vegani

SI', intendevo che la ragione delle nostre proteste e' il fatto che le loro dichairazioni traggono in inganno la gente, non il fatto che siano vegetariani e non vegan (non perche' io reputi giusto bere latte ovviamente, ma
perche' se devo prendermela con qualcuno me la prendo con chi mangia carne).

9 Andrea, 2/08/06 18:59

tucano ha scritto:
PS Dove si può leggere la cifra che prendono?

Io ho trovato questo: http://www.icea.info/doc/tar_conv_avi.pdf

Se ho ben capito un'azienda "molto grande" tira fuori
8.000 euro l'anno.. sbaglio?

E hanno il coraggio di dire che le critiche sono dovute a concorrenza. Da parte di gente che finanzia tutto il lavoro animalista di tasca propria.

10 tucano, 2/08/06 19:14

Ma scherziamo? Figurati se sotto non ci sono interessi economici.

Non ho letto tutto l'aggiornamento nella gogna perché dopo un po' di righe mi veniva da prendere la Somaschi, o chi
ha scritto, a scarpate.

Concorrenza? Certo, per loro è un lavoro molto lucrativo e gli altri non possono che essere dei concorrenti.

Cosa gliene frega dei bufalini?

Basta, devo calmarmi un po'... chissà cosa hanno deciso
per i cerbiatti... Vado a vedere se ci sono notizie.

Ciao

11 Marina, 2/08/06 20:26

Andrea ha scritto:
Io ho trovato questo: http://www.icea.info/doc/tar_conv_avi.pdf

Se ho ben capito un'azienda "molto grande" tira fuori 8.000 euro l'anno.. sbaglio?

Si', 2000 vanno a ICEA per la visita ispettiva, 6000 all'AVI.
Pero' non so se sia annuo o una tantum, all'AVI.
In piu' c'e' anche una percentuale sulle vendite,
comunque, e quella si' credo sia annua. Per un'azienda piccola il 5% del fatturato non e' poco.

In realta' non e' un problema il fatto che il marchio sia
a pagamento, lo e' anche quello della Vegan Society inglese. Se si vuole portare avanti la cosa come lavoro, ed e' l'unico modo, perche' abbiamo visto con una
iniziativa molto piu' piccola che altrimenti non si riesce davvero a star dietro a tutto, ci vuole qualcuno che lo faccia di lavoro, quindi non e' sbagliato richiedere un pagamento, come principio.
Pero' il costo mi pare un po' alto, lo socpo dovrebbe essere diffondere il marchio, e con costi cosi' alti temo si diffonda poco. E poi comunque non e' giustificata
questa paura della concorrenza quando non esiste nemmeno e in ogni caso il problema in ballo, qui, e' solo la morte dei bufalini, per cui viene certificato come non cruento qualcosa che per essere prodotto prevede necessariamente delle morti non accidentali, delle morti che sono pianificate nel processo produttivo stesso, esattamente come nella produzione di carne.

Ciao,
Marina

12 Kalpoternit, 2/08/06 21:18

Lasciatemi dire una cosa ragazzi,avete tutti quanti le palle quadrate,non scherzo,e non dico questo per voler attirare "favori",ho imparato moltissimo frequentando questo sito,e son certo che imparerò ancora molto,ho la testa dura e sono diffidente in una maniera incredibile,ma qua c'è del buono,gente giusta,che lotta per cause giuste
e che sa quel che dice.Spero di riuscire a trasmettere ciò che io apprendo qua,a qualcuno "la fuori",e che magari a sua volta compia la solita cosa,so che è dura cambiare mentalità e abitudini di chi non è gia su questa rotta,ma so anche che non è impossibile.
Grazie
Alessandro

13 shivers, 3/08/06 10:16

Marina ha scritto:
in ogni caso il problema in ballo, qui, e' solo la morte dei bufalini, per cui viene certificato come non cruento qualcosa che per essere prodotto prevede necessariamente delle morti non accidentali>

appunto, pienamente d'accordo.

14 daniele75, 3/08/06 11:49

Io adesso scrivo loro una bella mail, sono troppo inca**ato....

15 Andrea, 3/08/06 12:57

daniele75 ha scritto:
Io adesso scrivo loro una bella mail, sono troppo inca**ato....

io ho scritto chiedendo quanto costasse una certificazione "per questo prodotto non e' stato ucciso alcun animale"
per delle bistecche ma non hanno risposto.. il sarcasmo non viene mai apprezzato..

Pagina 1 di 2

Cos'hanno in comune queste persone? Ciascuno di loro sta salvando migliaia di animali.

Siamo tutti diversi, trova il modo adatto a TE per aiutare gli animali!